Alessandro Camilli

Rigopiano: la notte della valanga, dentro l’albergo cimitero

Hotel Rigopiano di Farindola sommerso dalla neve

Hotel Rigopiano di Farindola sommerso dalla neve (foto Ansa)

PESCARA –Rigopiano, per l’albergo e chi ci sta dentro è la notte della valanga, una massa di neve smossa dal terremoto che arriva a spostare anche di dieci metri alcune strutture dell’edificio. La valanga copre e sfonda, entra nell’albergo, lo invade, qua e là letteralmente lo smonta. E nella lunga notte della valanga l’albergo diventa cimitero. Cimitero, tomba non si sa per quanti, si spera per pochi, si spera che i dispersi a mezzogiorno diventino tra qualche ora superstiti e non vittime.

Morti ci sono, si sa. Morti di terremoto, sepolti dai crolli o morti di gelo, freddo, assideramento? O di entrambi? Quello che si sa è che ci sono due sopravvissuti, una vittima e un numero indefinito di dispersi compreso tra venti e trenta persone tra cui diversi bambini. Quello che non si sa, a 24 ore dall’inizio dell’incubo, è cosa sia successo all’hotel Rigopiano e, soprattutto, cosa sia accaduto ai suoi occupanti.

“Ci sono stati due eventi straordinari nella loro portata. Da queste parti nevica ma nemmeno i vecchi ricordano una tale quantità di neve. Se si pensa che a questa bufera si è aggiunto il terremoto ci si renderà conto che diventa tutto davvero difficile. Ci troviamo di fronte a due tragedie che non si potevano prevedere”, dice Ilario Lacchetta, ingegnere, sindaco di Farindola, il paese sulla cui testa c’è, ma forse è il caso di dire c’era, l’albergo Rigopiano.

Ieri, su quell’albergo abbarbicato sui monti con vista sul Gran Sasso, si è abbattuta una valanga di inaspettata violenza generata dalle scosse sismiche che hanno fatto tremare tutto il centro Italia. Lo splendido isolamento della struttura, che la rendeva meta attraente per molti appassionati di montagna, si è trasformato in una trappola. L’ora esatta in cui la valanga ha investito l’albergo non è ancora stata stabilita, ma verso le 20 di ieri è cominciata a circolare la voce che lassù qualcosa fosse successo.

“Sinceramente all’inizio mi sembrava così incredibile, pensavo che fosse una bufala – racconta il sindaco di Farindola -. Poi abbiamo materializzato la portata di questa tragedia immensa. Dalle nove di ieri sera si sta agendo ma ci sono due metri e mezzo di neve, nei tratti dove c’è vento si arriva anche a tre metri”.

Alle 21 ci si è mossi, guidati dagli sms e dai messaggi di aiuto che i due sopravvissuti erano riusciti a inviare. Solo alle 4 del mattino i primi soccorsi sono però riusciti a raggiungere l’albergo, e ci sono arrivati sugli sci, perché i mezzi erano ancora bloccati sulla strada e oggi, quando è quasi ora di pranzo, ancora non si è riusciti ad ispezionare l’interno della struttura. Non si sa se ci siano vittime o superstiti intrappolati. Dalle testimonianze dei due superstiti, gli stessi che hanno inviato la richiesta d’aiuto, si può solo immaginare cosa debbano essere stata le ultime ore.

Giampiero Parete e Fabio Salzetta sono stati portati a valle su una barella speciale e sono già ricoverati in ospedale, semi assiderati ma non in pericolo di vita. “Ho perso tutto. Lì sotto ci sono mia moglie e i miei due figli Ludovica, che ha 6 anni, e Gianfilippo, di 8 anni”, ha raccontato Parente, cuoco in vacanza nella struttura insieme alla famiglia.

“Mi sono salvato perché sono andato a prendere una cosa in auto”. Il caso quindi che decide tra chi vive e chi, forse, no. Parente è riuscito a scappare assieme al manutentore e durante le ore in attesa dei soccorritori dice di essersi rifugiato in auto, ma di non aver sentito voci e di aver visto soltanto un muro di neve. Poi più nulla. Ore passate al gelo, con la temperatura abbondantemente al di sotto dello zero e con una bufera che li deve aver avvolti rendendo nero tutto il mondo circostante. In mezzo a quello che troppe volte si definisce silenzio assordante ma che chi conosce il rumore soffice e ovattato che produce la neve in montagna può immaginare in questo caso con orrore. Ore in cui i due avranno pensato certamente di morire, ma soprattutto ai loro cari all’interno dell’albergo. In certi casi non sapere può essere persino peggio del sapere, e la fortuna può rivelarsi condanna.

Diverso, e per ora ancora solo ipotizzabile, il destino di chi era all’interno della struttura. La valanga ha investito in pieno l’albergo, spostandolo di dieci metri. Qualcuno, chi si trovava dal lato dell’impatto o sotto le parti crollate non ha forse nemmeno avuto il tempo di rendersi conto di quanto stava cadendo. Altri possono invece essere rimasti intrappolati, bloccati dalle macerie, dalla neve.

Vivendo un’attesa che speriamo possa concludersi con l’arrivo dei soccorsi. Ma un’attesa che è comunque incubo, dolore, paura e freddo. Quello che è certo è che se ci sono sopravvissuti non sono in grado di comunicare con l’esterno, e le ragioni possono essere solo due: nel migliore dei casi sono intrappolati in punti da cui non riescono a far sentire la loro voce e dove il segnale dei cellulari non arriva, altrimenti vuol dire che non sono fisicamente in grado di comunicare perché incoscienti.

 

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