Alessandro Camilli

Rigopiano, 10 sopravvissuti 43 ore sotto solaio. Hall-obitorio sepolti vivi

Hotel Rigopiano sommerso dalla valanga

PESCARA –Rigopiano, l’albergo spianato e invaso dalla valanga. Contro ogni attesa e perfino speranza ci sono dieci sopravvissuti. Mentre scriviamo li stanno tirando fuori. Fuori da una sacca d’aria e di vita dove hanno resistito per 43 ore. Un solaio ha fatto da intercapedine tra la vita e la morte. Sotto quel solaio hanno respirato e hanno mantenuto chissà come una temperatura corporea sufficiente a non morire assiderati. Nessuno sperava più di trovare superstiti, ora la speranza può osare spingersi fino all’ipotesi, remota, ce ne siano là sotto altri vivi.

Dieci persone vive, sopravvissute sotto i metri di neve e detriti che ricoprono per uno spessore di cinque metri il tetto e i due piani di quello che sino a due giorni fa era l’albergo Rigopiano si è trasformato in un obitorio ghiacciato. La reception soprattutto, la hall che è appunto un obitorio dei sepolti vivi. Lì si erano radunati per attendere i mezzi che dovevano portarli a valle. L’aver trovato dei segni di vita a 48 ore dai fatti riaccende una speranza ormai quasi del tutto persa, e dei 30 che si suppone siano stati sepolti vivi ci si può augurare che almeno una parte riesca ad uscire viva da quella tomba di ghiaccio e neve.

Una neve che è, a detta dei soccorritori, dura, compatta e pesante. Una neve che rende difficilissime le operazioni di soccorso e che sino a poco fa sembrava non lasciare speranze. “Scaviamo per 6/7 metri prima di arrivare al terreno”, racconta chi è sul posto. E questo perché alla neve caduta dal cielo si è sovrapposta quella venuta giù con la slavina. Ed è questa una delle ragioni, ma non l’unica, del perché sinora non si era riusciti ad individuare se non un paio di corpi.

Mancano all’appello altre persone. Perché non si riesce a trovarle? In parte perché la quantità di neve, come detto, è straordinaria: 6 metri di neve, a spanne, equivalgono all’altezza di più di tre essere umani messi in fila uno sull’altro. Una profondità che da scavare a mano, con le pale, è abissale. E poi i detriti. Chi cerca i sopravvissuti rimasti sepolti dalle valanghe non ha normalmente a che fare con muri crollati, solai, controsoffitti e oggettistica varia che possono ostacolare gli scavi ma anche dare false indicazioni su dove scavare. Un esempio che fa chi è impegnato sulla collina di macerie e neve è quello dei materassi: “Rileviamo qualcosa di morbido, che potrebbe essere una persona, scaviamo e poi troviamo un materasso o un cuscino”.

Poi la compattezza della neve che, arrivata con una forza mostruosa si è compattata trovando un ostacolo e si è trasformata in ghiaccio, cemento, un qualcosa di molto diverso dalla neve soffice che abbellisce i paesaggi e le cartoline montane. A tutto questo si sono poi aggiunte le temperature in rialzo, che hanno appesantito la neve stessa rendendo ancor più faticoso e complesso il tutto.

“Andiamo avanti con i mezzi meccanici da adesso – raccontava a Radio Capital un uomo del soccorso alpino – Dopo tutte queste ore le speranze di trovare qualcuno vivo nella neve sono minime. Per salvarsi ci deve essere qualche sacca d’aria, e quelle anche con le pale si trovano”. Ora, la notizia dell’individuazione di 6 persone vive, conferma queste parole oltre a riaccendere le speranze, ma spiega anche come mai sia così difficile individuare dove siano gli ospiti.

La slavina, dove non ha sbriciolato l’albergo, ne ha riempito le stanze e i locali. I primi due piani, compresa la reception dove probabilmente in molti stavano aspettando l’arrivo del gatto delle nevi che li avrebbe portati via, sono stati completamenti invasi dalla neve e solo l’ultimo piano, il terzo, è ancora parzialmente accessibile. I corpi potrebbero quindi essere stati schiacciati finendo in una massa così compatta da essere di difficilissima esplorazione. Ma potrebbero anche essere stati trascinati via, lontano. La valanga ha infatti ‘riempito’ parte dellalbergo, ma lo ha anche scavalcato sbriciolandone altre parti e trascinando i detriti per centinaia di metri. Una zona quindi vastissima dove potenzialmente cercare. Basti pensare che secondo le ultime stime fatte da chi il posto conosceva, la struttura dell’albergo Rigopiano deve essere stata spostata dall’onda d’urto non di una decina ma di 20/30 metri.

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