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Se fin qui i governi vi sono sembrati scadenti, vedrete come saranno i prossimi

Se fin qui i governi vi sono sembrati scadenti, vedrete come saranno i prossimi

Se fin qui i governi vi sono sembrati scadenti, vedrete come saranno i prossimi, avverte Giuseppe Turani (nella foto)

Politici modesti, Paese quasi ingovernabile. Ci aspetta un futuro di politica scadente, sentenzia  Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business.

 Adesso va di moda (politologi e economisti) spiegare che l’Italia non brilla perché abbiamo una classe politica scadente, ignorante, riottosa. In particolare sarebbe stata molto ordinaria, pasticciona,  la gestione degli ultimi tre anni.

Si tratta di una specie di analisi-bambina, improvvisata, che non ha alcun fondamento. E per una serie di ragioni molto solide.

Anni fa ho avuto uno scontro con lo studioso italo-americano John La Palombara il quale sosteneva che l’Italia nel dopoguerra aveva avuto una classe politica eccezionale. Benché appartenenti a due culture nemiche del mercato e della modernità (la cattolica e la marxista), sosteneva, in pochi anni siete passati da paese contadino semi-distrutto dalla guerra a una delle maggiori potenze economiche del mondo.

Ripensando alla Dc di quegli anni e al Pci, risultava difficile dare ragione a La Palombara, ma i fatti erano lì a provarlo. La lezione che se ne ricava, però, è che anche con una classe politica tutto sommato modesta, e addirittura ideologicamente avversa allo sviluppo, si può crescere.

Il segreto, come sempre, sta nelle cose, nella realtà dura e pura: c’era un paese da ricostruire, c’erano risorse, c’era voglia di crescere. E il miracolo è nato. Anni dopo uno degli uomini più intelligenti della Dc, Piero Bassetti, ha avuto l’onestà di spiegare quello che era successo: “Non siamo stati particolarmente bravi, abbiamo semplicemente capito che al paese andavano lasciate le briglie lunghe, senza infastidirlo troppo”. E il paese è decollato.

Oggi le condizioni sono molto diverse. Intanto non ci sono risorse inutilizzate (tranne quella del lavoro), il paese è afflitto da un debito mostruoso e paralizzante e da una classe burocratica immensa e potentissima. Varie magistrature, infine, contribuiscono a rendere ancora più complesso (a volte, incomprensibile) il campo di gioco.

Ma tutti questi sarebbero anche ostacoli superabili in qualche modo. La vera difficoltà consiste nel fatto che il paese si è organizzato in corporazioni. Soggetti fortissimi e ben decisi a non arretrare di un solo millimetro (vedi il recente caso dei taxisti). E quindi non si riesce a sfondare. Basti vedere le fatiche fatte per liberarsi di un relitto del secolo scorso come l’articolo 18: una specie di guerra civile, che non è ancora finita. Si fa il Job Act, che un po’ liberalizza il mercato del lavoro, e tutti lì a contare quanti posti di lavoro ha creato: troppo pochi. E tutti dimenticano che mai si sono fatti posti di lavoro per legge. Semmai, questo, è stato un errore di Renzi farlo credere.

I posti di lavoro veri si fanno con la crescita e la crescita si fa se si abbattono le barriere che impediscono alla società di rinnovarsi. Ma la cosa difficile è proprio quest’ultima.

In conclusione, la classe politica è non eccezionale, ma forse (a parte alcune personalità) non lo è mai stata, non lo è mai.

Solo che oggi, a differenza degli anni passati, si trova a dover agire dentro un Paese fossilizzato e ossificato dalle corporazioni.

Una buona politica deve avere il coraggio di rompere questo impasto paralizzante. Ma questo non si poteva chiedere a governi (quelli recenti) tenuti insieme con acrobazie e continui compromessi. Si può chiedere solo a una politica forte.

In futuro, con il sistema proporzionale, sarà ancora peggio: di default avremo infatti una politica debole, ostaggio delle manovre interne dei partiti e delle varie lobbies e votata al compromesso.

In sostanza, se fin qui l’azione governativa vi è sembrata scadente, preparatevi a vedere quello che accadrà nei prossimi anni.

 

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