Alessandro Camilli

Casa abusiva abitata non si abbatte. Legge molto popolare votata all’unanimità

Casa abusiva abitata non si abbatte. Legge molto popolare votata all'unanimità

Casa abusiva abitata non si abbatte. Legge molto popolare votata all’unanimità (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Casa abusiva, se abitata, non si abbatte. E’ una legge in cottura avanzata nel nostro Parlamento. Una legge molto popolare, che piace tanto e tanto viene incontro alla gente vera, quella in carne e ossa, quella che dai politici vuole cose concrete, quella che rimprovera e rinfaccia ai politici di farsi solo i fattacci loro e mai occuparsi dei fatti della gente appunto. Una legge così popolare che in Commissione Giustizia al Senato l’hanno votata all’unanimità. Unanimità, capito? Qualcosa che non accade quasi mai tra i partiti. Ma stavolta…stavolta la legge era popolare, molto popolare.

La istruttivissima storia della legge comincia nel nome (merita la citazione come un padre fondatore) di Ciro Falanga. Onorevole, ovviamente. Una volta di Forza Italia, poi di Ala. Ma questo non conto, Falanga sempre stato interprete e rappresentante, paladino, guida, tutela e protettore degli abusivi e degli abusi edilizi della Campania che sono legione e schiera. Dunque Falanga e altri ci provarono a suo tempo con una proposta di legge più sincera di quella attuale: condono a tutti e non se ne parli più. Ma, detta così, sembrava un po’ troppo h**d.

Allora si misero a pensare in Parlamento di dirla in altro modo. Ed ecco come al dicono nella nuova legge: si abbatte certo la casa abusiva, ci mancherebbe altro. Però si fa una graduatoria degli abbattimenti. E in coda si mettono le case abusive abitate. Che è un modo per accettare e nobilitare quell’altrimenti pezzente e sospetto argomento e alibi che andava sotto il nome di “abusivismo di necessità”. Era questo un cavallo di battaglia di tutti i difensori dell’abusivismo edilizio, particolarmente in Sud e Centro Italia. Poverini, si fanno la casa abusiva perché altrimenti non hanno casa. Così parlavano i democristiani, i comunisti e poi quelli di Berlusconi e poi quelli di Bersani e anche quelli di Grillo…

Ora “l’abusivismo di necessità” (se mai è esistito davvero in quanto tale e comunque vallo a  spiegare ad uno straniero che una cosa è vietata, illegale, però se necessario…) è arduo sostenerlo in un paese demograficamente fermo e con milioni di case non utilizzate. Meglio farla più fina in legge: si abbattono prima gli edifici abusivi nei parchi, nelle zone protette e archeologiche…si abbatte con ordine e priorità. E ordine e priorità dicono che le case abusive abitate si abbattono dopo.

Dopo quando? L’anno del mai e il giorno del poi. E qui sta la raffinatezza della legge, il suo combaciare con la volontà popolare, il suo intento e carattere ecumenico. La casa abusiva abitata si abbatte quando arriva il suo turno nella lista d’attesa delle demolizioni. Cioè mai visto che da statistiche ufficiali in Italia si condanna all’abbattimento il 10 per cento dei manufatti abusivi. Dalla condanna alla demolizione effettiva poi ce ne corre, la legge stanzia ben dieci milioni di euro per demolire, più o meno 170 (centosettanta!) demolizioni annue. E poi, introducendo il criterio della casa abitata che va in coda all’elenco demolizioni si spalanca alla invasione dei ricorsi giudiziari. Come avvertono i magistrati ogni avvocato difenderà il suo cliente che si appone alla demolizione con il non demolibile argomento del perché prima a me e a lui dopo?

D’altra parte la legge lunga vita alla casa abusiva se abitata vanta un vasto lignaggio e ha solide tradizioni nella politica, nei governi locali e centrali e nella pubblica opinione. I condoni edilizi varati da governi di cui si è quasi perduta la memoria sono invece ancora vivi e lottano insieme a noi. Ci sono nel paese circa cinque milioni e mezzo di pratiche aperte su richieste di condono che non si chiudono. Varrebbero, si calcola, una ventina di miliardi che servirebbero ai Comuni come l’aria visto che piangono sempre miseria.

Ma le pratiche non si chiudono e sapete perché? Perché tra un ritardo e l’altro della burocrazia, tra un provarci a farsi condonare fino all’inverosimile da parte della gente, c’è anche la certezza che su cinque milioni e passa di richieste ci dovrebbe scappare per forza una mezza milionata di no, di dinieghi al condono. E chi si prende la responsabilità di mezzo milione di famiglie scontente e che guardano e votano storto? Nessuno ovviamente.

Mentre all’unanimità tutti si intestano più o meno la ragionevole legge che demolisce prima i manufatti abusivi disabitati e poi, cioè mai, quelli abitati. Legge che piace a tutti, molto, molto popolare. L’Italia è questo e questa: tutta chiacchiere e distintivo su onestà e legalità e, quando occorre, tutta concorde a ammiccante verso la “casta” se e quando la “casta” fa proprio quello che proprio la gente vuole: una cosa non onesta.

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