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Pensioni pagate da 30/40 anni: milioni. E Boeri dà i numeri

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ROMA – Pensioni, non lasciatevi ingannare dal primo numero che compare, quel mezzo milione circa. La notizia fornita dall’Inps sarebbe che circa mezzo milione di italiani pensionati sarebbe appunto in pensione da…36 anni. Tanti auguri e complimenti alla longevità se fossero tutti novantenni o giù di lì. Il fatto è che quel mezzo milione non è fatto di fortunati lungo viventi, è fatto di fortunati pensionati precoci, precocissimi, quando in pensione ci si riusciva ad andare appena scoccavano i cinquanta…

E il fatto è che non sono neanche mezzo milione, sono molti di più. Al computo mancano infatti niente meno che i pubblici dipendenti andati in pensione diciamo così da giovanotti. mezzo milione in pensione da 36 anni sono solo quelli ex dipendenti privati. Se a spanne ci aggiungiamo i dipendenti pubblici in analoghe condizioni, quelli dei tempi 14 anni di contributi, sei mesi e un giorno e poi pensione, quelli dei contributi figurativi…Facciamo un altro mezzo milione? A volersi tenere bassi.

Quindi in Italia, piaccia o no, ci sono un milione e più, anzi quasi due di persone che percepiscono assegno pensionistico, magari basso, ma da 30/40 anni. Insomma metà della vita da pensionato. Perché al milione abbondante dei “precoci” vanno aggiunti coloro che percepiscono pensioni assistenziali che giustamente non sono legati all’età ma alle condizioni di indigenza. Giustamente, ma anche qui come è noto si è “andati larghi”.

Quindi…Tito Boeri che guida l’Inps mentre fornisce questi numeri ne deduce una singolare conseguenza logica e trova modo di darne altri di numeri. Dice infatti Boeri: “poiché in passato si sono fatti regali abbondanti…”. E uno si aspetta: da ora in poi mai più…Oppure: quei trattamenti pensionistici andrebbero rivisti…

Infatti Boeri giustamente fa notare un calcolo ovvio ma di solito negletto dalla e cronache pensionistiche: se prendi mille euro al mese di pensione per 40 anni prendi più di uno che incassa pensione da 1.800 per venti anni. E quindi? Quindi ecco che Boeri dà i numeri: dall’esistenza di vaste aree di privilegio nella concessione di pensioni che durano quattro decenni ne deduce che va tagliata la pensione percepita da chi se l’è pagata con i contributi versati.

Il Boeri-pensiero è più o meno questo: hai versato contributi magari altri fino a 65 anni, quindi avresti una pensione da 3.500 al mese per mediamente venti anni. Peccato però che c’è gente che ha versato pochissimo, prende pensione da 1.200 al mese però per quaranta anni. Non ci stiamo coi conti, quindi tu che hai pagato di più in contributi e stai meno anni in pensione paga per sostenere il costo di chi è stato avvantaggiato.

Paga sotto forma di tagli alla tua pensione chiamati “contributi di solidarietà”. Solidarietà a chi è andato in pensione a 40/50 anni e ci sta in pensione da 30/40 anni? Questa non è redistribuzione del reddito, questa è sanatoria del vero privilegio, spiace dirlo, di cui godono milioni di pensionati diventati tali già 30/40 anni fa e che dalle casse pubbliche prendono perciò infinitamente più di quanto non abbiano mai versato.