Alessandro Camilli

Taxi hanno torto sul blocco, hanno ragione sulle licenze

Taxi hanno torto sul blocco, hanno ragione sulle licenze

ROMA – Taxi-Uber, non ditelo ai tassisti men che mai mentre siete in macchina con loro. Nel caso si innervosiscono assai e non sono tanto disponibili a discutere e distinguere. Non dite loro che hanno torto, perché…hanno ragione.

No, non hanno ragione sul blocco che vogliono imporre per l’eternità ad altre forme di servizio del trasporto urbano a noleggio. Qui hanno torto, eccome se ce l’hanno. Avete mai provato a usare una volta le auto, il servizio e gli autisti Uber? Se l’avete fatto, allora sapete bene perché i tassisti hanno torto. Servizio migliore, auto migliori, maggior gentilezza, maggior certezza del servizio stesso. Hanno torto i tassisti ad opporsi a Uber. E perderanno questa battaglia. Come si fa ad opporsi all’idea di sposare i vantaggi della tecnologia digitale con i servizi di trasporto?

Hanno torto, diciamo così storico, nell’opporsi a Uber, nel volerlo cancellare inventandosi una legalità tutta loro. A Roma affiggono sulle colonnine “Uber is a illegal in Italy”. Non è vero e dimostra una singolare attitudine a pensare che la propria legge sia la legge. Hanno torto i tassisti nel bloccare per giorni il servizio e se ci riescono le città pensando che agitando il bastone…Certo impauriranno qualche commissione parlamentare e qualche sindaco e qualche forza politica farà loro sponda. Ma sono come quelli del monopolio televisivo (una sola rete tv) che si opponevano alla “deregolamentazione dell’etere”.

Meno torto hanno i tassisti nella loro eterna faida (tra le due categorie c’è osmosi) con gli Ncc (Noleggio con conducente). Meno torto hanno i tassisti perché gli Ncc fanno molto e troppo spesso come gli pare e se ne fregano delle regole. Ma le regole che vogliono i tassisti (auto a noleggio sempre in rimessa e il cliente che va lì altrimenti non possono uscire) sono regole giugulatorie, si fa prima a cancellarli gli Ncc. Comunque è lotta fra simili (anche se reciprocamente si detestano) e torto e ragione inestricabilmente si mescolano di qua e di là.

Hanno torto nel merito e nel metodo i tassisti, però hanno…ragione. Buona parte della loro disperazione (anche violenta) nasce dal fatto che ciascuno ha in tasca una banconota da 100/150 mila euro che minaccia di diventare carta straccia, banconota senza valore. E’ la licenza di tassista. Ciascuno di loro l’ha acquistata in un mercato grigio-nero al prezzo salato di 100/150 mila euro. E se arrivano Uber e i suoi fratelli non è che i tassisti perdono il lavoro, è però che perdono il valore della licenza.

La licenza di tassista non dovrebbe essere in vendita a questi prezzi, anzi non dovrebbe proprio esserci questo mercato. Ma così è e così è stato perché si è fatto finta di non vedere, si è lasciato fare, si è lasciata scivolare la licenza nel mercato grigio-nero. Sono stati i Comuni, i Ministeri, lo Stato a lasciar fare, a la sciar fare malissimo. Ora un tassista che ha in tasca cento/centocinquantamila euro a rischio massima svalutazione che deve pensare? Pensereste voi lucidamente e serenamente se vi dicessero che il vostro conto in banca rischia di essere svalutato del 90 per cento?

Andrebbe quindi, prima di legiferare su Uber e i suoi fratelli, su Ncc e taxi, abolito, cancellato il mercato grigio-nero delle licenze. Come si fa? Trovando il modo di risarcire chi ce l’ha del suo investimento quando questo perde valore grazie alle conseguenze di innovazione legislativa. In Italia vengono risarciti quasi tutti, anche quelli che ci hanno guadagnato comprando un’obbligazione o hanno provato a guadagnarci e non ci sono riusciti. Perché o tassisti no? La loro licenza è il loro risparmio. Non può essere bruciato, neanche dal progresso e dalla pubblica utilità. Quindi si dia ragione e soddisfazione ai tassisti sulle licenze e si dia loro torto nella legge sui servizi di trasporto. Ma vedrete che una politica traccheggiante non farà né l’uno né l’altro.

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