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Banche crollano in Borsa: gli aumenti di capitale fanno paura, Turani spiega perché

Le banche sono nel mirino, scrivìe Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business, perché il mercato non si fida degli istituti di credito: troppi prestiti inesigibili, pochi guadagni.

Le Borse sono impazzite? Le banche hanno appena superato i durissimi stress test e sul listino si accaniscono contro di loro, cioè contro soggetti dichiarati sani dal medico più severo in circolazione, l’Eba.

In realtà, c’è una logica nell’apparente follia dei mercati. Gli stress test sono andati bene, ma resta il fatto che le banche sono piene di crediti inesigibili, quelli che chiamano Npl: più semplicemente soldi che difficilmente torneranno indietro.

E i mercati hanno intuito che la soluzione alla quale si arriverà, prima o poi, è quella degli aumenti di capitale per coprire i buchi che si sono creati. Non esistono altre strade. E agli azionisti nulla dà più fastidio di chi, invece di darti un buon dividendo, ti chiede altri soldi.

Questa è la ragione contingente per l’accanimento sulle banche. Poi, se si vuole, c’è una ragione strategica. Poiché la congiuntura è un po’ fiacca ovunque, i tassi bancari sono inevitabilmente condannati a rimanere molto bassi, quasi a zero, a lungo. Anche negli Stati Uniti dove la Fed è da inizio anno che afferma di volerli aumentare, probabilmente si andrà al 2017.

Ma con tassi così bassi diventa difficile per le banche fare soldi perché a prestare denaro si guadagna poco, a meno di non imbarcarsi in operazioni molto rischiose.

Insomma, le banche non hanno un grande appeal in questo momento. Salvo che, domani mattina, di fronte a un ipervenduto, i mercati non facciano marcia indietro, ricomprando quello  che oggi hanno gettato sul mercato.

Resta, comunque, la diffidenza di fondo sul settore bancario, oberato dal troppi Npl, da bassa redditività,  e da prospettive di crescita molto incerte.