Alessandro Camilli

Investimenti, dall’Italia i soldi li levano: 100 miliardi in meno. Effetto referendum

Investimenti, i soldi li levano dall'Italia: 100 miliardi in meno. Effetto referendum

Investimenti, i soldi li levano dall’Italia: 100 miliardi in meno. Effetto referendum (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Effetto referendum sull’economia italiana. L’esposizione delle banche estere è in calo nel nostro Paese, con i grandi investitori stranieri che hanno progressivamente venduto obbligazioni e azioni e si sono liberati dei crediti o delle attività reali nel Belpaese. Una deriva lunga tutto il 2016, ma che nella parte finale di questo, parallelamente al calendario politico, si è andata accentuando portando l’ammanco a 100 miliardi di euro. I numeri di quella che non può e non deve essere considerata una fuga, viste le dimensioni relativamente contenute, ma che è comunque un buon indicatore della calante fiducia che nell’Italia ha il resto del mondo finanziario. Le cifre del fenomeno le dà la Banca dei regolamenti internazionali (Bri), l’istituzione di Basilea le cui quote sono detenute da tutte le principali banche centrali del pianeta.

Secondo i dati dell’istituto elvetico, negli ultimi nove mesi dell’anno scorso le banche del resto del mondo hanno tagliato la loro esposizione in Italia di oltre cento miliardi di dollari, con un calo che in termini percentuali vale quasi il 15% dei capitali investiti. Nulla di drammatico, non rischiamo la bancarotta per questo, e tanto per dare un’idea, nella fase più drammatica della crisi dell’euro, fra l’estate del 2011 e quella del 2012, le banche estere ritirarono dall’Italia l’equivalente di 270 miliardi di dollari.

Quasi il triplo di quanto accade oggi ma, come osserva Federico Fubini sul Corriere della Sera: “è impossibile sottovalutare il significato dei dati più recenti della Bri: l’anno scorso l’esposizione degli istituti del resto del mondo è scesa nettamente sotto ai minimi raggiunti a metà del 2012, nel momento peggiore della crisi del debito. Allora le banche estere erano investite in Italia per 683 miliardi di dollari, mentre alla fine dell’anno scorso la loro posizione nel complesso valeva appena 603 miliardi. C’è un’accelerazione, in questa silenziosa ritirata, che ha tutta l’aria di essere legata agli eventi della politica: nel secondo trimestre del 2016 escono capitali bancari esteri per 32 miliardi di dollari, nel terzo per 18 miliardi e improvvisamente si allarga a 51 miliardi negli ultimi tre mesi dell’anno”.

‘Eventi della politica’ che nel nostro Paese hanno un nome e persino una data. Se a far vacillare l’appetibilità degli investimenti nell’area euro è stata, ovviamente, prima la Brexit e poi il generale clima di diffidenza, se non di aperta ostilità nei confronti della moneta unica di molti movimenti che hanno percorso e percorrono l’Europa, in Italia è stato il referendum di dicembre a far scattare l’allarme negli investitori. A prescindere infatti dall’opinione che ognuno di noi aveva ed ha della riforma naufragata nelle urne, è indubbio che questa piacesse agli investitori e ai mercati. Come è indubbio che questi preferiscano la stabilità politica al suo opposto. E conseguenza del voto di dicembre è stato l’ennesimo cambio di governo con il conseguente interrogativo su quando si tornerà alle urne. Un panorama che ha ‘spaventato’ soprattutto quelli che guardano all’Italia dalla Francia, dalla Germania e dagli Stati Uniti.

Le banche di questi tre Paesi pesano infatti, da sole, per quasi due terzi di tutte le fuoriuscite nette di capitali e per quasi tre quarti con l’aggiunta di quelle del Regno Unito: circa 20 miliardi di taglio del rischio Italia per ciascuno dei gruppi di operatori francesi, tedeschi e americani, e di 13 miliardi i britannici. A proteggere l’economia italiana, ma anche a favorire la piccola fuga, la politica della Bce che va sotto il nome ‘quantitative easing’, cioè l’acquisto massiccio di titoli di stato (anche italiani) da parte della banca centrale europea. Un ‘cappello’ che ha protetto i nostri conti rimpiazzando la liquidità in uscita, ma una misura che contemporaneamente ha favorito gli investitori che dall’Italia volevano sganciarsi consentendogli di vendere all’istituto di Francoforte buona parte dei loro titoli di Stato di Roma. L’arrivo nel mercato della Bce e la ritirata delle banche estere sono dunque due facce della stessa medaglia. Il risultato è però che la stabilità finanziaria italiana diventa sempre più dipendente dal supporto di un’istituzione internazionale. Supporto che l’anno prossimo quasi certamente cesserà e, a quel punto, o la nostra economia sarà in grado di attirare nuovamente capitali esteri, o il ‘buco’ oggi indolore diventerà una zavorra ben più difficile da portare.

To Top