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Crozza inventa par condicio tra droni (noi) e trolley Isis

La foto di di Alessandro Camilli

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ROMA – Crozza, un bravo professionista. Crozza, un ottimo artista. Crozza, spesso uno specchio della vita pubblica italiana. Crozza che quando fa Razzi che consiglia al mondo “Fatti i c…tuoi” è come dipingesse un affresco d’autore. Crozza che quando fa Renzi, Briatore, Maroni, Bossi, Montezemolo è una delizia, una delizia capace di indurre la cosa più bella che c’è, il sorriso prima ancora della risata. Crozza che si è inventato una inesistente, improbabile, improponibile, perfino offensiva e oscena “par condicio” tra i droni, cioè noi, e i trolley, cioè l’Isis. Una par condicio sulla quale Crozza è rovinosamente scivolato.

Prima o poi doveva succedere, la responsabilità è di Maurizio Crozza. Ma la colpa non è tutta sua. Prima o poi doveva succedere ed era, è scritto nei canoni, nel format della comunicazione spettacolo. Il primo e fondamentale comandamento cui la comunicazione spettacolo (sia satira o dibattito non cambia la liturgia) deve obbedire e obbedisce è la creazione e proposta di un “noi” e di un “loro”. Il noi e il loro sono sempre e invariabilmente noi la gente comune, loro i poteri. Il secondo e ovvio passaggio della liturgia è che ciò che fanno i poteri è se non clamorosamente sbagliato di certo diverso da quel che farebbe la gente.

Nel concreto, noi, la gente, faremmo la pace. Loro, i poteri, bombardano con i droni (anche con gli aerei se è per questo). Nei canoni, nel format, nella stessa cultura e liturgia della comunicazione spettacolo è peccato mortale sapere, soffermarsi, distinguere…chi bombarda chi? Niente, bombardare è sempre azione cattiva. Quindi i poteri bombardano, la gente non bombarda, chi bombarda è potere cattivo.

Ulteriore e successivo comandamento viene da anni osservato dalla comunicazione spettacolo. E’ una parodia dell’obiettività ma soprattutto un ipocrita attestato di equidistanza che ogni operatore della comunicazione spettacolo recita. Un atto di contrizione e obbligazione che rende l’operatore mondo da ogni responsabilità. Un essere tutti Ponzio Pilato senza il dramma e la serietà di Ponzio Pilato, un “ponziopilatismo” da burocrati astuti. E’ la messa in scena della eterna e totale par condicio.

Par condicio tra chi? Tra tutti. Uno di destra e uno di sinistra, un sindacalista e un economista, un imprenditore e una lavoratore, uno dell’Inter e uno del Milan, un assassino e una vittima, uno stupratore e una stuprata…Su questa via era inevitabile si arrivasse all’oscena e in fondo soprattutto ignorante par condicio tra droni (noi) che bombardano loro e trolley (loro) che esplodono e macellano noi.

E’ un pessimo infortunio quello di Crozza. Un infortunio culturale ed etico. Pari a quello di equiparare i cannoni di Hitler e quelli di Churchill. Un infortunio che gli verrà perdonato. Anche perché verrà derubricato a satira o addirittura opinione. E invece non è satira e neanche opinione, è invece una sorta di qualunquismo peggiorato dall’essere inconsapevole e perfino elitario. E’ un abdicare a guardare, sapere la incommensurabile differenza tra le armi e le ragioni e i valori, sì i valori, dell’Occidente e quelli dell’Isis. E’ un mentire, un brutto mentire quello che porta a dire che eserciti e armi dell’uno o dell’altro pari sono.

Commenta Beppe Severgnini sul Corriere della Sera: “Bisognerebbe essere un po’ più orgogliosi di quell’isola di civiltà” che è l’Occidente nella storia e sul pianeta. L’esercito, le armi che combattono e sparano per i paesi dove c’è libertà civile, politica e religiosa non sono in par condicio omicida con eserciti e armi di chi vuole la conversione o morte degli infedeli, la sua religione come legge di Stato e obbligo per tutti, la divisione degli umani per fede e .

Una sola attenuante per l’altrimenti bravissimo Crozza. L’attenuante per così dire evangelica: in questo caso non sapeva quel che faceva, non aveva nozioni e cultura che lo rendessero consapevole, si era spinto dove la sua competenze professionale e culturale non erano più in grado di guidarlo. Non sapeva quel che faceva, perdonate Crozza. Ma sarebbe ora, al tempo della guerra dell’Isis contro la nostra civiltà, che cominciasse a saperlo.


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