Alessandro Camilli

Torino, 1.527 feriti: psicosi terrorismo? Una strage ogni 12 giorni è realtà. Possibile a concerti, partite…

ROMA – Torino, 1.527 sono i feriti per la pazza fuga dall’attentato che non c’era. Psicosi terrorismo? Non c’è cronaca di giornali e televisioni e radio italiani che non abbia battezzato quanto accaduto a Torino come appunto “psicosi terrorismo”. Psicosi, cioè una paura immotivata di un evento improbabile o inesistente, con non di rado alla base una fobia, un terrore irrazionale e patologico.

Paura immotivata, evento improbabile, irrazionale e patologico terrore di un attacco terroristico ad una folla in piazza? Nelle stesse ore se non negli stessi  minuti del falso allarme e del panico che in piazza a Torino causava purtroppo 600 feriti, a Londra i terroristi lanciavano un van contro la folla dei passanti e ne accoltellavano poi quanti potevano. Nella stessa sera, nelle stesse ore. Perché mai la folla a Torino in piazza non avrebbe razionalmente dovuto temere come possibile qualcosa di simile ai suoi danni? Dove sta la psicosi?

La psicosi sta solo nella pigrizia verbale e concettuale dell’informazione che parla e narra troppo spesso per frasi e suoni fatti a prescindere dal loro reale significato.

Drammaticamente nel nostro quotidiano non c’è al riguardo del terrorismo nessuna psicosi, nessuna irrazionale e malata paura. Caso mai c’è il contrario: una comprensibile rimozione. Comprensibile, ma non per questo meno rimozione del reale. E il reale, la realtà e non la psicosi, è che in Europa (lo calcola Marco Imarisio sul Corriere della Sera) negli ultimi mesi c’è stato un attentato ogni dodici giorni. Ogni dodici giorni qualcuno ammazzato per strada dai soldati della jihad: Bataclan, Nizza, San Pietroburgo, Westminster, Champs Elysees, Manchester, Stoccolma e di nuovo Londra e…e…

I macellai dell’ideologia armata che vuole l’Occidente come umanità “sporca” da eliminare ogni 12 giorni da mesi colpiscono e macellano. Colpiscono nelle strade più trafficate, nei ristoranti, nei punto di ritrovo, ai concerti, nelle metro. Puntano agli stadi, ai teatri, mirano ad ogni luogo dove ci siano molti “crociati” da abbattere.

Quindi, razionalmente e concretamente, il rischio accompagna ogni occasione di massa. Non è un buon motivo per fuggire e dichiarare il coprifuoco di una civiltà. Ma non è psicosi il fatto che nella testa di ciascuno e della collettività vi sia ormai la consapevolezza che può accadere, che si può essere attaccati.

Invece che indulgere al pigro stilema della psicosi (pigro mentalmente perché basterebbe pensarci un poco per trovare l’esatta definizione di ciò che accade) e insieme alla pur comprensibile doverosa prudenza delle istituzioni che non devono spaventare, nella comunicazione istituzionale e informativa sarebbe cosa utile e concreta cominciare a dire cosa si fa e come ci si comporta quando si è sotto attacco terrorista. Con calma e serietà dare le minime istruzioni possibili, come si fa per i terremoti.

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