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Tar annulla esame, era difficile! Bocciati, quindi assunti

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ROMA – Tar annulla esame, un esame nella Pubblica Amministrazione. Esame nel quale 19 candidati erano stati bocciati. E chi erano questi 19? Quelli a suoi tempo assunti in Buonitalia spa a chiamata diretta. Poi Buonitalia fu chiusa per manifesta inutilità e i 19 dovevano passare all’Ice. Ma per lavorare all’Ice c’erano cento che un concorso l’avevano vinto e un esame passato. Allora ci ha pensato il Tar: i cento aspettino, il “posto” prima i 19, anche se ignoranti del lavoro che devono fare.

Quando scriveva di un mondo all’incontrario, Gianni Rodari non pensava probabilmente alle procedure d’assunzione utilizzate nella pubblica amministrazione italiana. Invece è proprio lì che si trova la perfetta realizzazione di quel contrario: contrario a come le cose andrebbero fatte per logica e buon senso. Così contrario che lì la meritocrazia esiste, ma al rovescio. E’ per questo che all’Ice, l’Istituto per il Commercio Estero italiano, vanno assunte ora 19 persone. Servono? No, sono in sovrannumero. Sono preparate? No, tutte bocciate alla selezione.

Ma nel mondo all’incontrario funziona così. E se qualcuno avesse da ridire, come ad esempio quel centinaio di candidati che ha vinto un concorso e vive in speranzosa attesa, ci ha pensato un giudice del Tar del Lazio a risolvere la seccatura stabilendo che l’esame era troppo difficile e annullandolo. La storia, una di quelle che meritano un posto d’onore nella categorie dell’incredibile ma vero, la racconta Sergio Rizzo sul Corriere della Sera. Tutto comincia nel lontano 2004, quando il ministero dell’agricoltura, guidato all’epoca da Gianni Alemanno, si dota di una struttura incaricata di promuovere l’internazionalizzazione dei prodotti alimentari: Buonitalia spa.

“Cioè fare quello che già fa l’Ice – scrive Rizzo ­- Il classico caso di società pubblica inutile? Non del tutto, stando a quanto riferisce una sentenza della Corte dei conti a proposito dei 273 mila euro spesi per 11 consulenti: fra i quali i futuri deputati di destra Barbara Saltamartini e Aldo Di Biagio, nonché la futura segretaria particolare di Alemanno al Comune di Roma. Decisivo per l’internazionalizzazione del caciocavallo lo svolgimento di certi incarichi, come l’organizzazione della scalata del K2 del ministro alpinista e il suo viaggio ad Atene per le Olimpiadi con visita al Partenone”.

Ma questo non è che il prologo. Qualche anno più tardi, nel 2011, nel pieno della crisi il morente governo Berlusconi decreta la liquidazione di Buonitalia spa. La campagna per salvare i dipendenti della società, 19, è nobilmente bipartisan. D’altra parte si sa: il lavoro è un tema fondamentale. Si mobilitano i sindacati e in Parlamento piovono interrogazioni parlamentari da sinistra e destra (due le firmeranno elegantemente anche gli ex consulenti di Buonitalia promossi deputati, Saltamartini e Di Biagio). Un impegno che ottiene soddisfazione e realizzazione in una legge che impone l’obbligo di assumere quei 19, sia pure “previo espletamento di apposita procedura selettiva”. Ovviamente all’Ice. E’ fatta.

Ma spunta un’ostacolo: il viceministro per il commercio con l’estero Carlo Calenda che non ne vuole sapere. Prima di assumere quei 19, sostiene, ci sono i già citati 107 ragazzi che hanno vinto un concorso. Neanche vivesse in un Paese ordinario come gli Stati Uniti, dove chi è più preparato viene scelto. Inoltre l’organico dell’Ice sarebbe al completo. In altre parole non ci sono posti disponibili. Ma nel mondo all’incontrario i posti si inventano, le persone si assumono se non servono e possibilmente prese tra le meno preparate. Così, per consentire a quei 19 di scavalcare i vincitori del concorso, mentre Enrico Letta è a palazzo Chigi, nella legge di stabilità 2014 salta fuori un comma che autorizza le 19 assunzioni in sovrannumero. Rimane quella praticuccia della “procedura selettiva” indicata nella prima norma ad hoc varata dal Parlamento italiano. Pratica che, nel mondo all’incontrario, va chiaramente espletata dopo e non prima dell’assunzione. Perché nel frattempo un giudice del lavoro ha condannato l’Ice a pagare ai 19 gli arretrati e a immetterli in ruolo senza indugio.

“Le norme hanno sì previsto — dice la sentenza — una procedura selettiva di idoneità”, ma “temporalmente e logicamente successiva al trasferimento”. Logicamente? Così alla fine, solo alla fine di questo percorso ad ostacoli tra loro e un sacrosanto posto fisso nel pubblico, per i 19 arriva il momento della prova di selezione: 19 candidati, 19 bocciature. A rimediare, in questo caso, ci pensa il Tar. La “procedura selettiva” viene prontamente annullata: l’esame era troppo difficile. E tanti saluti ai 107 che il concorso l’avevano passato: nel mondo all’incontrario essere preparati è un handicap.