Blitz quotidiano
powered by aruba

Droga Bologna. Genitori: no a “sbirri” e controlli a scuola

La foto di di Alessandro Camilli

Leggi tutti gli articoli di Alessandro Camilli

BOLOGNA – Cani antidroga a scuola, ma a protestare sono i genitori. Succede anche questo a Bologna dove una serie di ‘blitz’ delle forze dell’ordine in alcuni licei della città ha suscitato lo scontento di diversi e la reazione di alcuni genitori. Reazione che solitamente, o almeno nel gioco dei ruoli ‘classico’, è incarnata più dagli studenti che non da chi li ha messi al mondo. Ma dalla parte dei genitori questa volta è intervenuta persino una fetta di politica, leggi Sel, che ha portato la cosa in Parlamento dove è stata presentata un’interrogazione.

“Il caso che incendia le polveri parte del liceo ‘Laura Bassi‘, storica scuola del centro storico di Bologna; nei giorni scorsi si erano susseguiti i controlli da parte di agenti in divisa con l’uso di cani antidroga – racconta Claudio Del Frate sul Corriere della Sera ­. In una circostanza era stato trovato un etto tra marijuana e hashish, sequestro che era costato anche l’arresto in flagranza di un ragazzo diciassettenne. L’ennesimo blitz, conclusosi con il ritrovamento di pochi grammi di ‘erba’ in uno dei bagni stavolta dell’istituto ‘Manzoni’, aveva portato alla sommessa protesta di alcuni genitori: eccessiva la presenza di polizia a scuola, traumatizzante il clima repressivo per i ragazzi. La protesta, benché minoritaria, ha un effetto detonante: pochi giorni dopo gli appartenenti al collettivo studentesco Cas compiono più azioni dimostrative di protesta contro ‘gli sbirri in classe’, sconosciuti arrivano a sigillare anche con silicone e lucchetti l’ingresso della scuola ‘Bassi’ provocando l’interruzione momentanea delle lezioni”.

A favore dei controlli e contro la stigmatizzazione di questi sono poi intervenuti, nell’ordine: il procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini che ha polemicamente domandato a chi si lamenta: “Non si devono anche tutelare i diritti della stragrande maggioranza dei genitori, che giustamente non vogliono che nelle scuole circolino sostanze stupefacenti? In questa città inoltre – ha aggiunto ­ trova ancora spazio l’arcaico convincimento ideologico che l’università e più in generale gli istituti scolastici godano di una sorta di extraterritorialità”.

Poi la vicepresidente della regione Emilia­ Romagna Elisabetta Gualmini; gli asri comunali bolognesi Luca Rizzo Nervo e Nadia Monti del Pd e l’ufficio scolastico provinciale. A fianco invece dei ‘protestanti’ Giovani Paglia, deputato di Sel, che ha portato il caso sino in parlamento, supportato dal collettivo Cas che ha affermato: “Abbiamo sentito la necessità di prendere una forte posizione contro queste pratiche che ledono la serenità che dovrebbe regnare in un ambiente di produzione di saperi”.

Tra loro, con una posizione almeno apparentemente più ragionata e meno ideologica o di parte, la cosiddetta società civile e in particolare le associazioni Antigone e Forum droghe di Bologna che, in una nota, dicono: “In un istituto magistrale il direttore didattico di fronte alle problematiche relative al consumo degli studenti, ha pensato bene di far intervenire in classe le forze dell’ordine e lo spettacolo, a nostro avviso osceno, è stato garantito: perquisizioni e dimostrazioni di potere e forza muscolare sui ragazzini a cui sono seguite perquisizioni a casa e provvedimenti sul penale”.

Per gli autori del documento “stupisce che questo direttore scolastico non abbia segnalato prima questi problemi, non abbia convocato i genitori, non abbia pensato a far riferimento all’Ausl, visto che ogni anno viene redatto un `catalogo ́ sull’educazione alla salute in cui sono inclusi interventi nelle classi. Forse bisognerebbe pensare di più di fronte a certi problemi, condividere di più, tornare a riflettere sulla necessità di educare prima che punire”. Educare viene infatti certamente prima del reprimere, specie poi quando si tratta di piccole quantità e in particolare di droghe leggere nei cui confronti molte nazioni stanno rivedendo le loro politiche e le loro paure. Se questo però è assolutamente vero, come è vero che non è mai una bella immagine quella delle divise all’interno delle scuole (ovviamente se non in casi di necessità), è anche vero che proprio in considerazione della giovane età di chi la scuola frequenta va ai ragazzi anche insegnato il significato della parola e del gesto della trasgressione, legale e non.

Gesto che deve avere un prezzo, altrimenti perde di valore e senso. I genitori di oggi sono però così ossessionati dall’idea di difendere sempre e comunque la prole al punto che sembra ora, che dopo i prof cattivi perché danno brutti voti, la nuova frontiera sia quella dei poliziotti cattivi perché ti buttano la ‘canna’. Che a prescindere da come la si pensi rimane ad oggi, purtroppo o per fortuna, comunque illegale.