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Casa, sfonda parete e prendi casa altrui: a Napoli dicono che Grillo gli ha promesso…

La foto di di Alessandro Camilli

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NAPOLI – Volete un assaggio di quello che succederà se vince il No al Referendum? Nel caos che seguirà, potrà capitarvi che vi portano via la casa, dicono che quelli del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo glielo hanno promesso, non solo i mille euro mese a far niente ma anche la casa, non proprio casa tua, ma…’na casa.

Nel frattempo, una storia recente, ambientata a Napoli, racconta che puoi sfondare la parte divisoria e prenderti l’appartamento di un altro. Puoi farlo, la polizia non ti caccia. Certo, ti denunciano. Ma nessuno ti obbliga davvero e subito la casa d’altri che ti sei preso con la forza.

Il problema della casa, in Italia, è di facile soluzione. Anzi facilissima. Vi trovate nella sfortunata condizione di non aver un tetto sopra la testa o, peggio, di avere un appartamento troppo piccolo per le vostre esigenze? Non c’é problema: la soluzione è l’occupazione. Occupate una casa vuota, anche solo momentaneamente, o annettete una porzione del vicino a casa vostra e il gioco è fatto. Poco importa se avete infranto la legge, il problema è ora del legittimo proprietario che per riavere quel che è suo dovrà rivolgersi alla Giustizia. E quindi rimettersi e aspettare i tempi di questa. Ergo voi, e la vostra casa occupata, potete stare tranquilli. Facile no?

Sembra un paradosso ma è esattamente quel che sta succedendo ad un architetto napoletano che si è visto letteralmente ‘scippare’ dal vicino pregiudicato una parte del suo appartamento a Forcella. In un Paese normale l’abusivo, dopo la denuncia, verrebbe cacciato a calci nel sedere in tempi record, ma non in Italia. In Italia l’abusivo dorme sereno nella casa occupata, mentre il proprietario (con tanto di mamma anziana e malata) ha avuto bisogno dell’ospitalità di un amico.

La storia di Umberto Liberti la raccontano le cronache di questi giorni, ma non è che l’ultimo, e forse più evidente, esempio di quello che può accadere nel folle Paese che abitiamo. Siamo, come detto, nel quartiere storico di Forcella a Napoli. Qui un’intera famiglia è stata di fatto sfrattata per il sopruso del vicino che, uscito da poco dal carcere, ha pensato di sfondare un tramezzo e di impossessarsi di un’ala della casa accanto con annesso terrazzino. “Non credevamo ai nostri occhi – ha dichiarato Liberti, l’architetto vittima del sopruso – ma tornati a casa, abbiamo ritrovato parte della nostra casa occupata. Tra l’altro, il cancelletto del terrazzino fungeva da ingresso al nostro appartamento, e non siamo potuti entrare più a casa”. Così, da circa un mese, Umberto è costretto a vivere con la madre a casa di un amico nella palazzina a fianco. “La nostra fortuna – aggiunge Umberto – è stata la generosità e disponibilità di un mio amico che ha ospitato me e mia madre a casa sua; per ora restiamo in attesa del giudizio del Magistrato, ma i tempi sono lunghi e noi abbiamo necessità di tornare a casa, questa vicenda è stata per noi un fulmine a ciel sereno”.

L’attesa del magistrato e i tempi lunghi. Liberti, come qualsiasi onesto, sprovveduto e impotente cittadino si è rivolto allo Stato e ha fatto regolare denuncia al Commissariato Decumani. Due mesi fa. Denuncia che per competenza territoriale è stata inviata al Commissariato Vicaria. A quel punto, tramite l’avvocato penalista Gianluca Esposito, la pratica è stata inviata anche alla Procura di Napoli e, ora, è nelle mani del giudice Rivellese. Ma, nonostante i due mesi già passati, l’evidente torto subito e l’altrettanto evidente sopruso perpetrato, questo non è che l’incipit dell’intollerabilmente lungo iter giudiziario.

La settimana prossima verrà effettuata un’integrazione di denuncia in Procura poi, solo poi, si arriverà non si sa esattamente quando ad un pronunciamento del Giudice. Contro il quale ovviamente l’abusivo potrà far ricorso e, chissà quando, si arriverà ad una sentenza esecutiva che poi incontrerà altri ostacoli prima di essere messa in atto. La madre di Liberti è 84enne e disabile, ha una malattia rara agli occhi, e confrontando la speranza di vita media per le donne italiane e i tempi delle sentenza non è affatto detto che rimetterà mai piede in casa sua. A meno che, chiaramente, non decida di occuparne un’altra e aspettare comodamente che i proprietari riescano ad ottenere giustizia.

Una storia solo napoletana? Magari. Una storia che è solo un esempio di quello che può accadere e accade in tutta Italia. Perché è la storia di molte cose italiane nell’ultimo mezzo secolo: si partiva dalla giusta e sacrosanta necessità di proteggere per legge gli inquilini che venivano buttati fuori casa dal padrone di casa esoso. Bisognava giustamente impedire che gli sfratti avvenissero anche quando c’era un malato grave o bambini piccoli. Bisognava più che giustamente costruire delle garanzie per chi sta sotto un tetto, garanzie tali che il diritto di proprietà non fosse unico e onnipotente. Si è partiti da qui, dalla necessità di un  po’ di giustizia sociale in più, e si è arrivati alla follia dieci volte ingiusta di impedire di fatto alla forza pubblica di buttar fuori il ladro di case. Le garanzie sono diventate tabù, la protezione invece che ai deboli è di fatto stata concessa ai prepotenti, il diritto di proprietà è stato mortificato. Chi ha fatto tutto questo? L’amarissima risposta è: noi.