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Roma, l’avvocato che straccia le multe

La foto di di Alessandro Camilli

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ROMA- Roma Capitale c’è scritto in pomposa esibizione sulle auto e divise dei Vigili urbani della città. Sulle strade infatti capitale del traffico, delle code (batte perfino Napoli), del numero di auto per abitante, della moltitudine di motorini senza i quali non sopravvivi, dell’abitudine di sorpassare a destra, dei pullman turistici che fanno quello che gli pare dove gli pare, delle strisce pedonali c’era una volta perché ora quasi tutte cancellate dall’uso e invisibili, delle buche sull’asfalto…

E delle multe ovviamente. Capitale Roma di un sacco di cose intorno e in mezzo alle strade della città. Capitale anche della “impunità”. Ora a Roma “impunito” è aggettivo di un gergo complesso: se sei un ragazzo, quasi ancora un bambino, “impunito” vuol quasi voler dire abile, svelto, brillante. Con il salire dell’età cala il senso positivo della qualifica, dell’aggettivo: un vecchio “impunito” è un anziano fastidioso, acido, molesto.

Ma non è di questa impunità romanesca che qui si dà conto, qui si narra dell’impunità romana, impunità in senso più stretto e classico: cioè l’attitudine e l’abitudine e la volontà e la pratica a trasgredire, violare, fregarsene e non subire punizione, ammenda o appunto multa. Qui si narra del culto incivile del non pagare mai, una religione cittadina con il suo clero, i suoi sacerdoti, i suoi riti e luoghi di culto.

Qui si narra, come ogni romano sa, dell’avvocato che quando vai da lui e gli porti le multe che ti sono arrivate e non hai pagato, non paghi da anni…lui platealmente le prende con pollice e indice di entrambe le mani e con fare deciso e aria professionale le straccia. Accompagnando il tutto con un sorriso di profonda intesa a suggellare il patto tra “noi” e “loro”. Noi siamo quelli che le multe le prendiamo, loro quelli che le incassano. Noi li freghiamo loro, sempre. Questo testimonia e suggella quello stracciare: la nostra forza e determinazione e la loro sostanziale debolezza.

L’avvocato che straccia le multe se gliele porti a contestare, dio non voglia a pagare, esiste, è un avvocato in carne e ossa. Ed è anche un ideal tipo di professionista. Di sicuro come lui ce ne devono essere anche a Napoli, Bari, Palermo e, a guardar bene, anche a Bergamo, Verona, Savona…Però solo a Roma si realizza la perfetta fusione di costumi, valori, usi. Anzi, non solo a Roma ma a Roma la fusione è perfetta e dà vita ad una forma genuina, distillata e purissima di antropologia contemporanea: appunto l’avvocato che straccia le multe.

In quel gesto, nello stracciare, c’è una molteplicità di messaggi, c’è una lingua.

Primo messaggio la complicità. Straccio, quindi affidati a me totalmente e senza possibilità di tornare indietro. Non sembra ma è un messaggio di clan, non lo sanno coscientemente l’avvocato e il cliente ma è un messaggio di cosca.

Secondo messaggio, di violenza. Stracciare, annichilire, annullare la carta di cui è fatta la multa è simbolicamente (e anche nel suo piccolo praticamente) eversione, rivolta, mostrare che l’individuo è tutto e le istituzioni non sono un c…

Terzo messaggio, il disprezzo. L’evidente, ostentato disprezzo per la cosa e le cose pubbliche cui lo stracciatore invita l’affiliato a celebrare insieme l’eucarestia del disprezzo appunto.

Quarto messaggio, l’illegalità ovviamente come regola vincente. Quinto, sesto, settimo messaggio…non facciamola lunga: è una pedagogia applicata della non cittadinanza.

L’avvocato che straccia le multe non aiuta il cittadino a pagare di meno o a non pagare se la multa è ingiusta o a non subire angherie dalla pubblica burocrazia. No, l’avvocato che straccia le multe insegna al cittadino cliente a delinquere e farla franca. E si pone come garante di questa impunità.

E per mostrargli che lui può, in quanto avvocato, attestare l’impotenza della mano pubblica con le sue mani straccia. Non fa l’avvocato nel senso della competenza nelle leggi, fa l’avvocato nel senso della competenza alla elusione e sberleffo della legge. E’ questa la sua professionalità, prova ne sia che la esibisce nella teatralità dello straccio. Per lui stracciare le multe davanti al cliente è uno spot.

Spot che funziona, il cliente ora si fida di più: se le ha stracciate l’avvocato…posso stare tranquillo/a. Poiché l’avvocato che straccia le multe non è uno e neanche sono solo dieci e neanche solo cento in questa città nasce e cresce ed è ormai adulto il senso di un diritto acquisito: se la mano pubblica mi sanziona ho diritto a fregarla. Almeno provarci a fregarla è un  diritto naturale (costituzionale?). Ci sono studi professionali che vivono, elaborano, studiano, mostrano, applicano questo supremo diritto del cittadino a essere incivile.

L’avvocato che straccia le multe e il suo cliente quasi certamente neanche se ne rendono conto ma insieme compongono la figura perfetta della non cittadinanza. L’avvocato ormai spoglio di ogni senso di responsabilità civile appunto e tutto dedito alla soddisfazione del cliente, il cliente che si sente vittima scampata alla pena mentre è uno che ha fatti e fa il comodo suo ovviamente a danno del prossimo. E’ un quadro antropologico perfetto, una miniatura, ma di grande pregio e fattura.