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A Roma il M5s fa felici topi e gabbiani. I romani…un po’ meno

ROMA – Roma: il M5s fa felici topi e gabbiani ma i romani lo sono un po’ meno, sostiene Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business.

“Ormai il movimento cinque stelle è come un cane che si sta mangiando la coda, e forse anche altro. E’ in perenne agitazione, ma il risultato è che non succede mai niente. A Roma hanno conquistato il sindaco e la cosa doveva dare loro gloria eterna. Invece si passa da una grana all’altra: non si trovano gli asri e su parecchi esponenti della “nuova” amministrazione circolano robe bruttissime. E l’immondizia si accumula, i topi prolificano felici e i gabbiani volano come per festeggiare il ritorno della natura.

Una stessa esponente dei pentastellati, tale deputata Lombardi, parla di questo Marra (tenacemente voluto dal sindaco di Roma Virginia Raggi), come di un soggetto che ha infettato tutto il movimento.

Il moralista-comico genovese Beppe Grillo, preso in contropiede, riesce solo a urlare “Raggi non si tocca”. Di politica il comico capisce nulla, ma una cosa l’ha capita: se si sfiducia il sindaco Raggi, si ammette la sconfitta dei cinque stelle nel tentativo di amministrare una grande città.

Lei è stata il simbolo della vittoria del movimento, tutta bellina con la fascia tricolore, con il bimbetto che sale sul suo scranno in consiglio comunale. Se la Raggi cade, allora tutto questo teatrino si trasforma di colpo in una cattiva recita da filodrammatica di paese.

Ma i duri e puri del movimento credono davvero a quella cretinata dell’”honestà” come elemento fondante di un nuovo universo e quindi protestano. Anche perché hanno capito che i soldi stanno in Comune, dove c’è la Raggi, mica sugli inutili seggi parlamentari dove siedono loro.

E quindi vanno all’arrembaggio del sindaco. Sembrano disposti a tutto pur di potersi presentare a Roma vestiti nelle loro  tuniche bianche, finalmente mondi da gente chiacchierata e di dubbia onestà. Guardano lontano. Il comico, invece, guarda più vicino. Pensa a un’eventuale altra campagna elettorale romana e anche alle possibili conseguenze su una non prevedibile (ma possibile) campagna elettorale nazionale a breve termine.

Sa, il comico, di avere ragione lui. Non è così ingenuo da non sapere che Roma, se non ti mischi con la destra sottoproletaria, fascista e maneggiona, non la amministri. Vieni sconfitto anche se ti chiami Cinque Stelle.

Ma i suoi “meravigliosi ragazzi” pensano che invece sia possibile dare a Roma un’amministrazione pura come un giglio. Credono di essere già partiti per una crociata.

Il braccio di ferro è questo. Non si sa ancora chi vincerà.

L’esito più probabile è che la Giunta, si fa per dire, Raggi in qualche modo vada avanti, traballando e infilando un casino dopo l’altro. Fino a quando il popolaccio romano (che li ha eletti) comincerà a affollarsi sotto il Campidoglio chiedendo meno merda per le strade e più reddito di cittadinanza. In fondo è per questo che li avevano votati.

E allora prenderà corpo una mia vecchia profezia: Virginia Raggi in fuga nelle campagne del viterbese”.


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