Alessandro Camilli

Norcia, case assegnate a sorte. E che dovevano fare, concorso con ricorso?

Norcia, case assegnate a sorte. E che dovevano fare, concorso con ricorso?

Norcia, case assegnate a sorte. E che dovevano fare, concorso con ricorso? (foto d’archivio Ansa)

ROMA- Norcia, terremoto, addio case, per molte settimane tende o trasferirsi altrove. Ma arrivano le prime venti case prefabbricate. A chi e come assegnarle? La responsabile in Comune per i servizi sociali, insomma la signora che in Giunta ha la responsabilità di decidere in materia, sceglie che le case saranno assegnate per sorteggio. Seguono proteste di non pochi: ma come,  a sorteggio? Però assegnare a sorte non è una scelta da Ponzio Pilato, è una scelta meditata e ragionata. Meditata dopo aver osservato la realtà e l’habitat per così dire sociale entro il quale qualunque decisore pubblico opera.

Siamo debitori a Massimo Gramellini della chiarezza con cui espone la questione su La Stampa. E che doveva fare quella signora con quelle venti casette a Norcia? Stabilire una graduatoria di assegnazione e quindi dei criteri di ingresso e presenza in graduatoria? Quali, l’anzianità di domanda? L’anzianità anagrafica dei richiedenti? L’Isee? Il tempo di residenza nel Comune? La presenza nel nucleo familiare di minori? O di anziani? O di anziani malati? E perché non malati e basta? E perché non privilegiare chi produce reddito nel territorio comunale? E perché non…

Col clima sociale che c’è e regna in Italia ogni criterio e graduatoria per l’assegnazione delle case ai colpiti dal terremoto sarebbe stata contestata e combattuta. All’insegna e sotto la bandiera dell’ognuno è un po’ più terremotato dell’altro. Qualunque criterio di assegnazione sarebbe stato sottoposto al setaccio del sospetto. Sospetto di parentela, affiliazione, clan. Sospetto di raccomandazione, sospetto di mancetta, sospetto di relazioni. Sarebbero venuti fuori sospetti amanti e sospette antiche storie di paese.

San raffaele

In piazza, quel che ne è rimasta a Norcia, nelle tensostrutture e sui social network la graduatoria sarebbe stata vivisezionata e vilipesa. Perché nessuno si fida, per principio e partito preso, di qualunque autorità che decide. Anzi, il solo decidere è sospetto. Quindi che dovevano fare a Norcia per assegnare quelle case? Un concorso pubblico per titoli? Con la certezza, certezza non iperbole, di un ricorso al Tar che, scrive Gramellini, “democraticamente avrebbe sospeso ogni decisione e rimesso tutti al freddo” lasciando le venti case non assegnate?

Esageriamo? Osservate con attenzione i telegiornali e i loro recenti servizi dalle zone del terremoto. C’è grande nostalgia delle belle cronache in cui si poteva gridare all’abbandono e al “lasciati soli”. Grande nostalgia nelle parole degli inviati e degli intervistati. La graduatoria delle case assegnate a Norcia sarebbe stata perfetta per farci sopra una una piccola ma tosta “casopoli” in terra di terremoto.

 

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