Alessandro Camilli

Manuel, Franzoni, Erika…il “ti voglio bene lo stesso” al killer in famiglia

Manuel, Franzoni, Erika...il "ti voglio bene lo stesso" al killer in famiglia

Manuel, Franzoni, Erika…il “ti voglio bene lo stesso” al killer in famiglia

ROMA – Manuel è quel ragazzo che per mille euro promessi, ma più probabilmente per compiacere l’amico che non li sopportava più, ha fatto per lui il lavoro, gli ha spaccato la testa con una mannaia ai genitori. Pontelangorino, quella casa nella quale i due entrano, Manuel è quello che sfascia entrambe le teste con l’ascia.

Manuel è anche quel ragazzo cui la madre vuol far sapere in ogni modo che “gli vuole sempre bene”. Affida, consegna il messaggio al marito perché lo porti in carcere. Ferdinando Camon su La Stampa: “Leggo la frase e mi domando, può una madre dire al figlio che gli vuole bene anche se ha ammazzato due persone a colpi d’ascia sulla testa…si fa il bene del figlio se gli si dichiara subito che non cambia nulla, l’affetto resta intatto?”.

Alla domanda Camon risponde no, che non si fa il bene dei figli e del figlio killer comunicando, assicurando, garantendo amore immutato e incondizionato. Camon chiama “finto amore quello che perdona la crudeltà”. E ricorda come anche il padre di Erika, Erika che pure aveva massacrato il resto della famiglia, e il marito della Franzoni, Franzoni che aveva ammazzato il figlio di entrambi…”Per il padre di Erika, per il marito della Franzoni, come per la madre di Manuel, neanche la massima colpa, l’omicidio, il matricidio, il figlicidio, può intaccare il rapporto d’amore”.

Ma alla stessa domanda le cronache dicono che nelle famiglie coinvolte e investite dal dramma di scoprire in killer in casa sempre più “l’amore che perdona ogni crudeltà” si fa strada addirittura come valore positivo, come presidio di unità e regola di comportamento. Non esiste ovviamente contro prova ma in un ipotetico referendum tra mamme e papà quelli che “ti voglio bene lo stesso” ad un ipotetico Manuel non è detto sarebbero minoranza, anzi.

Per elaborare a livello etico ed emotivo qualcosa di diverso dal “ti voglio bene lo stesso” anche al killer in famiglia occorrono materiali che si van facendo rari. L’educazione alla responsabilità delle proprie azioni, la percezione di valori e interessi da rispettare anche altri fuori dal nucleo familiare, la metabolizzata e convinta certezza che la comunità sia altro dalla tribù.

Sembra non “azzeccarci” nulla ed essere un predicozzo “moralista”, sembra…Ma tonnellate e tonnellate di quotidiana ideologia del “realizza te stesso…sei l’unica cosa che conta…non lasciar turbare i tuoi sogni…niente e nessuno ti può fermare se davvero vuoi…” spacciata da ogni forma di comunicazione hanno prodotto, costruito e consolidato una vera e propria cultura del “vogliamoci bene lo stesso” qualunque cosa facciamo, crimine compreso.

Un esempio, lo stesso giorno, sullo stesso giornale, un’altra madre: “Mio figlio non voleva uccidere, si è solo difeso”. Il figlio era andato a “sommare” con l’auto sul piazzale di un ristorante. Lì lite, alterco con banda di motociclisti e ritorno a casa. Dove il “figlio che non voleva uccidere” prende due pistole ed esce di nuovo, torna al ristorante. Ancora la madre “ha preso la pistola per fare paura, non certo per usarla”. Ma è di nuovo rissa e il figlio “che non voleva uccidere” spara e spara dieci volte.

C’è un moribondo in ospedale colpito da una pallottola. La madre : “Mio figlio è un ragazzo dolcissimo, molto sensibile, altruista. Ma è orgoglioso, non ama farsi mettere i piedi in testa. Odia i soprusi. Sicuramente non voleva uccidere”. Dolcissimo un ragazzo che furente va a casa ad armarsi, sensibile e altruista chissà cosa vorranno dire per questa mamma. Che di certo in quel “non ama farsi mettere i piedi in testa” spiega e giustifica i dieci colpi esplosi. Non una parola sul danno collaterale dell’orgoglio ferito della prole, il moribondo e un altro ferito. Infine la certezza “non voleva uccidere”.

Testimone oculare? No, mamma. Di quelle mamme, sempre di più e sempre più convinte di essere nel giusto, che “ti voglio bene lo stesso”…anche se ammazzi.

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