Alessandro Camilli

Sciopero bus metro contro la “privatizzazione”, ma i “privati” sono loro

Sciopero bus metro contro la "privatizzazione", ma i "privati" sono loro

Sciopero bus metro contro la “privatizzazione”, ma i “privati” sono loro

ROMA – Sciopero bus metro e pure un po’ di Alitalia. Preferibilmente di venerdì che è quasi una tradizione così alla lotta dura si aggiunge la morbidezza di un quasi “ponte” se i turni permettono. E scioperi bus e metro mica uno al giorno quando è giorno di sciopero. Qualche giorno, molti giorni, anche due o tre scioperi al giorno. Così che il totale degli scioperi dell’anno è finora superiore ai giorni dell’anno.

Comunque, venerdì sciopero, come giovedì gnocchi fa parte del menù consolidato della vita collettiva. Ne segue consueta e sbagliata e inconcludente e scorretta e miope chiacchiera sulle “nuove regole” da adottare per gli scioperi nei servizi pubblici essenziali.

Premesso che non se ne farà nulla di nulla, va molto nella chiacchiera l’idea di un referendum tra i lavoratori quando si indice uno sciopero nei servizi pubblici. Se la maggioranza o una percentuale prefissata e significativa (anche minoranza ma robusta e credibile) dice sì allo sciopero, lo sciopero si fa ed è legittimo. Altrimenti sarebbe sciopero selvaggio che in Italia sarebbe illegittimo da qualche decennio, ma chi se ne ricorda e soprattutto lo fa ricordare? Nei fatti nessuno.

Il referendum tra i lavoratori per scioperi che interrompono servizi pubblico si fa e funziona in molti paesi. In teoria ha una sua logica anche in Italia. Ma in Italia il referendum in questi casi ha scarsissima praticabilità e ancor meno utilità. A farlo il referendum potrebbe riservare una sgradita sorpresa a chi lo propone. Sorpresa poi neanche tanto, ce n’è già stato uno di referendum del genere, quello di Alitalia. E ha detto, a votazione di massa, che i lavoratori Alitalia erano e sono “contro la privatizzazione”.

E “contro la privatizzazione” sono i sindacati, medi, piccoli, grandi e minuscoli, di base e di vertice, i Cub e i Cobas di aziende municipalizzate di tutta Italia di trasporto urbano ed extra urbano. La lotta dura alla privatizzazione è condotta in prima linea dai sindacati e lavoratori dell’Atac di Roma, gli altri seguono con entusiasmo, ma come a Roma in nessun luogo si registra tanto amore e dedizione alla governance pubblica di aziende bus e metro (governance, cioè potere e governo dell’azienda).

Ora perché vi sia privatizzazione occorre che vi siano privati che si impossessano dell’azienda. Dall’Alitalia i privati fuggono o sono messi in fuga da decenni e non si vede la fila per comprarsela tutta e tenersela così come è l’Alitalia. Un privato ansioso di incamerare una perdita di un milione e mezzo al giorno è quello che si cerca, invano, per Alitalia.

E a chi fa gola Atac, circa un miliardo di debiti accumulati, redditività ed efficienza sotto zero? Dove sono i privati che l’assediano? Non ci sono? Contro quali privati scioperano quelli contro la privatizzazione? Privati in giro non se ne vedono e neanche a dire il vero leggi o governi o Regioni o Comuni che mettano in vendita le aziende del trasporto. E allora contro cosa fanno lo sciopero?

Al tempo, scioperano contro la privatizzazione. Che, in assenza di compratori privati, vuol dire controlli sull’assenteismo, sull’uso corretto della legge 104 per assistere i familiari gravemente malati, sui chilometri percorsi, sulla produttività…Privatizzazione in assenza di privati vuol dire un’azienda anche pubblica che si occupi come cosa prioritaria rispetto alle esigenze e voglie e abitudini dei suoi dipendenti del servizio pubblico di trasporto.

Privatizzazione in assenza di padrone privato significa azienda pubblica di bus e metro che mette in campo bus e metro efficienti e vivibili, che assicura il servizio pubblico per il quale il contribuente ripiana i suoi deficit.

Questa è la “privatizzazione” contro cui scioperano, scioperano contro i peraltro timidi tentativi qua e là di non pensare che le aziende di trasporto pubblico servano solo a pagare lo stipendio ai dipendenti ma anche a darlo ai cittadini quel trasporto pubblico (possibilmente senza rapinarli per via fiscale).

Scioperano in lotta dura contro la “privatizzazione” che non c’è a rabbiosa e padronale difesa della privatizzazione che c’è, purtroppo già c’è. Le aziende pubbliche del trasporto urbano sono infatti già dei “privati” e i “privati” sono amministratori, sindacati e lavoratori che ne hanno fatto una loro cosa privata che a nessuno e a niente, a nessun altro interesse e responsabilità risponde se non al loro interesse e status. I “privati” sono loro nel trasporto pubblico, in toto. E qualcosa del genere è già in stato avanzato nella scuola.

Per questo venerdì sciopero bus e metro, e a farci un referendum prima dello sciopero si scoprirebbe che la formula “decidiamo noi, pagate voi” magari esce maggioranza nei risultati.

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