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Trivella tua sorella: spot trash per referendum presuntuoso

La foto di di Alessandro Camilli

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ROMA – Trivella tua sorella…poi l’hanno cambiato subito, appena lo spot trash, volgare che più non si può, è diventato di dominio pubblico. L’avevano inventato così “Trivella tua sorella” a sostegno, si fa per dire, di un referendum che non è che sia giusto o sbagliato.

Referendum che è invece di sicuro ingordo e presuntuoso: il comune e normale elettore non ha competenze, quindi neanche il dovere di pronunciarsi su materie che sono specialistiche e professionali. Un Sì o un No alle prospezioni petrolifere in mare su che base si pronuncia, diventa voto? Sull’umore? Sul sentito dire? Se quelli che a ogni passo proclamano i referendum il cuore e l’essenza della democrazia avessero “sentito dire”, magari letto in qualche libro di storia, che ogni democrazia sempre ha posto nella sua Costituzione limiti e materie escluse dal referendum…

Ma tant’è…se qualche anno fa la campagna di un noto sito si guadagnò la palma dell’iniziativa pubblicitaria meglio riuscita, riuscendo ad evitare di scadere nel volgare nonostante il tema trattato, oggi l’agenzia di comunicazione chiamata a coniare lo slogan per l’imminente referendum contro la perforazione dei fondali del Mare Adriatico a scopi petroliferi è riuscita nell’impresa opposta: trasformare una causa latamente ambientalista in una pubblicità sessista e volgare.

Complimenti all’agenzia di comunicazione ma, nonostante quel che forse credono, non è vero che ‘l’importante è che se ne parli’, o almeno non in tutti i casi.

Lo slogan in questione è il “Trivella tua sorella” che già da qualche giorno è oggetto di discussione e derisione sul web e sui social. “Per i carenti di immaginazione che necessitano dell’ausilio delle figure, la campagna pubblicitaria illustra lo slogan in rima baciata con l’immagine di una trivella che sovrasta la sagoma di una donna piegata a novanta gradi – scrive Massimo Gramellini nel suo Buongiorno su La Stampa con cui certo non sposa l’idea della suddetta agenzia di comunicazione.

“Pare di vederli, i ‘creativi’ dell’agenzia, mentre si spremono le meningi nel tentativo di risultare simpatici e originali. Finché uno di essi – uno che magari davanti a una donna che gli piace si nasconderebbe nel ripostiglio per la paura – estrae lo slogan immaginifico. Nella patria del non fatto, il dissacrato diventa fonte inesauribile di ispirazione. L’importante è garantire un livello adeguato di beceraggine e ricordarsi di chiamarla umorismo. Quanto alla trivella, le sorelle possono stare tranquille: quella di certi maschi è arrugginita da tempo, come il loro buongusto”.

L’altra pubblicità, quella intelligente di qualche anno fa, era quella del sito ‘pornhub’. Un portale evidentemente grafico che aveva realizzato sempre attraverso un’agenzia di comunicazione una campagna di cartelloni centrata su un umorismo sottile e assolutamente non becero. Come ad esempio uno in cui una donna si avvicinava ad un uomo seduto di fronte ad un pc chiedendogli “cosa guardi”, e lui “niente”. Sotto lo slogan: “Pornhub, il più grande sito di ‘niente’”.

In mezzo l’oggetto del referendum, quello che dovrebbe essere al centro del dibattito sul voto prossimo venturo e, ad onor del vero, anche al centro della comunicazione, che sia pro o contro le trivelle. Le trivelle appunto, il prossimo 17 aprile – tra un mese esatto – saremo chiamati a decidere se vogliamo fermare i giacimenti in attività quando scadranno le loro concessioni. Se vinceranno i sì, saranno bloccate. Se vinceranno i no, continueranno a estrarre petrolio e metano.

E’ bene ricordare, anche per colpa di slogan che pensano troppo alle sorelle e poco al contenuto, che il quesito riguarda solo le attività petrolifere presenti nelle acque italiane, ovvero entro 22 km dalla costa, quindi non quelle sulla terraferma né in acque internazionali.

Nel davvero desolante panorama politico italiano, il ricorso al quesito referendario per un simile tema è già di per sé una sconfitta, una sconfitta della democrazia per come la conosciamo, cioè della democrazia delegata. Il popolo, che è sempre e assolutamente sovrano, non ha e non deve infatti avere le competenze per decidere su un simile tema: come può valutare il rischio ambientale e/o l’opportunità economica? Ovviamente non può e non potrà che scegliere su una base ideologica.

Ed è per questo, anche per questo che vengono coniati slogan come “trivella tua sorella”: perché in fondo, sostenitori e detrattori delle trivellazioni sono tali solo in nome di un’ideologia preconcetta e preconfezionata, sorda alla scienza e per questo integralista e persino offensiva nelle sue manifestazioni. Slogan compresi. Per la serie, dimmi che slogan hai e ti dirò chi sei.

Altri dovrebbero essere a decidere, e cioè lo Stato e i suoi organi. Istituzioni ormai però sufficientemente delegittimate da innumerevoli e colpevoli persone da far sì che l’elettorato non si fida più di queste e preferisce indire un referendum.