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Rai gettoni d’oro, 5 grammi mancanti: è sempre Banca Etruria

La foto di di Alessandro Camilli

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ROMA – Rai, gettoni d’oro: i cinque grammi continuano a mancare. Non è tutto oro quel che luccica, soprattutto in Rai. Dopo le rivelazioni della scorsa primavera sui gettoni d’oro con cui la tv pubblica paga le vincite ai concorrenti che partecipano ai suoi programmi, gettoni che si scoprì contenere meno oro rispetto a quanto dichiarato, Report e il Corriere della Sera tornano oggi sulla questione, scoprendo che in 6 mesi e passa non solo non è cambiato nulla, ma anzi sono persino state rinnovate le forniture.

Tutto cominciò nel non lontano 2013 quando Maria Cristina Sparanide, vincendo 100mila euro nel quiz Red or Black – in realtà 64mila tolte tasse e commissioni varie –, chiese di essere pagata in gettoni d’oro. Una richiesta che la portò a scoprire che questi non erano composti da materiale “puro” come sostenuto dalla Rai e, invece di contenere 0,1 grammi di materiali impuri per ciascun chilo d’oro, i gettoni di Sparanide ne avevano ben 5 di grammi, vale a dire una percentuale 50 volte superiore a quella dell’oro “puro” che la Rai prometteva. Report specificò allora che i gettoni erano forniti alla Rai dalla Zecca di Stato, che però a sua volta riceveva l’oro principalmente da un’unica banca: Banca Etruria, quella che alcuni mesi fa era praticamente fallita ed è stata “salvata” dallo Stato italiano.

Di chi è la colpa dell’ammanco, si chiesero la Sparanide e gli autori dell’inchiesta. Della Rai che fa la ‘cresta’ sui gettoni? Difficile e improbabile visto che la tv pubblica non conia i gettoni in questione e le risulterebbe quindi difficile modificare il grado di purezza. Della Banca d’Italia? Escluso, almeno in quanto Istituzione, mentre certezze non ce ne possono essere su singoli dipendenti magari in mala fede. Ma sono, ovviamente, semplici ipotesi. Rimane Banca Etruria, che in effetti è l’attrice delle vicenda che concentra su di sé i maggiori sospetti per ruolo e possibilità materiale. Ma anche in questo caso si tratta di speculazioni visto che una verità giudiziaria, almeno ad oggi, non c’è.

Mentre si cerca però la verità con la ‘V’ maiuscola, indagando sono emersi nuovi particolari. Per alcuni versi letteralmente sconvolgenti. E’ il caso dell’ottusità della burocrazia italica che, nel rapporto tra due entità pubbliche come la Rai e Bankitalia riesce a confezionare delle mostruosità che, come dimostrano i gettoni in questione, non portano nulla di buono.

Dicevamo che la signora Sparanide chiese di essere pagata in gettoni d’oro. Secondo le norme vigenti, infatti, i premi non possono essere corrisposti in denaro. Ed ecco perché i gettoni d’oro. Ma ai vincitori, in realtà, è concesso comunque di avere soldi contanti anziché il metallo prezioso, purché si completi un folle circolo vizioso. Quel circolo che la concorrente di Red or Black per caso ha interrotto. Formalmente infatti il vincitore riceve i gettoni coniati, del valore della vincita detratte le tasse, l’Iva, il costo del conio e la perdita fisiologica della fusione e, a quel punto, li rivende alla Zecca allo stesso prezzo, da cui però viene detratta una seconda volta la perdita fisiologica e il costo della fusione. Il vincitore però quei gettoni, a meno che non li voglia davvero, non li vede neppure. Una follia in piena regola. Anche perché nessuno è in grado di dire se siano stati effettivamente coniati, e successivamente fusi, come torna oggi a scrivere Sergio Rizzo sul Corriere della Sera.

“Indagando poi si scopre anche che l’oro è stato per decenni acquistato senza fare le gare, ma con semplici indagini di mercato e i vertici del Poligrafico presentano allora un esposto alla magistratura perché accerti i fatti e avviano una verifica interna. Che a quanto pare evidenzia una serie di problemi e falle nelle procedure. Di sicuro il rapporto di lavoro con Marco Cerù, che per vent’anni è stato a capo della direzione finanziaria del Poligrafico, viene risolto. Consensualmente, tengono a precisare alla Zecca. Ma qualcosa vorrà dire. (…) Per inciso, contrariamente al passato gli attuali amministratori del Poligrafico hanno deciso di comprare l’oro facendo una gara pubblica. Che però ha vinto lo stesso fornitore di sempre: Banca Etruria”.