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Sondaggio. Spacciatore merendine low cost a scuola. Colpevole o innocente?

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TORINO –Sondaggio: colpevole o innocente? La storia è quella che arriva da una scuola di Moncalieri, dove uno studente diciassettenne si era messo a far concorrenza alle macchinette di merendine vendendo, a prezzi più bassi, gli stessi prodotti ai compagni. Un’indubbia intraprendenza e uno spirito d’iniziativa che lo hanno portato però a violare regole scolastiche e regolamenti vari, e quindi alla sospensione. Una storia che ha aperto un piccolo dibattito nell’opinione pubblica divisasi in due fazioni: colpevolisti ed innocentisti. Dibattito che naturalmente trova spazio ed eco anche sui media, dove si assiste a coalizioni quasi più eterogenee di quelle referendarie. Tra gli innocentisti ci sono, ad esempio, Massimo Gramellini de La Stampa e Il Giornale. Due mondi che non ci si aspetterebbe di trovare d’accordo.

A prescindere dal chi sostenga cosa, la vicenda che arriva da Moncalieri è effettivamente interessante in quanto racchiude in sé molti elementi della nostra vita di tutti i giorni. E’ quel che si dice il classico esempio che vale per il tutto. Quel tutto che è la nostra società, le regole che l’amministrano e quelle che la imbrigliano. Vale un sondaggio, sia pure alla buona.

Applicando una sorta di par condicio alla nostra storia, vediamo quali sono le ragioni che fanno del diciassettenne un giovane imprenditore e quali, al contrario, un piccolo fuorilegge. E cominciamo allora dalle ragioni del sì, pardon, dalle motivazioni di chi lo vede innocente. All’Itis Pininfarina, la scuola teatro della vicenda, i circa 1700 studenti ogni giorno per la merenda potevano attingere a quello che le macchinette automatiche offrivano. Merce che, come ha notato il nostro giovane imprenditore, veniva venduta sino a 5 volte il prezzo che lo stesso prodotto poteva avere al supermercato. Così, armato di spirito d’iniziativa e di quella forza che viene dal conoscere le difficoltà (madre casalinga, padre operaio e famiglia numerosa), il ragazzo ha cominciato a raccogliere le ordinazioni dei compagni portando loro la merenda ad un prezzo ovviamente maggiore rispetto al supermercato, ma comunque inferiore a quello delle macchinette.

Il giovane si difende dicendo che vendeva ai compagni di classe o poco più, altri sostengono che avesse messo in piedi un mercato che riforniva tutta la scuola. Non sono però importanti in questo caso le dimensioni, ma è ammirevole, come scrive Gramellini, “la capacità di mettersi nei panni degli altri per coglierne i bisogni e trasformarli in affari. Quanti manager strapagati la possiedono ancora?”. Ed oltre alle indubbie doti imprenditoriali, del giovane studente piemontese piace e va sottolineata anche la capacità di ribellarsi ad un sistema che, di fatto, imponeva a lui e ai compagni un mercato a prezzi maggiorati senza nessuna forma di possibile concorrenza.

D’altra parte, ribattono non senza ragione i colpevolisti, per vendere un qualsiasi prodotto serve una licenza e, cosa più grave, dei prodotti alimentari va garantita l’origine e tutta la documentazione che riguarda la salute. Per non parlare poi dell’avvertimento che già lo scorso anno il ragazzo aveva ricevuto e che già gli era valso una sospensione. I soliti lacci e lacciuoli della burocrazia, dicono gli innocentisti, ma a chi dipinge il giovane come un modello di imprenditoria e giustizia sociale andrebbe chiesto e ricordato che chi fa affari dovrebbe pagare le tasse. E’ infatti troppo facile fare concorrenza ‘in nero’. I distributori di macchinette forse, prima che ladri, nell’aumento di prezzo scontano il trasporto e il mantenimento della catena del freddo, la corretta conservazione e, perché no, il costo di quanto pagano in tasse e di quanto hanno pagato per avere tutti i documenti in regola.

Dunque, colpevole o innocente? Nessuno dei due o entrambi. Quello che manca, come sempre più spesso accade nel mondo che ci circonda, è il buon senso. Il buon senso in grado di far capire ai colpevolisti che una merendina comprata al supermercato e rivenduta a scuola non minaccia la salute pubblica, anche se viola i regolamenti in materia. E quel buon senso che non faccia dipingere agli innocentisti il giovane diciassettenne come un incrocio tra Che Guevara e Warren Buffet, insinuandogli il dubbio che per vivere in una comunità d’individui, e commerciare con questi, bisogna adeguarsi alle norme che questa regolano.

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