Alessandro Camilli

Allergie e intolleranze, 20 milioni di malati immaginari. Esami inutili: capello, vegatest…

Allergie e intolleranze, 20 milioni di malati immaginari. Esami inutili: capello, vegatest...

Allergie e intolleranze, 20 milioni di malati immaginari. Esami inutili: capello, vegatest… (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Allergie e intolleranze, più di 20 milioni di italiani se ne sentono vittime e si sottopongono ad esami. In realtà i medici stimano che gli allergici veri siano non più di due milioni. E gli esami, da quello del capello a quello chiamato vegatest, servono a nulla ma servono tanto.

Siamo un Paese d’intolleranti, e questo lo sapevamo. Ora scopriamo però che siamo anche intolleranti immaginari: oltre a non aver un ottimo carattere siamo, noi italiani, affetti in larga parte da allergie che, in realtà, non esistono e inventiamo noi. Allergie ai pollini, ai frutti, intolleranze alimentari e ai metalli. Ne siamo così colpiti che il nostro sistema sanitario ha deciso che d’ora in poi i test allergici, che sono reali e non immaginari, si pagheranno. Nel tentativo di limitarne l’abuso che è anche spreco.

Il rapporto italiani-allergie lo sintetizza efficacemente la Società italiana di allergologia (Siaaic): “Un esercito di circa 20 milioni di italiani, presunti allergici, che a torto o a ragione spende centinaia di euro in test che non sono validati scientificamente e che hanno la stessa attendibilità del lancio di una monetina”.

Punto uno: siamo evidentemente creduloni. Ogni anno, stima poi la Siaaic, sarebbero tra i 3 e i 4 milioni gli esami inutili, a volte fai da te, per accertare intolleranze e allergie. Ipotetiche perché i veri allergici, secondo gli esperti, non sarebbero che 2 milioni. Però intanto con i test si dilapidano ben 300 milioni di euro l’anno. Punto due: inventiamo le nostre intolleranze e buttiamo e facciamo buttare un bel po’ di soldi in analisi inutili. Conti alla mano il 90% di chi si crede allergico a qualcosa, dal polline al cioccolato passando per le voci più strane, in realtà non lo è e immagina la sua malattia. Un’immaginazione che oltre a gettare una luce sinistra sulle nostre capacità di discernimento, costa. Costa ai malati immaginari che alla scienza preferiscono la magia e quelli che gli allergologi definiscono fanta-test: come quello del capello, quello della forza, il pulse test che valuta la variazione dei battiti del polso a contatto con l’alimento sospetto o il vega test, un elettrodo da impugnare e che, con la variazione del voltaggio, indicherebbe se si è allergici a questo o a quell’altro.

Tutti test privi di valore scientifico ma non privi di conto, salato: dai 90 ai 500 euro l’uno. Malati immaginari, che sempre conti alla mano sono circa 18milioni, che costano però anche allo Stato inteso come sistema sanitario. Non tutti infatti si rivolgono alla ‘magia’, alcuni vanno anche più normalmente a fare i test allergici negli ambulatori di Asl e ospedali. Ma anche in questo caso c’è uso e abuso. E 18milioni di esami su soggetti non allergici non sono la quota normale di test dal risultato negativo. O almeno questo è il pensiero che sta dietro a quella che Paolo Russo su La Stampa definisce “l’idea del super-ticket”, e cioè far prescrivere l’analisi non più gratuitamente al medico di famiglia, ma allo specialista dove la visita si paga da 25 a 50 euro. Un’idea silenziata già in partenza visto che il suddetto Stato ha rimandato alle Regioni, titolari in materia sanitaria, la scelta finale su questi esami: se farli pagare ai cittadini o alle casse pubbliche. Resta poi la questione del che fare di noi italiani che a milioni vediamo dietro a bolle e pruriti, affanni e colpi di tosse chissà quale avversità agli elementi che ci circondano e siamo pronti a rivolgerci a rimedi definiti ‘fanta-test’, il che la dice lunga sulla loro qualità. Ma questo non è un problema di soli conti.

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