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Sanarico sub morto per altri incontra il Truffa coi morti..

La foto di di Alessandro Camilli

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ROMA -Rosario Sanarico era tra i soccorritori che la notte della Costa Concordia lavoravano nelle acque del Giglio a salvare la gente. Rosario detto Sasà era tra i migliori sub della Polizia italiana. Rosario era nato nel 1963, Rosario è morto pochi giorni fa incastrato in una chiusa del fiume Brenta. Si era offerto volontario per cercare il corpo di Isabella Noventa. Rosario Sanarico era un dipendente pubblico morto per gli altri, per il prossimo.

Dipendente pubblico, anzi “funzionario”, lo è anche il purtroppo finora anonimo alle cronache che truffava, imbrogliava coi morti di famiglia. Usando le auto della madre morta e della moglie anche lei morta, il funzionario pubblico in quel di Roma aveva accumulato 1.063 multe in un anno. I Vigili Urbani potevano fare nulla: “verbali senza possibilità di notifica perché la persona è deceduta…”. Scaltro, abile il nostri funzionario pubblico: la Jaguar era intestata alla madre, morta da sei anni, la Tuareg e la Smart intestate alla moglie, morta da tre anni. E lui quindi faceva il suo comodo e piacere, fregando tutti.

Quando i Vigili lo hanno trovato, nonostante cambiasse residenza spesso e volentieri, ha subito detto “Non sono io, vi sbagliate”. Poi, quando gli hanno messo i documenti sotto il naso, ha chiamato l’avvocato. E’ denunciato per truffa al Comune, truffa alla collettività lui che dalla collettività prende lo stipendio. Difficile però che gli accada qualcosa di serio in tempi brevi, il processo, se mai ci sarà processo, sarà lungo, molto lungo…

Un giorno, forse, in un luogo e in un momento fuori dallo spazio e dal tempo, in un posto più della nostra immaginazione che di qualunque realtà, un giorno che auguriamo il più lontano possibile per il pubblico funzionario truffa coi morti, lui e Rosario Sanarico, il sub poliziotto morto per gli altri si incontreranno. Forse.

Quel giorno che non è proprio un tempo, in un posto che non è spazio, in un luogo che probabilmente è solo nella nostra mente, l’Anonimo Truffa Coi Morti dirà al poliziotto sub sacrificatosi per il prossimo: “Lo vedi che alla fine qui ci sono entrato, arrivato anch’io? Lo vedi che non c’era bisogno, ma chi te l’ha fatto fare? Aggiustarsi, rendersi più comoda la vita di là, farsi furbi, curare i cavoli propri non mi ha impedito di essere qui adesso dove sei tu. Tu ti sei letteralmente ammazzato per gli altri, inutile: siamo tutti e due qui nello stesso posto. Tu morto niente meno che volontario per gli altri e io che gli altri li fregavo letteralmente ogni giorno…”.

Il poliziotto sub morto per gli altri non avrà modo e argomenti per replicare, potrà solo guardare con occhi che non sono occhi il suo interlocutore, guardarlo come si guarda un’enorme diga ricolma di insolenza che vien giù e tutta la montagna di insolente protervia ti viene addosso…Però, all’improvviso e inattesa una sorta di voce che non è voce dirà: “Signori, prepararsi a scendere…no, lei Sanarico prosegue. Lei e lei e lei: voi tre restate. Gli altri trecento, sì anche lei signor, si fa per dire, Anonimo Truffa Coi Morti scendete. Qui e adesso. Grazie e con sollecitudine”.

L’inferno, dovesse esistere, dovrebbe essere proprio questo: far credere, dare quasi la certezza ai Truffa Coi Morti, ai furbi, agli scaltri, agli insolenti, agli ignoranti, ai prepotenti e simili di avercela fatta, di essere comunque in viaggio per il paradiso. E poi, all’improvviso e senza indulgenza alcuna, farli scendere.

Alla fermata bivio tra paradiso e inferno il vagone Italia, purtroppo, si svuoterebbe o quasi. Pochi, davvero pochi, quelli che potrebbero proseguire senza essere invitati a scendere.

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