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Contanti, balle fiscali. Quelli buoni ne tieni e prendi quanti vuoi

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ROMA – Contanti, soldi contanti: qualunque cosa ci sia, ci sarà o ci possa essere nel decreto del governo in preparazione, ci fosse stato un cane, uno solo tra politici e giornalisti e informatori vari, capace di sobbarcarsi la fatica, evidentemente immane, di dire che i contanti buoni non li tocca nessuno, tanto meno il Fisco. I contanti buoni ne tieni in casa, sotto il materasso o nella zuppiera della nonna quanti ne vuoi. E in banca, anche se in qualche banca o filiale fanno finta di non sapere o peggio davvero non sanno, di contanti buoni ne puoi prendere quanti te ne pare dal tuo conto corrente. Come peraltro accadeva prima, prima del decreto in preparazione.

Cosa sono i contanti buoni? Sono quelli fiscalmente tracciati. Se un conto corrente bancario è alimentato da versamenti tracciabili e identificabili (uno stipendio, una pensione, i proventi di una vendita, un’eredità, un pagamento con bonifico o assegno…), se insomma il conto corrente parla chiaro al Fisco, allora la trasformazione di parte o addirittura tutto di quel conto in soldi contanti è lecita e ovviamente gratuita.

Per dirla ancora più chiara: se, mettiamo, ho la fortuna di avere 150 mila euro sul conto corrente e vado in banca e ne chiedo una bella fetta in contanti, allora la banca deve darmeli in contanti. Se il prelievo è molto rilevante trasmette una segnalazione per l’anti riciclaggio, segnalazione dell’operazione effettuata. Ma l’operazione è e resta lecita. E gratuita, fiscalmente gratuita. Perché il Fisco, anche se si incuriosisce su quel prelievo, non può che constatare la lecita sequenza: versamento tracciabile sul conto corrente, prelievo cash di contanti buoni e quindi contanti leciti e fiscalmente già in regola. Qualunque sia la somma cash prelevata.

Ripetiamo: i contanti che definiamo buoni e cioè prelevati cash da depositi e operazioni bancarie che il Fisco conosce e su cui ha già applicato tributi e tasse e imposte varie (salari, stipendi, pensioni, vendite, pagamenti, cedole, interessi…) sono leciti in tasca a chi vuole prelevarli e assolutamente non sottoposti a nuova e ulteriore fiscalità. Ripetiamo: dal proprio conto corrente ognuno può prelevare in contanti quanto gli pare: è lecito e gratuito.

Non così per i contanti che qui definiremo “cattivi”, il cash che deriva da operazioni economiche in nero, i contanti che sono in origine sottratti alla tracciabilità fiscale e quindi al pagamento di tasse, imposte e tributi. Chiaramente e concretamente: se vado in banca a depositare nel mio conto corrente o cassetta di sicurezza decine di migliaia di euro cash, la banca deve avvertire (nel caso del conto corrente) l’anti riciclaggio e il Fisco. Infatti quei contanti non hanno identità fiscale, possono venire da economia in nero ed evasione fiscale. Se questa è la loro origine, se sono contanti “cattivi”, di solito il portatore non li mette sul conto corrente, li tiene in casa o li mette in cassetta di sicurezza.

Ecco, giusto o sbagliato che sia, condono o sanatoria che sia, legge Corona o decreto semplicità che sia, la mossa in atto da parte del governo sui contanti riguarda solo questo tipo di contanti, il cash che abbiamo chiamato “cattivo”. Per dirla ancora più chiara: se mi sono fatto pagare in nero e in contanti per non pagare tasse e quel cash me lo sono tenuto a casa oppure in cassetta di sicurezza e oggi voglio portare alla luce del sole questa parte del mio patrimonio, allora il decreto del governo mi fissa una tassa forfettaria del 35 per cento.

Il pagamento di questa tassa forfettaria però ha risolto il problema solo se il contante “cattivo” è frutto di operazioni in nero, insomma solo se è solo evasione fiscale. Se il contante “cattivo” ha una provenienza illegale, il pagamento del 35% non sana un bel nulla. Restano i reati e le rispettive responsabilità penali. Inoltre il Fisco può letteralmente non credere che il cash occultato sia solo evasione fiscale e chiedere verifica e quindi negare la sanatoria.

Importanti saranno le specifiche del decreto, ma molto più importante è, sarebbe, stroncare le balle fiscali che girano, vorticano, affascinano, conquistano.

Balla fiscale numero uno: i contanti che ho a casa sono illegali e per metterli in banca devo pagare una tassa.

Balla fiscale numero due: non posso andare in banca a prendere contanti dal mio conto corrente, la banca non me li dà e comunque ci devo pagare sopra una tassa.

Balla fiscale numero tre: non posso prelevare in contanti più di una certa cifra.

Balla fiscale numero quattro: tutto il contante sporco pago una tassa e lo ripulisco.

Ripetiamo ancora: in contanti non si possono fare pagamenti oltre i tremila euro, ma il prelievo e il pos di contanti derivanti da operazioni fiscalmente tracciate è lecito, libero e gratis.