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Amanda Knox: Rudy Guede smentito da 12 contraddizioni

Amanda Knox: 12 contraddizioni smentiscono Rudy Guede, Ebbe un rapporto con la vittima che non era affatto consenziente, secondo il medico legale

ROMA – Amanda Knox, Rudy Guede e assassinio di Meredith Kercher. L’ivoriano Rudy Guede, riconosciuto colpevole di avere partecipato all’uccisione di Meredith Kercher, nella trasmissione (vedi video) “Storie maledette” di Franca Leosini di giovedì 21 gennaio ha puntualizzato quattro aspetti che hanno fatto scalpore:

(1) ha dichiarato e ribadito di essere innocente;

(2) ha indicato Amanda Knox come donna della coppia assassina riconoscendola al 101% (quindi con assoluta certezza);

(3) ha aggiunto che la Knox era accompagnata da un uomo più basso di lui che non ha guardato e che quindi non può riconoscere;

(4) ha annunciato che chiederà la revisione  del processo.

La trasmissione ha sollevato interessi, polemiche e critiche, gli innocentisti hanno sollevato gli scudi a favore di Guede, i colpevolisti hanno puntato ancor una volta il pollice verso per condannarlo, i legali storici di Guede, avvocati  Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, hanno dato le dimissioni dall’incarico di difesa.

Vediamo di fare un po’ di chiarezza.

Il fatto e la scena del crimine

Meredith Kercher, studentessa inglese ventenne, venne uccisa la sera del 1° novembre 2007 dalle ore 22 circa a seguire. Il luogo del delitto è la casa dove viveva a Perugia in via della Pergola 7, un appartamento di tre stanze che divideva con tre studentesse: Amanda Knox, Filomena Romanelli e Laura Mazzetti.

Il suo corpo venne scoperto dalla Polizia chiamata dalla coinquilina Amanda e dal suo ragazzo Raffaele Sollecito, i quali hanno sempre dichiarato di avere passata la notte a casa dello stesso.

La vittima giaceva sul pavimento della sua stanza fra l’armadio e il comodino, coperta da un piumone  che lasciava intravedere il piede sinistro e il volto. Il corpo era nudo con una doppia maglia sporca di sangue, arrotolata sino a scoprire il seno, presentava il collo squarciato da una coltellata e una quarantina di lesioni e contusioni, causate da arma di punta e taglio, da colpi e da afferramenti (l’osso ioide era fratturato, segno di tentato strozzamento). Non vi erano tracce di effrazione alla porta della casa, però il vetro della finestra della stanza di Filomena Romanelli era infranto e tale stanza  era rovistata e zeppa di vetri.

L’autopsia stabilì che Meredith era morta per soffocamento provocato dal proprio sangue prodotto dalla ferita al collo e che aveva invaso le vie respiratorie, che l’orario della morte non era oltre tre ore dall’ultimo pasto, fra le ore 20 e le ore 4, che vi era stata invasione della sua vagina che la stessa Meredith  aveva contrastata attivamente, che dopo l’aggressione sessuale erano stati inferti colpi a mano nuda ed armata, sino a provocare la morte per un doppio meccanismo di asfissia e di versamento di sangue. Ulteriore e inquietante elemento è che Meredith poteva essere salvata se soccorsa in tempo.

Le indagini appurarono che l’ultima persona che aveva visto in vita la vittima era l’ivoriano Rudy Guede, il quale la mattina del 2 novembre si era già reso latitante, che il disordine nella stanza dell’amica Romanelli era frutto di messinscena, che sulla scena erano presenti tracce successivamente assegnate a Rudy Guede. Contemporaneamente gli inquirenti sospettarono della Knox e di Sollecito per una serie di motivi.

Guede venne catturato in Germania il 20 novembre 2007.

