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Calcio. Fischi e vaffa, basta minuto per i morti. Stadi indegni

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ROMA – Calcio, spesso la Lega Calcio programma un minuto di silenzio negli stadi in omaggio a chi è scomparso e cordoglio per la morte. Bene, è ora di rinunciare, lasciar perdere, smetterla. Perché il minuti di silenzio ormai quasi sempre si trasforma in minuto di oltraggio.

L’iniziativa, l’abitudine del minuto di silenzio negli stadi di calcio prima di cominciare la partita non è di oggi. Nasce quando uno stadio di calcio con dentro decine di migliaia di spettatori probabilmente poteva davvero rappresentare in qualche modo il paese. A quei tempi negli stadi di calcio c’era e andava gente di ogni tipo, gente qualunque. Oggi invece negli stadi va soprattutto altra gente, altro tipo di gente.

A quei tempi lo stadio di calcio e la gente che allo stadio ci andava sapeva, voleva in qualche modo farsi “istituzione”. Se c’era da commemorare un morto ci si alzava in piedi e lo si faceva. Punto. Ai nostri tempi la gente che va allo stadio coglie l’occasione dell’iniziale silenzio (l’inizio del minuto che poi di silenzio non riesce ad essere mai) per lanciare urla, fischi e vaffa.

Il peggio stavolta l’hanno dato quelli al seguito della Roma nello stadio della Fiorentina. Ma non si sono fatti mancare niente neanche quelli allo stadio di napoli e quelli allo stadio di Milano e dovunque si è giocato la regola è stata spernacchiare il minuto di silenzio, imbrattarlo con i cori volgari, farci sopra i propri bisogni. D’altra parte è lo stesso linguaggio con cui si saluta la squadra avversaria mimando un rapporto orale cui sottoporla (è regola anche questa) ed è lo stesso linguaggio con cui si spezza e sporca l’inno nazionale altrui perché va soffocato da nazionalisti rumori.

Il minuto di silenzio negli stadi quando nacque era probabilmente giusto e doveroso. Adesso è nei fatti oltraggio e offesa a chi dovrebbe essere commemorato. Non è che stavolta i cori, i vaffa, i fischi ce l’avessero con Carlo Azeglio Ciampi (con tutta probabilità ignoto ai più). Si fischia, si urla, si vaffa a prescindere, per dimostrare di essere, di esserci, per prendersi lo spazio del silenzio. Però il risultato è quello di un cadavere, di un nome, meglio di una memoria, di fatto oltraggiati.

E succede ogni volta, sempre. Quindi gli stadi di calcio almeno in Italia non sono il luogo adatto per commemorare, omaggiare, rendere testimonianza di rispetto. Sono stadi indegni di questo compito civile. E’ ora di prenderne atto e di evitare altre incivili figure. Basta con il minuto per i morti negli stadi, i defunti ringrazieranno.