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Istat: 78% non si fida. Come il Comitato del No. Che vita di…

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ROMA – Istat, almeno all’Istat rispondiamo con un po’ più di sincerità di quando ci mettono un microfono sotto il naso mentre siamo pubblico vociante e furente in televisione. Lì, in tv, ci dicono che siamo i protagonisti e ci crediamo anche se ci fanno fare i figuranti. Nell’anonimato delle risposte ai questionari Istat diamo risposte un po’ più diciamo “riposate”.

Accade quindi che all’Istat lo confessiamo che si sta un po’ meglio, appena un po’ ma meglio di qualche anno fa: 50 per cento di soddisfatti della loro condizione economica (erano il 47 per cento). E di un po’ aumenta anche la percentuale dei soddisfatti dalla situazione lavorativa. Non è proprio il paese dove, Grillo dixit, si aggirano i “serial killer dei nostri figli”.

Qualche altra cosa di interessante confessiamo in massa all’Istat. Ovviamente che vogliamo bene alla famiglia e agli amici. Ma solo e soltanto a questa cerchia ristretta. Gli altri, proprio tutti gli altri, li sentiamo e viviamo come tribù nemiche. Il 78 per cento degli italiani non si fida del prossimo. Enorme, sconvolgente, istruttivo.

Siamo in massa, come si dice, “malfidati”. Proprio come il Comitato del No, ad esempio, che ha appena finito di far sapere che talmente non si fida che…il referendum per loro è valido solo se vince il No. Se vince il Sì grazie a un voto, quello degli italiani all’estero che il No considera non valido per definizione, allora quelli del No, costituzionalisti in testa, rifiuteranno il risultato e chiederanno alla giustizia di annullarlo. Se insomma gli italiani dovessero votare in maniera difforme da come si aspettano, il Comitato per il No fa sapere che non ci sta e che “andrà in alto…”.

Perché non si fidano quelli del No. Non si fidano dello Stato e si fanno essi stessi Stato e decidono cosa è valido e cosa non lo è. L’unico Stato di cui mi fido è quello con la mia bandiera sul tetto è il motto esplicito del Comitato per il No al referendum. Chissà se gli esimi costituzionalisti che lo guidano (?) si rendono conto della totale abdicazione ed eradicazione dai principi e dai valori della convivenza civile. Porre sub iudice un risultato elettorale prima che si voti è quanto di più a-civile ed eversivo si possa concepire.

Eppure il Comitato del No è solo esempio di gran parte della società italiana che non si fida, di nessuno, proprio di nessuno, men che mai del prossimo. Perché siamo così?

Perché siamo abbandonati e sciolti. Abbandonati dalle regole, dal rispetto delle regole anche le più elementari. Dal traffico di Roma ai Comitati referendari si vede come nessuno si aspetta che l’altro rispetti nemmeno la più minima regola. E quotidianamente ne arriva conferma. Perché, non essendoci possibilità concreta che la regola sia osservata, ciascuno si sente sciolto dalla regola.

Perché ci sentiamo astuti e temprati nella nostra fatica quotidiana di non farci fregare da qualcuno e di fregare qualcuno. Ogni giorno questa è la preghiera laica del cittadino italiano: fa che nessuno mi freghi e concedimi di fregare qualcuno.

Perché siamo sempre più fieramente ignoranti e ci mancano le nozioni anche minime e le competenze anche elementari per capire dalla storia, dalla letteratura, dalla filosofia, dall’economia, da dovunque insomma che vivere così non conviene, non è un affare, è uno spreco e un danno. Non conviene al portafoglio, alla cultura, all’intelligenza, alla produzione, alla ricchezza, alla sicurezza. Non è questione di essere buoni e comportarsi bene, è questione di non essere fessi consumando energie per vivere in trincea contro il prossimo. Ma non ce la facciamo, siamo troppi troppo ignoranti per apprendere da qualche parte che la vita in eterna guerra contro il prossimo è una vita di…

E infine non ci fidiamo del prossimo perché siamo faziosi e presuntuosi. In questo altrimenti bellissimo paese si è instaurato un vizio sconcio. Chi ha un’opinione politica o sociale si sente in dovere di considerare che ce l’ha diversa l’opinione come un delinquente subumano, come una boia della libertà e della felicità. L’idea che elementi, spezzoni di ragione possano essere anche nei pensieri e azioni altrui è sacrilegio, tradimento. Non era così neppure ai tempi di democristiani e comunisti. Allora c’era lotta e conflitto ma rispetto.

Poi siamo diventati più o meno tutti berlusconiani, anti berlusconiani, leghisti, grillini, anti casta, anti anti politica e quindi siamo diventati abbandonati e sciolti dalle regole e responsabilità, astuti nel fregare il prossimo e nel non farsi fregare, ignoranti e sprezzanti della convivenza civile e faziosi. Il Comitato per il No che non ci sta se vince il Sì, come volevasi dimostrare.