Del delitto vennero accusati e processati Rudy Guede, Amanda Knox e Raffaele Sollecito. L’ipotesi accusatoria riteneva che le pugnalate mortali fossero state inferte solo da Amanda Knox e che i due uomini avessero concorso nell’aggressione nel contesto di una tentata violenza sessuale. Guede scelse il rito abbreviato e venne condannato definitivamente a sedici anni di carcere, la Knox e Sollecito scelsero il rito ordinario e dopo un processo di primo grado, due di secondo grado e due in cassazione sono stati assolti definitivamente.

La verità processuale, la logica e il pastrocchio giudiziario-investigativo

Le sentenze definitive vedono Rudy Guede  colpevole di avere concorso con due persone ignote (un maschio e una femmina) all’uccisione di Meredith Kercher ed Amanda Knox e Raffaele innocenti.

La logica ci dice in primis che le due persone ignote non esistono e che Guede ha fatto tutto da solo.

In seconda opzione che, se queste due persone esistono, non sono la Knox e Sollecito.

In terza ipotesi che una di tali persone  può essere la Knox e l’altra realmente ignota.

In ultima analisi che la Knox e Sollecito sono colpevoli e che la sentenza definitiva è errata.

La logica inoltre ci dice che se Guede è stato condannato perché ha concorso all’uccisione di Amanda con la Knox e Sollecito e se questi due sono innocenti…anche lui è innocente, a meno che Guede non abbia ucciso da solo e/o i due siano persone diverse dalla Knox e da Sollecito.

Certo è che ci troviamo di fronte al solito  pastrocchio giudiziario-investigativo senza fine che nasce da tre fattori distruttivi:

1) dall’ipotesi accusatoria che è stata sempre priva di presupposti forti e, contemporaneamente, zeppa di elementi diversi e contrastanti, ipotesi che voleva  Guede, la Knox e Sollecito  animati da volontà punitiva-omicidaria contro Meredith  senza però portare prove in tal senso e di conoscenza fra Guede e Sollecito;

2) dal fatto che i tre  hanno subito processi differenti e basati su elementi falsi e/o mai scientificamente provati (orario della morte, conoscenza e complicità di Guede con Sollecito, la presenza del DNA della vittima sul coltello sequestrato a csa di Sollecito, la presenza del DNA di Sollecito sul reggiseno della vittima…);

3) dal fatto che Guede scelse  il rito abbreviato, dove era accusato di essere  complice di Knox e Sollecito e che questi due scelsero di essere processati col rito ordinario, a prescindere dall’azione esecutiva di complice di Rudy Guede.

Rudy Guede è un furbacchione che “ci sta provando”

Guede si è sempre dimostrato astuto, vigile, camaleontico, pronto a sfruttare le opportunità, abile nella tecnica dell’accomodamento dichiarativo, difatti:

  1. era presente sulla scena del crimine (a prescindere) ed ha lasciato tracce di sé sulla scena e sulla/nella vittima: non poteva negarlo ed ha tentato di spiegarle in chiave innocentista;
  2. ha visto Meredith sanguinare e invece di chiamare soccorsi ha scelto di fuggire così lasciandola morire soffocata dal prorio sangue: ha chiesto scusa per la sua viltà;
  3. ha dichiarato di avere lasciato Meredith vestita e non nuda, la casa ordinata, la finestra della stanza della Romanelli intatta e tale stanza ordinata anch’essa;
  4. è scappato in Germania due giorni dopo l’assassinio di Meredith: si è giustificato con lo stato di panico;
  5. è stato latitante per 18 giorni così avendo tutte le opportunità, i modi e il tempo per documentarsi sulle indagini e per prepararsi una difesa: non ne ha parlato;
  6. le opportunità e i modi di accomodare le sue dichiarazioni alle emergenze investigative e giornalistiche sono aumente a dismisura in carcere prima degli interrogatori: non ne ha parlato;
  7. ha avuto tutto il tempo e i modi, in questi anni, di potere confezionare l’ennesima congettura per chiedere la revisione del processo e costruire la propria innocenza: non ne ha parlato.

