Alessandro Camilli

Monti, l’agenda mai scritta. 5Stelle: Il nostro programma? Boh! Voto al buio

Beppe Grillo (foto LaPresse)

ROMA – L’agenda Monti: tutti la citano ma nessuno l’ha letta. Per l’ottimo motivo che non è mai stata scritta. Visto il periodo pre-natalizio potrebbe essere una di quelle tante agende in vera simil-pelle che si regalano in queste occasioni. Ma non lo è. Cosa sia nessun lo sa eppur ciascun lo dice: Berlusconi racconta che la vuole sfogliare e conservare, salvo farci campagna elettorale contro. Vendola la vuole “rottamare”, Bersani la vuole aggiustare e integrare, Casini e Montezemolo farne se non una Bibbia di certo una Guida con la maiuscola.

Ma cosa è questa “agenda Monti”? E’, sarebbe la rotta che il governo dei tecnici si era dato, un filo conduttore da seguire per proseguire  l’azione di governo. Ma dentro questa “agenda che non c’è”, nelle sue pagine nessuno ci ha ancora scritto nulla, neanche Monti stesso. Non sappiamo quale sarebbe la riforma del fisco secondo Monti e neanche quali le sue leggi sul lavoro e men che mai quali sarebbero le leggi per diminuire la spesa pubblica. Non sappiamo nulla, l’agenda è vuota. C’è solo la copertina, l’anno passato ad impedire con successo che tutto andasse a scatafascio. E la “controcopertina”, cioè tutti i partiti concorrenti alle elezioni che, chi più chi meno, vogliono tornare al carnet di appuntamenti, impegni e abitudini che c’erano prima, prima di Monti e della sua agenda.

Se se ne vuole l’indubitabile prova basta dare un’occhiatina a ciò che stanno facendo i partiti in Parlamento nelle ultime ore: cancellati i 500 milioni di risparmio da taglio delle Province, cancellato 1,8 miliradi di spending review sulla sanità, 850 milioni di nuova spesa consentita ai Comuni, soldi per i precari e le ricongiunzioni pensionistiche trovati togliendoli alla formazione professionale e agli incentivi all’impresa. A occhio l’esatto contrario della Agenda Monti. A occhio, quale sia la vera Agenda Monti ce lo dovrebbe dire lui stesso se vuole. Non lo ha ancora detto eppure già questo paese discute se votarlo o no, singolare e fantastico paese…

San raffaele

Quale che sia l’Agenda Monti, una cosa dovrebbe essere certa: il programma del Movimento 5Stelle è agli antipodi di quell’agenda politica. Sicuro? Diciamo probabile perchè a domanda Movimento 5Stelle, o meglio i suoi candidati al Parlamento scelti con apposite “parlamentarie”, risponde con un democraticissimo Boh! A sentir le loro opinioni appare chiaro che il Movimento 5 Stelle un filo conduttore per la propria politica non solo non lo ha, ma forse nemmeno lo vuole lo avrà mai.

Via l’Imu, sì ma solo dalla prima casa, ma non subito. Oppure accelerare sugli Stati Uniti d’Europa, ma uscendo dall’euro. Sembra il monologo di uno confuso alquanto, è invece il collage delle risposte date dai vincitori delle parlamentarie grilline raccolte da La Stampa. Il quotidiano torinese ha contattato i vincitori delle selezioni per i candidati parlamentari del M5S, candidati che in larga parte saranno eletti deputati e senatori se Grillo e suoi raccoglieranno i voti di cui sono oggi accreditati, e quindi parlamentari in pectore. Molti di loro, allergici come Grillo Beppe insegna ai giornalisti, o forse spaventati dalle recenti epurazioni, o magari perché, francamente, non avevano idea di cosa rispondere, hanno preferito glissare. Ma non tutti. Qualcuno ha risposto e, anche se il comico/leader genovese ha promesso che “nel 2013, tutti gli iscritti potranno partecipare alla stesura online del programma” del movimento, quello che esce ora è il quadro di una forza certamente nuova, ma più simile ad un’armata Brancaleone che ad una nuova progenie pronta a cambiare il mondo.

