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Referendum, ma che Obama! Nessuno vota Sì o No per Obama

La foto di di Alessandro Camilli

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ROMA – Referendum sarebbe una cosa seria. Ma la campagna elettorale che lo avvolge, rivolta, stringe, soffoca e in fondo umilia non è una cosa seria. La campagna per il Sì e per il No è cosa maledettamente ridicola, grottesca, penosa.

Non è purtroppo proprio una novità: da tempo il personale, il ceto politico italiano (in rigoroso ordine da destra a sinistra: Lega Nord, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Ncd, Pd, Sinistra Italiana e con la partecipazione straordinaria di M5S, nessuno escluso insomma e tutti professionisti della sceneggiata) produce soprattutto e solo campagne elettorali. E da tempo il prodotto è fortemente ridicolo, decisamente grottesco, umanamente e civilmente penoso.

L’ultima è stata la polemica indignata, lo sdegno polemico per Obama presidente Usa che ha detto di “tifare per Renzi e per il Sì”. Ovvio che si possa dire e pensare che Obama l’ha cantata giusta e chiara oppure che Obama l’ha detta storta e sbagliata. Ma gridare “all’ingerenza straniera”, ai sacri confini del voto nazionale violato…Ma per favore, un po’ di misura, decenza. Misura, decenza, già proprio le sorelline smarrite sembra per sempre.

Ma quale Obama! Non c’è neanche a cercarlo con un concorso a premi un solo elettore italiano che decida di votare Sì o No perché l’ha detto Obama. Il cosiddetto caso Obama è solo un esempio del ridicolo, grottesco, penoso.

Ce ne sono altri. Dal fronte del No che, tocca dirlo, in materia è il più prolifico. Per settimane e mesi quelli del No hanno accusato Renzi di nascondere e posticipare la data del referendum. Posticipare per fare i suoi comodi e i suoi calcoli, tirarla in lungo perché se si votava in fretta perdeva. Non appena Renzi ha comunicato la data del 4 dicembre, quelli del No sono corsi da Tar e Tribunali vari per farlo sospendere, rinviare, possibilmente annullare il referendum. Prima gli appelli per farlo fare presto, poi i ricorsi per congelarlo e ritardarlo il referendum. E sempre le stesse mani, le stesse bocche. Magnifico esempio di preclara attitudine a fare scena quando piove perché si vuole il sole e a fare scena quando c’è il sole perché si pretende la pioggia.

E il fronte del Sì arranca secondo nel ridicolo, grottesco e penoso. Ma compete anche lui: per settimane e mesi è stato spiegato che se vince il No c’è danno economico e crisi politica. Poi quando Renzi ha capito che così eccitava il voto contro, contro se stesso, da allora se vince il No “non succedono terremoti” e “si resta con i guai che abbiamo”. Parola di premier, dello stesso premier sia prima che dopo.

Il penoso e grottesco e ridicolo messaggio che mandano quelli del No con le loro isterie quotidiane è che il Sì dovrebbe astenersi dal fare campagna elettorale, dovrebbe non esistere e tacere perché ogni parola o argomento per il Sì è “potere forte” e prevaricazione (qui il punto di congiunzione tra Grillo, D’Alema e Salvini).

Il ridicolo e alquanto patetico messaggio che mandano quelli del Sì è che il No non dovrebbe esistere perché le uniche ragioni del No sono quelle del dispetto, del rancore e dello sfascio. E comunque vittoria del No significa finimondo, anzi non più, scusate dalla regia comunicano che la fine del mondo è annullata.

Ridicoli, grotteschi, penosi e noi, quasi tutti, dietro. Dietro l’uno o l’altro incapaci di richiedere, esigere, gustare, apprezzare una prestazione professionale e umana della politica e dei politici che non sia appunto ridicola, grottesca e penosa.