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Roma palazzo crollato: dal cemento di Mussolini ai 12 condoni

La foto di di Alessandro Camilli

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ROMA – Roma, a Roma è venuto giù mesi fa un palazzo, un palazzo al Flaminio, un grande palazzo sul Lungotevere. Risultati delle perizie alla mano, la storia di questo palazzo e del suo crollo è una perfetta storia italiana, anzi è in miniatura una storia d’Italia.

Dicono dopo gli esami e rilievi i consulenti della Procura che la “causa prima” del crollo sta nella pessima qualità dei materiali usati per la costruzione. Era il 1935, il regime era impegnato nella guerra di Etiopia ed emanò direttiva di economizzare l’uso del ferro nell’edilizia civile. Il ferro doveva prioritariamente andare all’esercito, alle forze armate. Insomma la storia comincia quando il regime fascista poteva permettersi l’Impero a scapito di etiopi e libici e somali ma non poteva permettersi palazzi costruiti come sicuri per chi abitava a Roma, capitale dell’Impero…con le case di cartone o quasi. Un po’ come i carri armati mandati a difendere l’Impero, chiamati dai soldati “scatole di sardine” perché di latta più che di acciaio.

La storia (d’Italia) ovviamente non finisce qui. I costruttori di allora del palazzo non rispettarono neanche i limiti, bassissimi, di qualità nei materiali con cui costruire. Stettero sotto, perfino più sotto dello standard del “cemento di Mussolini”. Lo fecero per non spendere, costruirono un po’ fuori legge. E lo sapevano, eccome se lo sapevano, tanto è vero che affollarono il palazzo di muti portanti che costavano meno del ferro e cemento appunto. Quindi regime sparaballe e incosciente e costruttori alquanto ladri, non proprio eccezioni nella storia patria.

Ed ecco arrivare poi e finalmente i cittadini, la gente, nel caso in specie gli inquilini del palazzo negli anni e decenni. Dodici (12!) ristrutturazioni interne di ambienti con spostamenti o abbattimenti di tramezzi. E tutte e 12 condonate. E Comune di Roma che da trenta anni o condona la qualunque o tiene le domande nel cassetto. La somma, le nozze tra il “faccio come mi pare” dei cittadini/inquilini e il “non faccio nulla” della Pubblica Amministrazione hanno avuto come legittimo erede il crollo. Ciliegina sulla torta, o meglio goccia che ha fatto traboccare , l’ultima ristrutturazione, quella del quinto piano e relativo abbattimento di tramezzi (il giardino pensile pesantissimo da far sprofondare è risultato invece una favola metropolitana).

I consulenti del Pubblico Ministero definiscono quelli constatati “sfortunati eventi”. Quanto pudore. Regimi e poi anche democratici governi che fanno la ruota del pavone e non hanno le risorse neanche per i bisogni essenziali e poi imprenditori che ci marciano sistematicamente sulla strada del profitto illegale e nocivo per i cittadini e poi i cittadini che ignorano regole, prudenza e della sicurezza se ne fregano anche loro dopo i regimi, i governi, i costruttori e Pubblica Amministrazione indolente, inefficace, di fatto complice. Sfortunati eventi? Beh, sì. Basta aggiungere abituali. Abituali sfortunati eventi in Italia.