A parte la singolarità rappresentata da un programma da fare dopo la scelta dei rappresentanti di quel programma, solitamente dovrebbe avvenire infatti il contrario, persone che si raccolgono intorno ad un progetto comune e non un progetto in cui le persone si ritrovano calate, i candidati grillini non difettano certo per passione e fantasia. Interrogati sulle ricette anti crisi hanno felicemente glissato sull’agenda Monti, quella stessa agenda che anima discussioni in tutti gli altri partiti: va superata, va integrata, va accantonata a seconda dei casi, nel M5S non ha dignità d’esistenza. Le ricette dei futuri parlamentari vanno oltre, ma vanno ognuna per conto suo. Il debito pubblico? Dobbiamo abbatterlo tagliando la spesa. Oppure possiamo non pagarlo. A piacere.

Del programma mancante e da fare nel 2013, a questo punto forse persino dopo le elezioni visto che si voterà a febbraio, per ora esiste sul blog di Grillo un abbozzo. Ma un abbozzo non basta a governare, e questo non è un problema che riguarda i grillini che hanno voglia al momento solo di essere opposizione e contro in ogni caso, ma non basta nemmeno a fornire risposte credibili a chi domanda “ma qual’è il vostro programma, la vostra ricetta per questo o quel problema?”. Interrogativo legittimo, checché ne pensi Grillo, da porre a chi si vuol candidare a guidare il Paese. Ma interrogativo che ad oggi non ha risposte.

Scrive La Stampa: “Daniele Del Grosso, candidato in Abruzzo, rimpiange la lira: ‘Purtroppo abbiamo perso la sovranità monetaria. Senza un governo Ue non ha più senso rimanere nella morsa letale dell’euro’. Rinaldo Verardo da Thiene frena: ‘Uscire dalla moneta unica porterebbe più danni che benefici»’. Paola Nugnes, architetta candidata in Campania, non si fa intimorire dallo spread: ‘Bisogna ridiscutere il debito, con una richiesta di moratoria della parte ‘illegittima”. Il valdostano Stefano Ferrero snocciola la sua formula ultra-liberista: ‘Riduzione del 10% delle aliquote su persone fisiche e imprese’. E i soldi? ‘Vendiamo parte del patrimonio dello Stato e le riserve auree di Bankitalia’. L’abruzzese Andrea Colletti non vuol sentire parlare di ripresa: ‘È un concetto sbagliato. Se significa solo aumentare il Pil non è la strada giusta’. Sulle pensioni la maggioranza degli interpellati vuole l’abolizione dell’’iniqua’ riforma Fornero. A difendere l’innalzamento dell’età solo un ragazzo, che chiede di restare anonimo. Tra i grillini ci sono idee contrastanti anche sull’Imu. Sebastiano Barbanti, numero due in Calabria: ‘Assolutamente no’ all’imposta sulla prima casa, sì per gli altri immobili. Epperò ‘abolire l’Imu ora è impensabile’, avverte un candidato”.

Punti di vista tutti assolutamente rispettabili ma, viene spontaneo domandarsi: “Come potranno coesistere nello stesso gruppo parlamentare, e nello stesso partito, le posizioni di chi vuole gli Stati Uniti d’Europa e di chi rivuole la lira?”. Ovviamente non potrebbero ma tutti attendono che il Capo si pronunci, che dica definitivamente se l’Europa è buona o meno. E quando la Parola arriverà tutti o quasi si adegueranno, altrimenti come per Giovanni Favia e gli altri dissidenti arriverà l’ostracismo.

“Grillo ha fatto bene a cacciarli; lui è il nostro garante, tipo Berlinguer nel Pd”; “Conosco Favia e in Regione sta lavorando bene. In questo momento però non c’è spazio per tentennamenti”. E’ questo il tono principale delle risposte grilline sulle epurazioni. Un tema su cui, forse l’unico, sembrano essere tutti d’accordo. Altro che agenda Monti.

 

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