Alessandro Camilli

Casaleggio, Salvini, La Repubblica: qualcuno dei tre mente. Ma due, se son loro, la passeranno liscia

Casaleggio, Salvini, La Repubblica: qualcuno dei tre mente. Ma due, se son loro, la passeranno liscia

Casaleggio, Salvini, La Repubblica: qualcuno dei tre mente. Ma due, se son loro, la passeranno liscia

ROMA – Casaleggio, Salvini, La Repubblica: qualcuno dei tre mente. O almeno non la conta giusta. L’oggetto della menzogna o della bugia (qualcuno dei tre di sicuro ne è responsabile) è l’incontro sì o no. Incontro tra Casaleggio e Salvini. La Repubblica dice ci sua stato, Casaleggio, Salvini, la Lega e M5S si offendono fieramente, negano, annunciano querele contro il “falso”, chiedono, anzi intimano, dimissioni di Mario calabresi direttore del La Repubblica.

Tutta la storia ha in sé del grottesco e si accende, innesta e innerva su comprovate e avanzate patologie della vita pubblica italiana. C’è un che di malato, molto malato, nel valutare e giudicare un incontro tra esponenti politici come cosa indebita e oscura. Solo una vita pubblica avvelenata e corrosa dalla demagogia anche un po’ ebete può pensare che Salvini e Casaleggio, se si incontrano, è meglio non si sappia.

Ma è così, questa è la vita pubblica italiana e questa è gran parte della pubblica opinione. L’accordo è “inciucio”, l’intesa è “pastetta” e “mercato delle vacche”, la mediazione è “tradimento” e “calarsi le braghe”, il Parlamento deve servire per fare sceneggiate per la tv e per mandarsi letteralmente “affanculo” in aula, i banchi del governo e le aule di commissione vanno assaltati e conquistati, gli “altri” non vanno mai incontrati perché inquinano anche al contatto.

Un’opinione pubblica vasta, militante e vociante (e votante) è stata allevata così, in osservanza di questi “principi”. Non solo loto ma di certo Lega e M5S tengono cattedra di questa teoria e pratica dell’altro infetto che non si tocca, mai, altrimenti ci si contagia. Non solo loro, ad esempio quanti a sinistra ritengono peccato e peggio contagio incontrare Berlusconi (magari, come Bersani e i suoi, dopo averci fatto un governo insieme ma la rimozione è forte quanto lo scongiuro).

In questa isterica e fobica vita pubblica accade così che una cosa normalissima e quasi doverosa come l’incontrarsi tra politici (e che altro dovrebbero fare?) diventi se accaduto davvero uno scoop giornalistico. O, se non accaduto, addirittura una “infamante diffamazione”.

Così stanno le cose nella malata, malatissima vita pubblica italiana. Quanto all’incontro Casaleggio-Salvini nessuno in onesta coscienza può credere sulla parola alle parole di due politici italiani in questa malata, malatissima vita pubblica italiana. Casaleggio e Salvini negano, può darsi dicano il vero come può darsi che mentano.

Se dicono il vero, se l’incontro non c’è stato, allora La Repubblica non l’avrebbe contata giusta. Avrebbe in quel caso sbagliato il quotidiano fidandosi troppo di se stesso e delle sue fonti. Ma, anche se errore ci fosse stato, di certo non sarebbe stata manovra politica e inguardabile è lo spettacolo ricorrente di questi M5S, Grillo e Di Maio in testa, che chiedono la pubblica d***********e e gogna per direttori di giornale ogni volta che lo stampato non piace. E ricattatorio oltre che discretamente squadrista il ricorrente avvertimento-promessa di M5S: quando saremo al governo noi daremo una regolata alla stampa: molti licenziati e basta soldi pubblici (soldi pubblici che i giornali, tranne quelli direttamente legati ai movimenti politici,  non prendono, ma M5S questa bugia continua a raccontarla con sommo piacere e sollazzo dei fans).

Quando vengono pubblicati articoli che chiamano in causa la Boschi o Tiziano Renzi, allora sempre M5S applaude i direttori ed esige dimissioni della Boschi o dei Renzi tutti da tutto. Non chiede o aspetta in questi casi M5S verifiche e fonti, se l’acqua va al suo mulino del resto se ne fregano gli onestissimi M5S.

Comunque nel caso dell’errore giornalistico il giornalista o il giornale qualche danno lo subiscono e qualche male si fanno se non la contano giusta. Invece di una cosa si può stare sicuri, ci si può mettere la mano sul fuoco: se a mentire sono stati Casaleggio e Salvini, se si sono incontrati e parlati (e non ci sarebbe alcun male) e poi hanno nascosto e negato, anche se si scoprisse la bugia per loro nessun danno. La passeranno sicuramente liscia. Le ispettive tifoserie votanti e l’opinione pubblica italiana in generale non considerano la bugia di un politico come un vero peccato, il politico bugiardo non paga dazio, ci sono decenni di elezioni e centinaia, migliaia di bugiardi in sella ad attestarlo.

Post scriptum: Casaleggio e Salvini si sarebbero incontrati per discutere di contromosse sul fronte della legge elettorale, contromosse all’ipotesi “tedesca” che pure M5S e Lega avevano sottoscritto, contromosse alla piega proporzionalista di Renzi-Berlusconi. Ipotesi arzigogolata e improbabile e poi né Salvini né Casaleggio appaiono proprio come i più competenti in materia. Se era questo l’oggetto del confronto-avvicinamento gli interlocutori più probabili avrebbero dovuto essere altri.

Ma su altro, sul terreno del cosiddetto “sovranismo”, Unione Europea, moneta unica, vincoli di bilancio, politica di spesa, politica fiscale e da ultimo propaganda anti immigrati, stranieri e diversi per M5S e Lega ci si può (non da oggi) richiamare al vecchio e valido adagio: chi si somiglia si piglia. Non è una prova a favore de La Repubblica, proprio no. Ma un indizio sì. Magari l’incontro non proprio quello e proprio lì, ma le ragioni per vedersi e parlarsi tra M5S e Lega ci sono di sicuro.

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