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Borse: soldi su no Brexit. Azzardo o sanno qualcosa?

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ROMA – Borse europee tutte mettono soldi sul no Brexit, sulla Gran Bretagna che sceglie di restare nell’Unione europea. E lo fanno nel giorno stesso in cui i britannici votano. Lo fanno al buio? E’ una scommessa, un azzardo, una sorta di riflesso condizionato di ottimismo da parte di chi investe, risparmia e guadagna/perde in capitali finanziari? E’ la prosecuzione per inerzia dei rialzi degli ultimi giorni (dopo i robusti cale della settimana ancora precedente)? E’ insomma solo e soltanto buon umore, auspicio, augurio, scongiuro? Sono Borse che salgono perché animate dalla sola speranza?

Può darsi, può essere…Più spesso però le Borse e chi ci mette i soldi dentro sono sensibili e dominati dalla paura ben più che dalla speranza. E’ la paura di perderci che, quando incontra la speranza di guadagnare, mette in fuga quest’ultima. Brexit poi, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, mette una gran paura ai mercati finanziari, ai governi, ai risparmiatori. Se Londra se ne va le previsioni quasi unanimi dicono Borse parecchio giù per mesi, spread di nuovo verso l’alto, generale terrore di rimetterci nel cambio di assetto ed equilibrio. E, guardando più in là, autentico panico di effetto domino: dopo la Gran Bretagna altri e quindi addio Ue ed euro come li conosciamo…

Quindi la settimana di Borsa prima del voto in Gran Bretagna avrebbe dovuto essere di vendite e calo. Invece è di crescita e acquisti, perfino nel giorno del voto. Ancora la domanda: i di solito più che timorosi operatori di Borsa e investitori e risparmiatori stavolta giocano d’azzardo, giocano al “rosso e nero” come al Casinò (cinquanta e cinquanta per cento di probabilità)? O sanno qualcosa dei risultati del voto britannico prima che i risultati del voto britannico siano noti a tutti? (alle sette del mattino del venerdì, prima solo ipotesi, spezzoni, tendenze).

In Gran Bretagna per il referendum “resta o rimani” non sono stati previsti exit poll pagati da giornali o televisioni. Per averne di seri occorre sostenere cosi alti (quelli italiani costano meno e sono più “arronzati”, talvolat ci prendono, altre no, comunque bastano a fare un talk-show a coso basso e lungo ore). Però grandi Fondi di Investimento e Istituti bancari di exit poll o meglio di “auscultazioni” e “palpazioni” dell’elettorato ne anno messo in piedi, eccome. Per loro è interesse vitale sapere e capire e il costo delle “sonde” sono soldi ben spesi.

Qualcosa dunque del lavoro di queste “sonde” è trapelato e diventato parola d’ordine nel mondo della Finanza? Le Borse hanno letto da qualche parte numeri che anticipano il risultato del voto e dicono che Gran Bretagna “remain”? Sanno qualcosa?

Forse, o forse credono di saperlo. Anche ad alti livelli sottile è il confine tra l’informazione e la chiacchiera, la notizia e il pettegolezzo, la voce che corre e la realtà, l’aria che tira e i fatti. Può anche darsi le Borse si siano innamorate di una voce che magari in buona fede millanta di sapere come andrà a finire il referendum. Oppure sanno davvero qualcosa e lo sanno prima: di primo mattino venerdì 24 giugno sapremo anche noi se le “sonde” di Fondi e banche sono più efficienti e profonde dei sondaggi per comuni…mortali e giornali.