Alessandro Camilli

Moltiplicatori di soldi ai partiti: 1° Berlusconi, 2° D’Alema, 3° Amato

rimborsi elettorali

Lapresse

ROMA – Quanto incassano i partiti in “rimborsi elettorali”? Molto più di quello che realmente spendono, e sono soldi pubblici, nostri. Dopo il referendum del 1993 c’è stata una corsa rigorosamente bipartisan a ribattezzare il finanziamento pubblico abolito per volontà popolare in rimborsi stabiliti per volontà parlamentare. E a via via rimpolpare quei rimborsi, dalle originali 1.600 lire per ogni italiano del 1993 ai cinque euro a testa del 2002. Ha cominciato Amato già nello stesso ’93, ha continuato D’Alema, non si è sottratto Prodi e ha concluso Berlusconi con una splendida doppietta. La storia del tesoriere della Margherita che ha candidamente sottratto 13 milioni di euro dalle casse del partito senza che nessuno se ne accorgesse, è la prova che i partiti, di soldi, ne hanno così tanti da non saperli contare.

Era appena passata Tangentopoli quando nel lontano 1993 gli italiani, attraverso un referendum, abolirono il finanziamento pubblico dei partiti. La decisione fu certamente emotiva, la cancellazione tout court dei fondi per le forze politiche lasciava oggettivamente delle questioni irrisolte ma, da allora, è partita una maratona che più che tentare di risolvere le suddette questioni ha di fatto puntato ad aggirare il referendum regalando ai partiti fiumi di denaro.

A dare il “la” è il governo Amato che, nell’aprile del 1993, introduce il “contributo per le spese elettorali”. All’epoca, 1600 lire per ogni italiano che risultava al censimento, compresi quelli che non avevano diritto al voto. Con questa norma le politiche dell’anno seguente, il 1994, portano nelle casse dei partiti 46,9 milioni di euro di oggi, e altri 23,4 arrivano con le europee che seguono di lì a poche settimane.

Passano 3 anni e Prodi, nel 1997, introduce la possibilità di destinare il 4 per mille a favore dei partiti, con uno stanziamento di 56,8 milioni l’anno. Ma una norma transitoria valida solo per il primo anno alza lo stanziamento a 82,6 milioni di euro nonostante le scarsissime adesioni dei contribuenti.

Ancora due anni e tocca a D’Alema che, nel 1999, definisce 5 fondi per il rimborso delle spese elettorali (elezioni di Camera, Senato, Parlamento europeo, consigli regionali e referendum). A questo aggiunge la modifica della quota “procapite” che passa da 1600 a 4000 mila lire. Più che raddoppiata ma, almeno, la base di calcolo viene ridotta e giustificata: non si tiene più conto dell’intera popolazione nazionale, ma solo degli iscritti alle liste elettorali della Camera. Con queste norme in caso di legislatura piena ogni anno vengono erogati ai partiti ben 193,7 milioni di euro. Ovviamente, stabilisce l’allora governo, è previsto che in caso di interruzione anticipata della legislatura il fiume di denaro venga sospeso. Le europee del 1999 costano alle casse pubbliche 86,5 milioni di euro; 85,9 le regionali del 2000; e 476,4 milioni di euro le politiche dell’anno seguente.

Se il centrosinistra ha dato il via a questo “percorso”, bisogna però attendere Berlusconi e il passaggio dalla lira all’euro per vedere il vero salto di qualità dei “rimborsi elettorali”. Nel 2002 infatti il governo Berlusconi cambia l’importo del rimborso per elettore. Son passati tre anni e bisogna adeguarlo ai tempi si potrà pensare. Assolutamente no, il cavaliere, con il suo animo commerciale, risponde all’arrivo della moneta unica europea passando dalle 4 mila lire di tre anni prima a 5 euro. Persino peggio di quel cambio 1a1, cioè 1000 lire – 1 euro, tanto contestato allora come oggi ai commercianti. Di conseguenza l’ammontare da erogare in caso di legislatura completa in questo modo aumenta più del doppio, si passa infatti da 193,7 milioni di euro a 468,8.

Ma Berlusconi ha in serbo la “doppietta” e l’ultimo colpo arriva nel 2006 con la legge 5122 che stabilisce che l’erogazione sia dovuta per tutti e cinque gli anni di legislatura, indipendentemente dalla sua durata effettiva. Cioè, anche se si va ad elezioni anticipate ed un Parlamento rimane in carica per un anno solamente, i partiti percepiscono comunque i rimborsi per 5 anni.

Berlusconi “re del rimborso” quindi ma, ad onor del vero, va detto che Forza Italia è il partito che meno ha “lucrato” sui rimborsi. Tutti hanno incassato più, molto più di quanto hanno speso: limitandosi al 2006 l’Ulivo ha incassato 9 volte e mezzo quello che ha speso, idem Alleanza Nazionale, Rifondazione addirittura 20 volte quello che ha speso e la Lega 3 volte e mezzo. Forza Italia ha invece incassato appena una volta e mezzo quello che aveva speso.

Da allora un fiume di denaro ha riempito le casse dei partiti anche se, va ricordato, che alcune misure per tentare di mettere qualche argine è stata introdotta: la Finanziaria del 2008 ha tagliato 20 milioni di euro l’anno e il decreto 98 del 2011 ha poi ridotto i fondi di un altro 10%.

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