Blitz quotidiano
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Referendum, torna a salire lo spread, se vince il no scenari catastrofici

Referendum, i sondaggi che danni il no favorito, fanno sì che lo spread torni a essere un incubo per gli italiani, parola chiave della paura per i tanti che non sanno di finanza ma ricordano i terribili mesi del 2011, che ci hanno regalato, caduto Berlusconi, il peggio di Mario Monti. Era a quota 114 a Ferragosto, la sera del 5 ottobre 2016 era salito a quota 142, in ascesa. Se vince il no nessuno sa dove andremo a finire, avverte Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business: se in Banca d’Italia hanno fatto delle simulazioni, hanno preferito buttar via i risultati per non essere accusati di volere influenzare il voto del 4 dicembre.

Per tirar sera, o l’ora di chiusura al bar, si può discutere del degli angeli. O anche di come sarà il 2017. Ci sono tante di quelle cose incerte a separarci dal prossimo anno che già la sola idea di parlarne fa sorridere. Eppure, il Governo fa la sua previsione (1 per cento di crescita, forse generosa, ma non tanto se il Fmi arriva allo 0,9 per cento). E’ obbligato a farla e a presentarla, per legge.

Ma subito intervengono i critici (in questo caso i super tecnici di Bankitalia) a dire che è troppo alta.  Se, davanti all’ultimo bicchiere della serata, fossi chiamato a fare l’arbitro, direi che nessuno di noi (nemmeno in Bankitalia) sa niente. E quindi che il cielo ce la mandi buona.

Non sappiamo niente perché fare previsioni è difficile. Un mio maestro diceva: fai la stima, ma non dare la data, oppure viceversa dai la data ma non la stima.

Quest’anno poi ci sono due scadenze e due difficoltà extra. La prima è quella dell’ 8 novembre: elezioni presidenziali americane. Se vince la Clinton, cambia poco, qualche tassa in più sui più  ricchi e qualche sussidio in più ai meno abbienti (tradizione dei democratici). Ma se dovesse vincere Trump si entrerebbe in un mondo oggi ignoto. Via la signora Yellen dalla  Federal Reserve e nomina di un nuovo presidente. Per quale politica monetaria? Di sicuro non quella (permissiva) di adesso.

In più Trump vorrebbe fare dell’America un esportatore netto di petrolio, liberalizzando tutto (ricerca, estrazione, oleodotti). Con quale gioia dei paesi mediorientali, lascio immaginare.

Fino all’8 novembre, questa è la verità, non sapremo in che mondo saremo chiamati a vivere. Si vota per il presidente americano, non per il sindaco di Roma.

Un po’ meno di un mese dopo, arriva la votazione per il nostro referendum. Già oggi, a due mesi da quel voto, con i sondaggi che danno il No vincente, lo spread è salito a quota 142 la sera del 5 ottobre. Lo scorso agosto era a quota 116. E se il No vincesse davvero il 4 dicembre? Fin dove arriverebbe lo spread e quindi quanto ci verrebbe a costare il nostro gigantesco debito pubblico? Se in Bankitalia hanno fatto simulazioni di prova, credo che abbiano buttato via i risultati per non influenzare l’elettorato.

In conclusione, vediamo come va l’8 novembre in America e poi il 4 dicembre qui. A partire dalla mattina del 5 si potrà cominciare a riflettere sul 2017.

Farlo prima equivale a leggere i fondi di caffè.