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Marc Prato vuole scarcerazione. Mese dentro non sarà troppo?

La foto di di Alessandro Camilli

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ROMA – Marc Prato che insieme a Manuel Foffo (da stabilire per via giudiziaria chi ha fatto precisamente cosa) ha lavorato al sequestro, tortura e macellazione di Luca Varani, ha chiesto al giudice per mezzo del suo avvocato la scarcerazione. Ha chiesto di andare ai domiciliari, di andare a casa, di uscire di cella. Tra un po’ sarà quasi un mese che è stato arrestato, non basta ancora? Lo si vuol tenere dentro per più di un mese? Per un omicidio? Sì, va be’, feroce. Ma…insomma, un mese è un mese. Non potrebbe il signor giudice sveltire la pratica e attestare che “non vi sono più le ragioni per la custodia cautelare in carcere”?

Diciamo subito che la ragioni per la “custodia cautelare in carcere”, insomma per restare in galera sono a norma di legge tre. La possibilità che il reato venga reiterato (ripetuto). La possibilità che l’imputato una volta scarcerato fugga. La possibilità che l’imputato una volta fuori dal carcere inquini le prove per il successivo processo. Non sta certo a noi stabilire se nel caso di Marc Prato ricorrano o no una delle tre possibilità. Ci sono i giudici per deciderlo e un comune cittadino non ha questo compito e neanche questa competenza. Può sequestrare, seviziare e uccidere ancora, può fuggire, può imbrogliare le prove? Un comune cittadino può avere opinioni, sensazioni al riguardo. Che non fanno giurisprudenza.

Però ci sono certe scelte che fanno civiltà o inciviltà. E uno dei due seviziatori, sequestratori, macellatori di un altro essere umano fuori dal carcere dopo neanche un mese è un chiaro, netto, inequivocabile messaggio di inciviltà. Quando anche venisse a regola e a norma di codice. Perché esiste la misura della legge, ma esiste anche la misura della decenza civile.

E Marc Prato a casa dopo neanche un mese di galera sarebbe una indecenza civile. Qui non si plaude e si invoca galera a mucchi e a vita per tutti e sempre. Qui non si crede alla teoria del chiudere e buttare via la chiave. Però se strafarsi di droga è attenuante e alibi che scagiona, se aver inferto o no la coltellata mortale è passaporto per tornare a casa anche se le altre coltellate le hai date tu, se tenersi il cadavere del macellato come trofeo della notte brava accanto al letto è esimente perché difficile che uno lo rifaccia più…Se passa tutto questo il messaggio incivile è che la legge può mettere fuori e a norma di legge può andarsene a casa un assassino feroce o il complice in un feroce omicidio. La morale minima, l’etica elementare, la decenza civile, se ancora esistono, non trovano differenza sostanziale tra l’uno e l’altro ruolo.

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