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Campidoglio Raggi, le “sviste” da 90mila a botta…

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ROMA – La gatta frettolosa, è cosa nota, fa i gattini ciechi. Ma se la fretta, come insegna la saggezza popolare fa commettere errori, non sempre questi si traducono in disgrazie come quella dei poveri gattini. E’ il caso delle giunta 5Stelle che guida, o prova a fare, la Città Eterna. Per la fretta, purtroppo, come ammette Salvatore Romeo, capo delle segreteria politica della sindaca Virginia Raggi, lo stesso si è visto assegnare uno stipendio da 120mila euro nonostante uno sbandierato tetto alle retribuzioni promesso a 76mila. E la fretta era talmente tanta che non solo Romeo ha avuto la ventura di saltare a piè pari quel tetto, ma come lui diversi altri collaboratori del governo pentastellato. “Diamo fastidio ai poteri forti ma siamo uniti e determinati. Stiamo valutando personalità di alta caratura in modo che possano far parte della squadra”, dice la sindaca.

“Quali poteri forti non si sa ­ scrivono Mattia Feltri e Giuseppe Salvaggiulo su La Stampa ­. Le dimissioni sono interne alla giunta, a meno che non si vogliano considerare poteri forti i consiglieri grillini che chiedono al sindaco nessuna eccezione al tetto di 76 mila euro di stipendio. E poi bisognerebbe chiedersi quali poteri forti abbiano stabilito 120mila euro annui a Salvatore Romeo, capo della segreteria politica, il quale prima ne guadagnava un terzo. Un errore nella delibera, avevamo fretta, dice Romeo e quindi, almeno qui, nessun complotto. La delegazione dei consiglieri esce dall’ufficio di Raggi e – assedio levato, ma complotto in corso? – salta fuori che l’eccezione è la regola: 88 mila euro all’assistente dell’asre Meleo, 88 mila all’assistente dell’asre Marzano, 88 mila a due collaboratori del vicesindaco, un collaboratore del sindaco 111 mila, un altro 103 mila”.

L’eccezione che si fa regola, verrebbe da dire a pensar male. Una pratica, il pensar male, che come diceva il ‘divo’ Giulio (Andreotti ndr) se esercitata si traduce in peccato ma spesso porta alla verità. E sette eccezioni – tante sono quelle elencate e documentate nel racconto del quotidiano torinese – hanno decisamente il sapore della regola, tanto più che i collaboratori del governo capitolino, per quanto della Capitale d’Italia, non sono migliaia. Anzi. Carla Raineri, l’ormai ex capo di gabinetto della Raggi, era ed è giudice di corte d’appello a Milano. Sì ma non capiva niente, sbagliava le delibere, ha detto la sindaca nelle riunioni seguite alle dimissioni della scorsa settimana, la stessa sindaca che la Raineri aveva chiamato, trovando l’eco del vicesindaco Daniele Frongia pronto a spiegare che l’ex asre al Bilancio, Marcello Minenna, faceva tutto da sé, non consultava nessuno.

Minenna intanto ha fatto sapere che non consultava nessuno perché non c’era nessuno che ci capisse qualcosa. Ma, viene da domandarsi, che cosa c’era da capire o interpretare di fronte ad un tetto di 76mila euro agli stipendi? 88, 103, 111 e 120 sono numeri più grandi del 76, un fatto abbastanza chiaro a partire dalla prima o dalla seconda elementare, almeno nell’universo che conosciamo. E poi, la fretta. Che fretta c’era se il risultato è che, a più di due mesi dall’insediamento, la giunta capitolina non è riuscita nemmeno a prendere corpo, se in più di due mesi ha prodotto nomine bocciate dall’Anac e dai 5Stelle stessi, o almeno parte di loro?