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Elezioni: 80mila candidati, 77% no partito. Gente ci prova..

La foto di di Alessandro Camilli

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ROMA – 77.154 candidati per 22.542 posti. Sembra il concorsone pubblico e, in qualche modo, lo è. Sono i numeri delle prossime elezioni amministrative in scena domenica prossima in circa 1500 comuni italiani. Sfida in cui si presenteranno, appunto, quasi 80mila aspiranti amministratori pubblici, per la maggior parte lontani dai partiti e in liste civiche: un piccolo esercito fatto dalla società civile, dalla cosiddetta ‘gente’. Gente che prova a migliorare la politica ma anche gente, tanta, che ci prova a svoltare personalmente passando al mestiere di amministrare soldi pubblici.

“Non c’è che l’imbarazzo della scelta – riportano Cherchi, Nariello, Trovati e Uva sul Sole24Ore -: domenica prossima nei 1.342 Comuni al voto si potrà scegliere tra 77mila candidati. Ovvero, un candidato ogni 162 elettori. Si contendono i 22.542 posti in palio, più di 16mila da consigliere e quasi 6mila in giunta. Affollata anche la griglia di partenza dei candidati sindaco: si presentano in 3.602 - con il primato di Torino (17 aspiranti) – soprattutto maschi (2.974) e con un’età media di 50 anni. Numeri a tre zeri anche per le liste: complessivamente sono poco meno di 5mila, di cui 3.867 civiche e più di mille espressione dei partiti nazionali”.

E’ la foto del Paese che ci prova, prova a fare delle elezioni e dell’amministrazione pubblica un mestiere e un modo per svoltare in qualche caso. E i numeri e la composizione delle liste dicono che a fare della politica mestiere non è la casta della politica, ma la casta dei cittadini. Su 4.919 liste in gioco (i candidati sindaci possono essere ovviamente sostenuti da più liste) le civiche vere e proprie sono infatti 3.794, cioè qualcosa più del 77%, senza tener conto dei casi in cui sono i partiti o le coalizioni a darsi una coloritura civica. Il grosso delle liste e degli aspiranti amministratori non c’entrano quindi con i partiti. E non ci sarà relazione con questo ma è un dato che la sigla nazionale più presente, allora, diventa quella dei Cinque stelle, anche per la forza del brand e l’assenza di alleanze, che domenica comparirà sulle schede di 230 Comuni. Il Pd in forma classica, per dire, è presente invece solo 135 volte.

Ma domenica si voterà in circa 1500 comuni quando nel nostro Paese i comuni sono più o meno 9mila. La platea di elettori, candidati e posti in palio (solo per le comunali ovviamente) in gioco è di conseguenza in un rapporto di 1 a 6 rispetto al dato nazionale. Cosa che in altre parole vuol dire che se a candidarsi sono oggi in 77mila, le fila della casta dei cittadini contano potenzialmente quasi 500mila aspiranti amministratori pubblici se si dovessero applicare le stesse proporzioni a tutti i 9mila comuni nostrani.

Ma qual è l’identikit dell’aspirante amministratore? Il candidato medio, sulla base dei dati raccolti dal ministero dell’Interno, è un maschio cinquantenne. Maschio con quasi totale certezza: a correre per la poltrona di primo cittadino ad esempio sono in 3.602: 2.974 uomini e solo 628 donne. In media, quando ci sono, le candidate sono un po’ più giovani dei loro colleghi maschi (48 anni contro 51), ma considerando che quasi il 60% dei candidati ha tra 40 e 60 anni ecco tracciato il profilo.

Il profilo di chi pensa e crede la politica solo ed unicamente come strumento per perorare il proprio interesse. Il profilo di chi, come detto, ci prova e il profilo di chi con la politica, anche solo quella ‘piccola’ ma non per questo meno sicura, prova a trovare un impiego, un mestiere. Alcune centinaia di migliaia di persone che ad ogni tornata elettorale si candidano a diventare casta, casta vorrebbero diventare, magari dei cittadini che fa più chic al posto dei partiti ce non si “portano” più.