Alessandro Camilli

Francia: 4 candidati a presidente. In Italia sarebbero…Guida al voto più importante d’Europa

Francia: 4 candidati in 4 punti percentuali. Guida al voto più importante d'Europa

Francia: 4 candidati in 4 punti percentuali. Guida al voto più importante d’Europa

PARIGI – Francia, quattro candidati in quattro punti percentuali. Domenica prossima la Francia è chiamata a scegliere il suo prossimo Presidente in quello che è diventato l’appuntamento elettorale più importante di tutta Europa. Più importante delle elezioni appena annunciate dalla premier britannica Theresa May, e più importante persino di quelle tedesche previste in autunno. A volere il posto di Hollande sono in molti, undici per l’esattezza, ma quattro sono i candidati che possono sperare di arrivare al secondo turno, al ballottaggio, tutti racchiusi in un fazzoletto di punti percentuali nei sondaggi della vigilia: Emmanuel Macron, Marine Le Pen, François Fillon e Jean- Luc Mélenchon.

Fotografia di un Paese spaccato come poche volte è accaduto nella storia d’Oltralpe. Ma chi sono questi quattro candidati e cosa e chi rappresentano. Volendo provare ad utilizzare uno schema intellegibile a noi italiani e volendo forzare un parallelismo con il nostro Paese i due favoriti, Macron e Le Pen, potrebbero essere accostati all’ex premier Matteo Renzi il primo e ad una sintesi tra Grillo e Salvini la seconda (che ormai anche in Italia non ha bisogno di presentazione). Così Fillon avrebbe il ruolo che fu di Silvio Berlusconi e Mélenchon quello che fu di Rifondazione Comunista. Emmanuel Macron, ‘il Renzi di Francia’, è l’ex ministro dell’Economia del governo socialista di Manuel Valls, ha 39 anni e si presenta senza un partito ‘classico’ alle spalle. Macron ha infatti fondato un suo movimento di centro sinistra moderato che si chiama ‘En Marche!’ e si è candidato come indipendente.

Rapidamente cresciuto nei sondaggi l’ex ministro ha ottenuto importanti sostegni come quello di François Bayrou, leader del partito di centro Modem, già candidato tre volte alle presidenziali, e quello di diversi socialisti come lo stesso Valls e come il ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian. Il programma di Macron è fortemente pro-Europa e molto liberale, sia in economia che per quanto riguarda i diritti civili. Lo si potrebbe definire un centrista-liberale che non dispiace alla sinistra, raccoglie infatti consensi tra i socialisti, ma che è odiato dalla sinistra dura e pura che in un eventuale ballottaggio non è detto gli garantirebbe sostegno. Macron è dato intorno al 24%, appena un punto sotto la candidata di destra Marine Le Pen che è l’unica candidata – secondo i sondaggi – ad aver sempre avuto accesso al secondo turno, risultando spesso la più votata al primo. Il suo programma, come è noto, è fortemente nazionalista ed euroscettico e una sua eventuale vittoria è considerata da molti un grosso rischio per l’Unione Europea.

Ed ecco la ragione dell’importanza di questo voto per tutta l’Europa. In Germania i tedeschi sceglieranno tra la Merkel e Schulz, due candidati molto diversi ma entrambi assolutamente pro-Europa. Il voto inglese di giugno darà più o meno potere alla May in quelle che si annunciano dure trattative per la Brexit, ma lì la linea no-Europa ha già vinto. Domenica, in Francia, uno dei candidati favoriti è apertamente anti Europa, per questo chi sarà il prossimo inquilino dell’Eliseo condizionerà decisamente il futuro dell’Ue.

Alle spalle dei due favoriti, poco sotto al 20%, Fillon e Mélenchon. Il primo era, all’inizio della corsa elettorale, l’uomo da battere. Candidato del principale partito di centrodestra era la naturale conseguenza della deludente presidenza socialista di Hollande. Fillon è stato però travolto dagli scandali e dovrebbe ora arrivare terzo, fuori quindi dal ballottaggio. Tra i Repubblicani è considerato un esponente della destra del partito, è cattolico e su una serie di temi, come diritti civili e immigrazione, ha posizioni decisamente conservatrici. Mélenchon, candidato più a sinistra tra quelli che vanno meglio nei sondaggi, è stato ministro dell’Educazione tra il 2000 e il 2002 e, prima di uscirne nel 2008, è stato uno degli esponenti più di sinistra del Partito Socialista. Alle ultime elezioni presidenziali, nel 2012, ha ottenuto l’11,1 per cento voti e secondo i sondaggi, oggi, è subito dietro Fillon.

Per evitare il ballottaggio uno dei candidati dovrebbe ottenere il 50% più 1 dei voti, ipotesi ad oggi esclusa vista la divisione dell’elettorato quasi uniforme tra i quattro candidati citati. Un elettorato che al ballottaggio muoverebbe i suoi voti in modo affatto scontato. Non è infatti detto che i voti di Mélenchon contrari all’Europa vadano, in un ipotetico secondo turno, a sommarsi a quelli di Macron europeista in una logica di unità della sinistra contro, magari, la Le Pen. Come non è detto questa abbia automaticamente i voti di Fillon, altrettanto europeisti seppur di destra. L’appuntamento con il ballottaggio è per il 7 maggio.

Ma perché infine il più importante d’Europa il voto francese? Perché, se la Le Pen diventa presidente, l’Europa unita, la Ue si smonta e poi non c’è più. Più chiaro e netto di così non si può.

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