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Popolare Vicenza, Garanzia Giovani: ecco i mangia miliardi

La foto di di Alessandro Camilli

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ROMA -Popolare Vicenza, banca che ha perso 1, 5 miliardi. E la cui assemblea respinge l’azione di responsabilità verso i dirigenti autori di tale scempio finanziario. Chi ha mangiato il miliardo a Popolare Vicenza non si vedrà rinfacciare nulla, alla peggio una ricca buonuscita.

Garanzia Giovani, cioè l’Europa che sborsa per l’Italia circa 1,5 miliardi perché giovani in cerca di lavoro vengano guidati, aiutati, istruiti, magari collocati in posti appunto di lavoro. Almeno la metà di questi soldi (ma forse di più) sono stati spesi in convegni, seminari, dibattiti, opuscoli…Posti di lavoro pochissimi, integrazioni al reddito dei “formatori” e “aiutanti” dei giovani senza lavoro un sacco. Chi ha mangiato il miliardo di Garanzia Giovani dirà che se lo sono spartiti in tanti, e da noi coi soldi dell’Europa è sempre andata così…

C’è chi sulle disgrazie lucra e c’è chi, anche quando le cose vanno male, riesce a far soldi. Che di fortunati o di furbi si tratti è una storia vecchia quanto l’uomo che puntualmente si ripete. E l’Italia non fa eccezione. E’ il caso degli amministratori, vecchi e nuovi, della Popolare di Vicenza che, refrattari alle perdite miliardarie e alle proteste dei risparmiatori-soci, si sono assegnati ricchi bonus. Ed è anche il caso di chi si è messo in tasca, in modo assolutamente legale, quel miliardo e mezzo di euro di fondi europei stanziati per il ‘programma garanzia giovani’, un programma pensato per aiutare gli under 30 ad entrare nel mondo del lavoro. I soldi sono stati spesi, ma in poco più di 30mila hanno avuto un contratto.

A quasi due anni dal lancio, il programma Garanzia Giovani, nato per aiutare gli under 30 a trovare un lavoro, si rivela un flop – scrive Gabriele Martini su La Stampa -. È quanto emerge da un report dell’Istituto per lo Sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (Isfol), ente pubblico di ricerca che dipende dal ministero del Lavoro. Quasi un milione di giovani si sono iscritti al programma, ma solo 32 mila (il 3,7%) hanno trovato un lavoro vero. Dunque ciascun contratto è costato oltre 36 mila euro. Gran parte dei soldi arrivati dall’Europa (1,5 miliardi) si disperde in sprechi e costi burocratici”.

Ed è sempre sul quotidiano di Torino che Teodoro Chiarelli racconta: “A niente sono serviti gli interventi a ripetizione di chi ha perso tutti i propri risparmi. Nè la rabbia e gli improperi contro manager rapaci che a fronte di una perdita di 1,4 miliardi di euro si sono assegnati ricche prebende come se nulla fosse. Ben 16,7 milioni spesi per il vertice di una banca che una volta era il gioiello del Nord Est, qualcosa come il 52% in più del 2014. L’assemblea della Popolare di Vicenza, riunitasi per la seconda volta in meno di un mese ha approvare il bilancio 2015 con il suo rosso miliardario e le politiche di remunerazione del management con la pioggia di buonuscite per i vecchi dirigenti indagati e di “welcome bonus” per i nuovi entranti. Non solo. La stessa assemblea ha respinto la richiesta di azione di responsabilità verso i vecchi manager che hanno depredato l’istituto di credito veneto”.

Due storie pubblicate per caso nella domenica di Pasqua che raccontano l’Italia di chi ‘magna’, come si dice a Roma. In un caso, il primo, in modo assolutamente legale. Gran parte degli 1,75 miliardi stanziati sono finiti infatti in regolari tirocini (1 euro su 3), centri per l’impiego e bonus alle imprese. Ma anche in una miriade di corsi, convegni, seminari. Nel bilancio del programma ci sono 240 milioni di euro sotto la voce ‘formazione’, tanto per dire. Spesi male quindi, al massimo, ma di certo non in modo irregolare.

Nel secondo caso, invece, la legalità si è probabilmente superata. Non per quanto riguarda le suddette prebende che, se approvate dall’assemblea, hanno piena dignità legale (cosa diversa è quella morale). Ma più per quel che riguarda, invece, i destinatari. La pioggia di buonuscite ha ‘bagnato’ anche non pochi dei vecchi dirigenti indagati. Un milione è andato a Gianni Zonin, ex presidente indagato per aggiotaggio e ostacolo all’attività di vigilanza e ritenuto dai magistrati il primo responsabile del dissesto dell’istituto costato miliardi di euro a 119 mila soci. E poi 4,6 milioni all’ex ad Samuele Sorato e buonuscite complessive per 5,2 milioni e bonus di entrata per 2,7 milioni, di cui 1,8 milioni per il nuovo ad Francesco Iorio che in soli sette mesi ha incassato 2,7 milioni. Per la cronaca la perdita a bilancio è di 1.4 miliardi di euro.