Alessandro Camilli

Il fuoco ti raggiunge, sai che stai per morire in modo orribile: gli ultimi minuti di Gloria e Marco

Il fuoco ti raggiunge, sai che stai per morire in modo orribile: gli ultimi minuti di Gloria e Marco

Il fuoco ti raggiunge, sai che stai per morire in modo orribile: gli ultimi minuti di Gloria e Marco

LONDRA – “Papà aiuto, qui brucia tutto”. “Mamma, grazie per quello che hai fatto per me”. Sono le ultime parole, al telefono, di Gloria Trevisan e Marco Gottardi, i due ragazzi italiani morti nel rogo del Grenfell Tower di Londra. Le ultime frasi dette ai loro genitori prima del tragico epilogo.

Sono le 4 del mattino nella capitale britannica e sono ormai alcune ore che i parenti di Gloria Trevisan e Marco Gottardi sono in contatto con i loro figli. Le telefonate sono iniziate poco dopo la mezzanotte, quando le fiamme hanno cominciato ad avvolgere il grattacielo londinese e quando i due giovani già sono nelle condizioni di non poter fuggire dal loro appartamento che si sta trasformando in trappola. Dalla modesta e comprensibile preoccupazione iniziale si passa, è lecito immaginare, alla paura. Forse al panico. Certamente, dopo qualche ora, alla certezza della fine imminente.

Marco e Gloria raccontano ai loro cari quello che sta succedendo. Chiedono che vengano chiamati i soccorsi. Cercano un aiuto, per quanto a migliaia di chilometri di distanza. Lo cercano al telefono e lo cercano fisicamente nel loro appartamento. Le istruzioni delle misure antincendio dicono di restare chiusi negli appartamenti sino all’arrivo dei soccorsi. Ma nonostante le istruzioni la sensazione di trovarsi in trappola all’interno del grattacielo s’instilla nell’animo di tutti. Cercare di uscire con gli ascensori è impossibile. Sono fermi. Le scale sono invase dalle fiamme e anche da lì non si può cercare salvezza. Andare verso l’alto, verso il tetto, è sconsigliato durante gli incendi e comunque l’indicazione è ‘restare in casa’.

Gloria e Marco obbediscono. Non escono e/o non possono uscire. L’appartamento che hanno preso in affitto appena un paio di mesi fa è agli ultimi piani della torre maledetta. Scappare dalla finestra non si può. Significa morire. E allora telefonano di nuovo. A casa. Non più per chiedere aiuto ma per congedarsi. Per fare quell’ultimo saluto che a chiunque non si trovi di fronte alla morte sembra un insieme di parole impronunciabili. La consapevolezza che è un’addio arriva piano, insieme al fuoco e al fumo. E arriva anche per chi è dall’altra parte della cornetta, al sicuro in Italia.

I due, 27 anni lei e 28 lui, stanno andando incontro al loro destino. Un destino orribile e atroce. Una delle ultime cose che Marco riesce a dire a suo padre prima che la comunicazione cessi è che la casa si sta riempiendo di fumo. E la speranza è che sia stato il fumo a tramortire e forse uccidere i due ragazzi. Meglio, se si può fare una simile classifica, morire soffocati piuttosto che essere raggiunti dalle fiamme e morire tra queste. Meglio perdere conoscenza prima e risparmiarsi almeno una quota di dolore fisico.

Sono soli Gloria e Marco. Telefonano a casa. Si guardano, probabilmente si baciano come mai si sono baciati, come qualcuno che ha la consapevolezza di star dicendo addio alla persona che ama. Con la paura che si può provare in quei momenti e che nessuno, a tavolino, può davvero immaginare. Si baciano e si danno la mano. E telefonano a casa per dire addio alle loro madri e ai loro padri. Un addio in cui Gloria riesce a ringraziare chi l’ha messa al mondo per quello che hanno fatto per loro. Dall’altra parte i genitori, costretti ad assistere impotenti.

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