Alessandro Camilli

Roma, la mafia investe a tavola. Lunga catena di risto-bar dove ci mangia

Roma, la mafia investe a tavola. Lunga catena di risto-bar dove ci mangia

Roma, la mafia investe a tavola. Lunga catena di risto-bar dove ci mangia

ROMA – Roma non è nuova alla notizia, ci ha fatto il callo: un altro ristorante di quelli grandi e noti, di quelli dove si va e si sa che molti vanno, è stato sequestrato su indagine della Direzione Anti Mafia e per mano delle forze di polizia. Non è la prima volta che accade, anzi è solo l’ultimo anello in ordine di tempo di una lunga catena.

Ristoranti, e non di quelli periferici, ignoti, dimessi e magari sempre vuoti, ma di quelli in centro o nell’anello di quartieri residenziali che il centro circondano. Ristoranti diventati essi stessi indirizzi, punti di ritrovo. Talvolta diventati quasi status, attestazioni di status socio-mondano. Ristoranti dove si mangia così-così ma in fondo non importa perché il vero piatto forte del menù è l’insegna, il brand. E bar ritrovo anche questi diventati tappa, sosta conosciuta ai romani, in qualche caso perfino con velleità di arredo urbano. E pizzerie, non dimentichiamo le pizzerie, un’intera catena di pizzerie dove si faceva la fila per entrare…

San raffaele

Ecco, saranno, sono decine nel corso degli ultimi anni i ristoranti, bar-ritrovo, pizzerie tutti più o meno di successo che sono stati sequestrati (quasi sempre non chiusi per non mettere in mezzo alla strada i dipendenti ma creando ormai una strana situazione di imprese gestite da commissari pubblici). Sequestrati tutti più o meno per lo stesso motivo: tra tavoli, coperti, banconi, bicchieri e forni a legna scorreva invisibile ma tangibile il soldo sporco.

Già perché questa catena di sequestri non ha come causa frodi alimentari o fiscali. No, tutt’altro. A Roma (anche in altre città ma soprattutto a Roma) è ormai noto ed evidente che la criminalità organizzata (mafia, ‘ndragheta, corona unita o qualunque altro nome le si voglia dare) ha una linea di investimento ben precisa e consolidata nel tempo: apre, finanzia, rileva ristoranti, bar, pizzerie…qualcuno aggiunge anche discoteche.

La criminalità organizzata dispone di un sacco di soldi, spesso liquidi. Sono soldi che vengono definiti “sporchi” non solo perché frutto di attività illecite ma soprattutto perché se messi in circolo rivelano la provenienza criminale. Quindi vanno “lavati”, puliti. E uno dei sistemi più classicamente adottati per lavare e ripulire denaro è quello dell’investire, più o meno direttamente, in esercizi commerciali. Quelli della ristorazione e affini sono la linea di investimento prescelta e preferita.

Lunga è la catena a Roma di buoni indirizzi da tavola e bicchieri dove la mafia ci mangia. Non nel senso che trovi seduto davanti a un piatto il boss attorniato dai semi boss che vigilano su chi entra e esce anche dalla toilette. Quello è il cinema…La criminalità ci mangia nel senso che ci mette i suoi soldi e li ripulisce. A mangiarci per davvero a quegli indirizzi ci vanno quelli che le cronache con qualche generosità chiamano i Vip (ormai una comparsata da vip non si nega a nessuno, in fondo basta un selfie azzeccato) e i romani di ogni genere e tipo.

Provando un brividino per la cena o la pizza o l’aperitivo nel ristorante o bar o pizzeria della mafia? Ma figurati, a Roma se dici a un qualsiasi avventore che quel locale è stato sequestrato ai proprietari e gestori per riciclaggio di denaro sporco non provochi né sgomento né emozione, la risposta è un realistico e alquanto cinico “embé?”

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