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Sondaggio Swg, Turani commenta: Pd non è morto, viva il Pd. E Beppe Grillo non vincerà

Sondaggio Swg, Turani commenta: Pd non è morto, viva il Pd. E Beppe Grillo non vincerà

Sondaggio Swg, Turani commenta: Pd non è morto, viva il Pd. E Beppe Grillo non vincerà

Il Pd non è morto, viva il Pd. E, state tranquilli, (anche se per prudenza sarà sempre meglio se andrete a votare, quando sarà il momento) Beppe Grillo non vincerà. Il suo Movimento è il secondo partito, dietro il Pd, ma potrebbe diventare anche il terzo. A questa conclusione arriva Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business, dopo avere studiato i risultati dell’ultimo sondaggio Swg.

Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. E anche la storia si comporta, sembra, nello stesso modo. Forse sta accadendo qualcosa di inatteso nella realtà politica italiana. E altro ancora potrebbe succedere. Il punto di partenza, per avere dubbi, è l’ultimi sondaggio Swg. E’ chiaro che i sondaggi non sono la realtà, ma in questo caso conviene segnalare la novità. Dopo aver fatto una breve premessa. Che è  questa: nelle ultime settimane il Pd ha dato di  sé uno spettacolo abbastanza allucinante.

Polemiche personali, discorsi-fiume senza senso alcuno, gente che scappa e tutta la stampa nazionale che parla di suicidio, di disfacimento, di macerie da raccogliere e portare via. Tre ex segretari che lasciano il partito, divisioni, cattiverie di ogni tipo.

Insomma, a due passi dal disastro finale. Requiem e pietà per i vinti.

Secondo altri, tutto quello che si è appena detto sarebbe la prova che, almeno nel Pd, c’è un po’ di democrazia, di dibattito, si litiga, ci si tira qualche piatto in testa. Cosa che ormai nella politica italiana non accade più. Di fatto il Pd è l’unico partito che fa il congresso. E forse proprio per questo stupisce e dà l’impressione di essere sul punto di disintegrarsi.

Poi esce il sondaggio Swg e la realtà si capovolge. Nonostante tutto, nonostante l’uscita di Bersani e D’Alema, il Pd rimane al 28 per cento e si conferma come primo partito italiano. I fuorusciti, due pezzi da novanta come Bersani e D’Alema, arrivano a stento al 3,2 per cento dei consensi e sono superati persino dal “campo progressista” di Pisapia, che è solo una brava persona e che non ha alcuna struttura. Per ora è un’idea.

Quindi, sembrerebbe di capire, il Pd non si sta disintegrando, perde un po’ di consensi, ma poca roba e probabilmente anche recuperabile.

La seconda sorpresa viene da Beppe Grillo. Del suo movimento si sa quello che si dice: potrebbero rubare il Colosseo e la gente continuerebbe a pensare che sono gli unici onesti. Voti, quindi, sempre e comunque in crescita, qualunque sbaglio facciano. Ma non è vero: sono fermi al 25 per cento, in leggera flessione, come trend. E, comunque, non sono il primo partito italiano. Sono il secondo, dietro il Pd. E potrebbero diventare il terzo se a Berlusconi riuscisse la magia di unificare i tre tronconi del centro-destra.

In conclusione, e senza chiedere troppo a un sondaggio, si può notare questo:

1- Il Pd non si sta disintegrando, ma rimane al centro della scena politica.

2- Il Movimento 5 stelle non è l’inevitabile vincitore della prossima competizione elettorale.

3- Se, dopo le elezioni, dovesse avviarsi il dialogo per una grande coalizione Pd-partiti di centro (Fi), il Movimento rimarrebbe, esattamente come oggi, un rompiscatole fuori dall’area di governo e delle decisioni, una presenza tutto sommato inutile, anche se fastidiosa.

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