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Aeroporti indifendibili: puoi fermare bomba kamikaze no

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ROMA – Aeroporti, in poco tempo attaccati con relative stragi quello di Bruxelles e quello di Istanbul. Gruppi d’assalto kamikaze che sparano sui passeggeri, ognuno che è là in quel momento è un bersaglio per chi spara, i kommando Isis cercano proprio di seminare morte indiscriminata, non devono raggiungere un obiettivo, un target, il loro bersaglio è chiunque possa essere ammazzato con una raffica o con una cintura esplosiva. Chiunque, non deve essere un militare, una divisa, un nemico. I loro nemici, i nemici dei gruppi kamikaze, sono chiunque sia per qualunque motivo nell’aeroporto attaccato.

Ci si può difendere da questo tipo di attacco, esistono nel mondo aeroporti attrezzati a respingere questo tipo di attacchi e quindi definibili sicuri? La risposta è un secco e inequivocabile no. Un no pronunciato al tempo stesso dagli esperti di sicurezza, dagli addetti alla sicurezza e, purtroppo, anche dalla drammaticità ovvietà delle cose.

Un no secco, non esiste al mondo aeroporto al riparo da un attacco di gruppo kamikaze con forse, due volte forse, una sola eccezione. L’eccezione è l’aeroporto di Tel Aviv. Gli israeliani hanno costruito una struttura a cerchi con cui filtrare e controllare gli accessi. Insomma chi entra viene controllato e guardato a vista più volte, la prima ancora fuori dall’aeroporto e poi via via, cerchio dopo cerchio.

Funziona come difesa e barriera dal gruppo d’assalto kamikaze la struttura a cerchi di controllo? Forse, solo forse, un timido forse. Perché l’aeroporto di Tel Aviv è relativamente piccolo quanto a volume di traffico a confronto con i grandi aeroporti internazionali. Perché il primo vero e grande filtro e cerchio Israele lo applica con il setaccio di chi entra e di chi vive nelle sue frontiere. E’ un paese militarizzato per esigenze di sopravvivenza, quindi in Israele l’eventuale gruppo d’assalto kamikaze è braccato ben prima che si avvii verso un bersaglio. Braccato da servizi di sicurezza ed esercito.

E comunque, ammettono anche gli israeliani, se un gruppo d’assalto kamikaze varcasse la barriera dei controlli e azioni preventive dei servizi e dell’esercito, allora nulla potrebbe impedire una raffica di mitra o un giubbotto che esplode al primo “cerchio” dell’aeroporto. Forse meno vittime o forse no. comunque nessuna illusione di invulnerabilità.

Perché dall’assalto kamikaze gli aeroporti, ma anche le stazioni, le metrò…sono indifendibili. Le misure di sicurezza che tutti conosciamo e qualunque altra possa essere inventata impediscono, fermano la bomba avviata ad imbarcarsi su un aereo. Da questo attacco molti aeroporti sono difesi, rispetto a questo attacco non pochi aeroporti possono essere definiti sicuri.

Ma se un gruppo di fuoco kamikaze attacca con l’obiettivo di spargere morte indiscriminata e mettendo nel conto anche la propria morte, allora puoi spostare barriere e controlli anche ai margini dello scalo, l’attacco e la strage avverrà là, a quella fila, a quella coda invece che qualche centinaio di metri più avanti.

Il gruppo d’assalto kamikaze o impedisci che parta da casa, arrestando prima i suoi componenti, arrivando a loro facendo parlare, spiando, investigando, pagando, infiltrando…oppure una volta partiti per l’attacco non c’è al mondo aeroporto difendibile.

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