Alessandro Camilli

Pensioni, 8 milioni senza contributi. Italiani, 30 milioni senza reddito

Pensioni, 8 milioni senza contributi. Italiani, 30 milioni senza reddito

ROMA – Vi piacerebbe vivere in un Paese dove ben 8 milioni di persone godono di una pensione avendo versato pochi o nessun contributo e dove la metà della popolazione dichiara di non aver alcun reddito e di conseguenza non paga un soldo di tasse? Trenta milioni di cittadini senza reddito, otto milioni di pensioni assistenziali, qual è il paese? Vi piace viverci? Meno di quel credereste probabilmente, perché quel Paese è l’Italia e perché, l’enorme spesa fatta per decenni a carico delle generazioni future, rappresenta molto più un problema che un’equa redistribuzione della ricchezza. E a queste condizioni non sarà a lungo sostenibile per i conti italiani.

“Il Quarto Rapporto sul Bilancio del sistema previdenziale italiano elaborato dal Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali e recentemente presentato al governo e alle Commissioni parlamentari, analizza, per l’anno 2015, la spesa totale per la protezione sociale e il relativo finanziamento da entrate contributive e fiscali sia a livello statale sia regionale. Il quadro d’insieme evidenzia una spesa elevata, con una forte crescita di quella puramente assistenziale, il cui finanziamento indica una importante redistribuzione di risorse. Questi fattori possono però rappresentare punti di “vulnerabilità” del nostro sistema di welfare”, scrive Alberto Brambilla sul Corriere della Sera.

Vulnerabilità che altro non sono se non voci di spesa insostenibili, volendo valutare l’impatto meramente economico di queste, e che vanno dalle pensioni, basse, pagate a chi non ha mai versato contributi o comunque molto pochi, sino ai milioni di contribuenti che non contribuiscono. Sul fronte pensioni il Rapporto evidenzia l’eccessiva sproporzione tra spesa e numero di prestazioni assistenziali rispetto a quelle previdenziali, laddove la spesa previdenziale è quella ‘fondata’ sui contributi versati mentre quella assistenziale quella erogata alle fasce più deboli.

In Italia la spesa complessiva per le pensioni ammonta a 217.8 miliardi, quella assistenziale nel 2015 ha pesato per 103.6 miliardi. Ma se la prima è finanziata dai contributi (172,2 miliardi, quindi più della spesa), la seconda è completamente a carico della fiscalità generale. Fiscalità che ‘copre’, tra pensioni assistite parzialmente e totalmente, oltre 8,3 milioni di prestazioni su un totale di 16,2 milioni pensioni. Se questa prima vulnerabilità può trovare una giustificazione ideale in un mondo con un welfare efficiente, non c’è invece sostenibilità o giustificazione per la seconda: e cioè per i 30 e passa milioni di italiani che non pagano tasse.

E attenzione, non è che non paghino perché non guadagnano (per alcuni ovviamente sarà così), ma perché semplicemente dichiarano di non guadagnare. Non è infatti un mistero che il nostro Paese sia sempre in ottima posizione nelle classifiche sull’evasione e l’economia sommersa. Analizzando il rapporto sullo scarso gettito Irpef che dovrebbe finanziare la parte di welfare non pensionistica, si scopre che su 60,5 milioni di italiani quelli che fanno la dichiarazione dei redditi sono 40,7 milioni, ma quelli che dichiarano almeno 1 euro sono solo 30,7 milioni: ergo la metà degli italiani non ha ufficialmente redditi.

E così, mentre il 46% degli italiani paga il 5,1% dell’Irpef totale, c’è uno 0,8% che versa il 4,71% e un altro 4,13% che paga addirittura il 34% dell’imposta sul reddito. Dato che stride con la realtà oggettiva del nostro Paese, e che va letto insieme ad un altro. Quello fornito da un’indagine dell’Eurispes secondo cui, nel 2016, l’Italia avrebbe un Pil sommerso pari a 540 miliardi. Una cifra enorme se si tiene conto che quello ufficiale ammonta invece a 1.500 miliardi di euro. C’è poi la classifica Ocse sull’evasione fiscale: nel periodo 1999-2007, tra venticinque Paesi appartenenti all’Ocse, l’Italia si è posizionata al ventitreesimo posto per percentuale di economia sommersa rispetto al Pil, con un valore medio del fenomeno durante quegli otto anni pari al 27%, con un picco del 27,8% nel 1999.

Una curiosità, tanto per capirci: nella vicina Svizzera e nei lontani Usa quale la percentuale di reddito evasa, sottratta al fisco: otto per cento. Da noi tre, quattro volte di più. E insieme quale il posto dell’Italia in classifica in spesa sociale? Quasi sul podio in Europa, superata anche la Svezia. Ecco, semplice, elementare, matematico ma nessuno lo dice e nessun orecchio soprattutto è disposto a sentirlo davvero: 30 milioni di italiani che non pagano un euro di tasse e otto milioni di pensioni assistenziali non stanno insieme. Li tiene insieme solo il debito, l’ipoteca, il pizzo che preleviamo sui redditi di figli e nipoti.

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