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Sondaggio: Appendino 61, Raggi 35. Qualcuno a Roma si è pentito

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ROMA – A Roma qualcuno si è pentito. Mentre a Torino, a 100 giorni o poco più dalle elezioni il gradimento della sindaca Chiara Appendino è alle stelle, nella Capitale quello della collega Virginia Raggi perde pezzi, e molti. E’ vero che mantiene rispetto alla media dei sindaci in carica numeri migliori, ma il quasi plebiscito che la portò in Campidoglio è già un ricordo sbiadito. Sarà per il No alle Olimpiadi, sarà per le buche e i cassonetti pieni che rimangono lì dove sono, immutabili ed eterni, o per gli zoppicamenti politici messi in scena ma tra Roma e la sua sindaca qualcosa scricchiola. Sarà forse soprattutto per la sua poca “empatia”. Insomma è fredda, scostante, lievemente ma costantemente antipatica, Lo dicono i numeri.

“Chiara Appendino ‘genera armonia’ per il 55%, mentre Virginia Raggi ha un punteggio molto meno alto (di ben 21 punti) tra i propri cittadini”, racconta oggi su La Stampa il prof. Nicola Piepoli snocciolando i dati dell’ultima indagine condotta tra gli elettori delle due città. “La prevalenza di Chiara Appendino risulta netta: i torinesi sono nettamente più soddisfatti della loro sindaca rispetto ai romani nei confronti di Virginia Raggi”.

Un giudizio netto, ovviamente ribaltabile nel bene e nel male visto che per entrambe le sindache si tratta dei primi passi essendo al timone da poco più di 3 mesi, e giudizio che viene da un’analisi condotta prendendo in esame tre macro-aree per valutare il gradimento dell’operato delle sindache tra i cittadini. L’area dell’’umanità’, quella della ‘relazione’ e quella della ‘vicinanza politica alla gente’. Aree d’esame a cui va aggiunto il giudizio riguardante l’operato e la fiducia. Voci in cui, tutte, la Raggi arriva seconda. Difficile quindi giudicarlo un caso.

Sul primo fronte, quello dell’umanità, il dato vede avanti la Appendino con 63% di gradimento contro il 45 della sindaca di Roma. “Il valore ‘umanistico’ espresso dalla sindaca di Torino risulta alquanto più alto rispetto alla sindaca di Roma salvo che in un valore cardine come ‘l’onestà’ – spiega Piepoli in quella che lui definisce l’area che prende in esame le ‘doti’ messe in rilievo che rappresentano i ‘fattori di successo’ nei rapporti interpersonali, e si possono così definire: E’ onesta? E’ determinata? Genera armonia? Ha fantasia? E’ vitale? -.

Nella seconda area del test, quella che prende in esame il rapporto con la città amministrata, la Raggi appare meno indietro sia in termini di distacco relativo, che è qui di 10 punti percentuali contro i 18 dell’area precedente, sia in assoluto visto che il suo gradimento arriva comunque al 49%. Un dato oggettivamente alto, tanto che è lo stesso autore della ricerca a ricordare che “i punteggi della Raggi in genere risultano essere più alti di un normale sindaco dopo i primi tradizionali ‘cento giorni’ di luna di miele”, ma che sbiadisce se messo a confronto con la collega torinese che arriva al 59%.

Ma è sul terzo punto, quello probabilmente più delicato, che il distacco diventa doloroso per l’inquilina del Campidoglio. La terza area del test investiga infatti la “politicità” delle due sindache e con questa la loro appetibilità elettorale. “Abbiamo chiesto ai romani e ai torinesi come ‘vivono’ le loro ‘sindache’ in termini di ‘profilo politico’, declinando tale profilo in quattro domande base: Ha iniziato bene il suo mandato? Ha scelto bene la sua squadra (giunta)? E’ integrata nel suo ruolo di sindaco? Potresti votarla? In questo terzo profilo permane la percezione di diversità delle due figure di sindaca da parte delle due popolazioni esplorate e il punteggio medio delle due sindache si dispone come segue: Chiara Appendino 61%, Virginia Raggi 35% con un saldo del 25%”.

E con in mezzo un tema come quello della giunta che, a Roma, oggi ancora non è composta visto che mancano almeno 2 asri, non poteva che la Raggi pagare quanto di poco e male fatto sinora. E’ vero, come chi sostiene la sindaca di Roma ama ricordare, che governare Torino non è la stessa cosa che governare Roma, come è vero che la Appendino ha trovato una città in ordine e non in emergenza assoluta come quando quella ereditata invece dalla Raggi. Ma è anche vero che la sindaca di Roma, a differenza della collega torinese, si è prodotta in molte gaffes e altrettanti videomessaggi ma in pochi fatti. E anzi l’unico ‘fatto’ prodotto, il No alla candidatura olimpica, le è arrivato come diktat. A Torino invece la Appendino ha fatto poco o nulla parlare di sé e ha prodotto, delibere e fatti, a cominciare dalla delicatissima questione Tav. Due modi diversi di governare di uno stesso partito, o anzi Movimento, e due modi che anche gli elettori valutano come tali: uno bene e l’altro così così.