Alessandro Camilli

Pensioni di fame, sanità infame..Ma Italia prima per gli 80 anni e più

Pensioni di fame, sanità infame..Ma Italia prima per gli 80 anni e più

Pensioni di fame, sanità infame..Ma Italia prima per gli 80 anni e più

ROMA – Pensioni, sanità…come ce le raccontiamo, come le sentiamo? Le prime, le pensioni, ovviamente basse, molte addirittura “da fame”. E via infatti alle statistiche che denunciano e inchiodano: milioni di pensioni sotto i mille euro al mese. Profondamente scorretto, quasi provocatorio per la pubblica opinione, aggiungere che molte delle pensioni sotto i mille euro non sono l’unica pensione percepita dal pensionato/a in questione. Peggio che mai ricordare che la gran parte di queste pensioni sotto i mille o giù di lì sono percepite da milioni che nella vita hanno versato di contributi pochissimo o nulla.

E non tutti perché indigenti, poveri, senza lavoro. Molti per scelta, anzi intere categorie. Così che non appartiene al mondo della fantasia il pensionato sotto i mille che però ha accumulato patrimonio e quindi condizioni di vita reali da tranquilla agiatezza. Più agiata magari di quello che di pensione ne prende 2.500 di euro al mese ma solo di quelli e con quelli campa.

Non importa che la realtà se interrogata parli di 16 milioni di pensionati a fronte di 22 quasi milioni di pensioni pagate. Non importa che milioni di queste pensioni, spesso le più basse, siano pagate a chi praticamente per una vita non ha denunciato redditi che comportassero versamenti di contributi e pagamenti di tasse. Non importa lo sproporzionato numero di pensionati rispetto al numero dei lavoratori in attività…

San raffaele

Le pensioni in Italia sono raccontate, pensate come poche, basse, da fame e tardive. Insomma per i pensionati italiani una vita di stenti e di sacrifici. Sempre, comunque. Pensionato cioè povero. Pensionato cioè più che povero, ai limiti della sopravvivenza. Questa come ce la raccontiamo e la pensiamo.

E la Sanità, la sanità pubblica? Tardiva, pigra, lenta nel migliore dei casi. Spesso, molto spesso addirittura mala sanità. Il racconto popolare è una serie di ballate sul rene asportato che era quello sano e sulla gamba sana ingessata invece di quella rotta. Di liste di attesa crudeli e interminabili, di visite mancate, diagnosi sballate, corsie di ospedale dove ti sbattono lì e ti dimenticano, di pronto soccorso dove vieni ammassato come bagaglio in stiva…

Quindi anziani da noi sottoposti a doppio calvario: pensioni da sopravvivenza appena e sanità pubblica inefficiente quando non dannosa. Ci si aspetterebbe dunque una costante strage di anziani, una massiccia e crescente mortalità nelle fasce di età più avanzate, come si fa infatti a vivere in queste condizioni? Le demografia dovrebbe registrare in termini di aumento dei decessi e calo delle aspettative di vita le pensioni da fame e la sanità infame.

E invece, dispettosa e impudente, la demografia conta e dice che l’Italia è prima in classifica (prima!) tra le nazioni per popolazione da ottanta anni compiuti e più. Il 6,5% degli italiani ha almeno ottanta anni ed era il 2015, adesso saranno un po’ di più. Il 6,5% è un sacco di gente. Abbiamo superato per percentuale di ottantenni perfino la Svezia che non faceva figli. Siamo primi in classifica.

Non basta: i nostri ottantenni per fortuna loro hanno come aspettativa di vita in media altri dieci anni, dieci tondi. Mentre in tutto il resto del mondo un/a ottantenne ha come aspettativa di vita 9,5 anni. Quindi da noi sopravvivono più anziani e sopravvivono di più. Carta canta.

Dovremmo quindi prendere atto che la strage di anziani perpetrata nel nostro racconto quotidiano da pensioni di fame e sanità infame non esiste. Dovremmo quindi prendere atto che in questo paese pensioni e sanità pubblica sono niente male se ci sono in percentuale più anziani in vita che in ogni altra parte del mondo e che questi anziani hanno aspettativa di vita più lunga che altrove.

Ma nessuna realtà ci costringerà a prendere atto della realtà. Preferiamo pensare che i numeri siano falsi, frutto di errore o complotto e comunque chi se ne frega dei numeri. Se costretti attribuiremmo la longevità ai geni, alla dieta, alla provvidenza, ai santi, al clima, al caso. Mai ci costringeranno a piegarci, arrenderci alla realtà di un paese che per le pensioni e i pensionati spende più di ogni altro paese e che ha il sistema sanitario pubblico più accessibile, gratuito, universale e protettivo del pianeta. No, possono anche torturarci, mai abiureremo dalla nostra fede in pensioni di fame e sanità infame.

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