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Simone Uggetti trucco appalto non per soldi. Merita carcere?

La foto di di Alessandro Camilli

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ROMA – Simone Uggetti, il sindaco Pd di Lodi arrestato. Gli atti dell’inchiesta contro di lui sono numerosi e fondati, circostanziati e plurimi: come sindaco insieme con un consigliere di una società interessata truccavano l’appalto per la gestione delle piscine comunali. Lo truccavano in maniera tale da fare in modo che il bando coincidesse, fosse ritagliato sulla società che per loro scelta “doveva” vincere la gara. In Italia si chiama turbativa d’asta, è reato ed è il reato principe su cui viaggia l’industria della mazzetta.

Dunque Simone Uggetti gravato da puntuali indizi suscettibili eccome da diventare prove in dibattimento, a processo. Però stavolta la mazzetta non c’è. Non solo per l’esiguità dell’appalto (4.000 euro in un anno). La mazzetta non c’è perché non c’è nessun imprenditore privato che la paga al politico in cambio di appalto truccato. L’appalto è truccato a favore di azienda pubblica di cui il Comune è parte. Si trucca, lo dice il magistrato inquirente che ha disposto gli arresti, non per soldi ma per tornaconto “politico”. Cioè si trucca l’appalto a favore  di azienda pubblica di Lodi in modo che dipendenti di azienda pubblica locale e iscritti alle locali associazioni che usano le piscine siano contenti ed eventualmente riconoscenti.

Si trucca appalto per il cosiddetto “territorio”. E’ reato  non ci piove. E’ comunque un tipo di reato che spesso in Italia opinioni pubbliche, comitati, sindacati, giornali, istituzioni locali, associazioni appunto di territorio reclamano sia compiuto da parte dei “loro” amministratori locali. Spesso, molto spesso, vengono votati perché favoriscano il territorio…Ma è reato e non ci piove. Non esiste il trucco d’appalto a fin di bene, è un reato che danneggia alla lunga l’economia e la convivenza anche se a chi lo compie e se ne avvantaggia sembra il contrario.

Non ci piove sull’accusa al sindaco di Lodi? Ma l’arresto e la galera? In assenza di mazzetta arresto e galera? A un membro del Csm la cosa appare esagerata e quindi investe del caso lo stesso Csm. Il membro in questione è Giuseppe Fanfani del Partito Democratico che come riporta Repubblica sulla vicenda ha generato un vero e proprio scontro:

Fanfani chiederà l’apertura di una pratica in I commissione per verificare “la legittimità dei comportamenti tenuti e dei provvedimenti adottati” dalla magistratura.  Ad annunciarlo è lo stesso consigliere, che definisce le misure adottate nei confronti del sindaco di Lodi “ingiustificate e comunque eccessive”. Ma sette consiglieri del Csm vicini ad Area insorgono: “Parole inaccettabili”.

Per capire va letta l’ordinanza del magistrato dove si ipotizza e si mette a carico del sindaco “personalità negativa che porta a ritenere con decisa verosimiglianza che abbia potuto sistematicamente…” danneggiare la cosa pubblica. Cioè le prove ci sono per l’appalto piscina ma va in galera perché al magistrato sembra proprio possa esserci anche altro. Una sorta di presunzione di colpevolezza.

Galera poi perché un politico se è ai domiciliari può comunque ancora far danno all’indagine e i suppone far danno in generale. A confronto con la pronta concessione dei domiciliari per indagati e imputati di corruzione in soldoni e mazzette e con la ritrosia alla “custodia cautelare in carcere” che spesso la magistratura mostra nei confronti dei reati sia contro il patrimonio che contro la persona, il carcere a Simone Uggetti sindaco che truccò un appalto non per soldi e soprattutto le motivazioni addotte per quel carcere sono un’eccezione. Ciascuno giudichi e misuri se buona o cattiva eccezione.