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Parroco pacifista: guerra a militari porta scolari al cinema

La foto di di Alessandro Camilli

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ROMA – Un parroco pacifista, anzi coordinatore della locale Pax Christi, anzi più che pacifista, come vedremo un autentico passionista dell’anti divisa. Metti Don Renato Sacco parroco iper pacifista di Cesara e metti i bambini del paesino di Castelletto Ticino e metti ancora una caserma, quella Babini di Bellinzago. Metti, frulla, mischia e hai una storia di provincia che però ha il sapore di una parabola universale: il troppo stroppia, anche di pacifismo e dio ci guardi dagli innamorati persi delle proprie missioni, anche, talvolta soprattutto, se portano l’abito talare.

Succede dunque che il Comune di Castelletto Ticino tra le sue iniziative ha quelle di mandare ogni tanto gli scolari al cinema, gite scolastiche che fanno informazione, cultura e svago insieme. Succede che portarli da scuola al cinema costa, occorre affittare dei bus, gli scolari sono circa settecento. Succede ancora che Comune e militari della caserma Babini abbiano l’idea di collaborare: i militari ci mettono i bus, gratis, il Comune paga solo la benzina.

Tutto a posto, tutto utile e anche tutto un po’ bello…alzi la mano chi ha qualcosa da ridire. La mano e la voce la alza Don Renato Sacco che con indignazione rileva che sulle fiancate dei bus ci sono le insegne e i colori dell’esercito e questo secondo il parroco è grave. Anzi peggio, è “propaganda”. Chissà cosa ha in mente il parroco quando dice propaganda, la bandiera italiana secondo la sua lettura è “propaganda” dello Stato? Il simbolo della Repubblica sugli atti ufficiali è “propaganda” della politica? Tanto per invadere il campo che dovrebbe essere di Don Sacco, il crocefisso nelle e sulle chiese è “propaganda” pro Cristo?

Quando dice “propaganda” Don Sacco non sa quel che dice, usa a sproposito il termine e il concetto, non sa quel che dice e gli sarà perdonato, su questo mondo e in quell’altro se c’è come da evangelica promessa e da laica tolleranza.

Però, però…quel che è difficile perdonare a Don Sacco è la spiegazione che allega al suo strafalcione concettuale sulla propaganda. Dice il parroco: “Se i militari portano i bambini al cinema c’è il rischio che possano sviluppare simpatia per i militari”. Capito? Nella predicazione del parroco c’è l’invito, il valore, se non il precetto, di avere in antipatia ognuno che porti una divisa.

E con questa spiegazione Don Sacco scende definitivamente dal pulpito religioso e passa decisamente alla predicazione politica. Per di più stantia, banale, estrema. E anche, diciamola tutta, nel caso della guerra ai bus militari che portano gli scolari al cinema, decisamente sciocca.