Sinora Guede è stato  interrogato quattro volte a livello giudiziario e una volta ha rilasciato ampia intervista (a Franca Leosini). Vediamone le sintesi, i significati e cosa non quadra.

Le dichiarazioni di Rudy Guede

Il 21 novembre 2007 dopo la sua cattura ha dichiarato di essere andato in bagno perché aveva mal di pancia, che qualcuno era entrato in casa suonando il campanello, che quando lui uscì dal bagno venne affrontato da un uomo armato di coltello (a lui sconosciuto) il quale lo apostrofò “Negro trovato, colpevole trovato”, che la colluttazione durò circa cinque minuti e che, ad aggressore fuggito, lui entrò nella stanza di Meredith e la vide ferita e insanguinata, con la gola tagliata, che tentò di soccorrere la ragazza e poi fuggì in preda al panico.

N.B. La contraddizione non è sanabile da Guede in alcun modo: essendo stato di fronte all’uomo in situazione di ostilità reciproca e di pericolo doveva per forza di cose osservarne gli occhi e il volto (difatti ne ha descritto i capelli addirittura e ne ricorda la frase “accusatoria razzista”: “Negro trovato colpevole trovato”). Invece Guede dichiarò di non conoscere l’uomo col coltello…nonostante quel 21 novembre conosceva di già le fattezze di Raffaele Sollecito che aveva visto in TV, sui giornali e sul web. Se fosse stato Sollecito lo avrebbe descritto. Allora, come tenterà Guede di sanare la contraddizione con la Leosini? Riducendo i  minuti  di colluttazione con l’ignoto a un solo momento e dicendo di averlo visto solo alle spalle.

Il 7 dicembre 2007 ha dichiarato al Gip che all’interno della casa aveva fatto petting con Meredith, che si erano toccati reciprocamente sulle e nelle parti intime, che aveva toccato il seno e il reggiseno sotto la maglia, che non avevano consumato l’atto sessuale perché lui era privo di preservativi, che subito dopo era andato in bagno, che non aveva visto in viso l’aggressore, che questi era maschio, più basso di lui, con capelli castani e con una giacca marca Napapjiri, che aveva sentito i passi di più persone che esternamente si allontanavano.

N.B. Guede, abilmente, tenta di spiegare la presenza del suo DNA di cellule di sfaldamento all’interno della vagina della vittima come “effetto del petting”, ma non tiene conto che le evidenze medico legali fanno concludere che lei non era consenziente e non disponibile. Ulteriore contraddizione è il non riconoscimento dell’uomo in quanto non osservato, anche se specifica la marca marca Napapjiri della giacca (!?). Inoltre, tenta di annullare lo scenario del tentato stupro e del litigio in seguito ad aggressione sessuale respinta dalla vittima, producendo l’alternativa “Meredith è stata trattata, composta e messa in posa dopo la mia fuga; la scena è stata alterata con intento di messinscena dopo la mia fuga oppure sono arrivati i ladri (!?)”.

Il 26 marzo 2008 per la prima volta ha dichiarato di avere sentito la voce di una donna che poteva essere quella di Amanda Knox che diceva in inglese a Meredith “Cosa succede?” oppure “Qual è il problema?”,  che dal bagno udì parlare le due donne, che dopo alcuni minuti sentì un grido fortissimo, al che lui uscì dal bagno e vide l’uomo armato di coltello. Nel corso di questo interrogatorio (il terzo), Guede non parla più di una colluttazione di cinque minuti, bensì di una colluttazione velocissima.  Precisa che dalla finestra della stanza della Romanelli intravide all’inizio del vialetto una donna che gli sembra essere Amanda Knox, che la stanza di Meredith era in ordine e  che questa era vestita.

N.B. Guede avendo la conoscenza delle accuse contro la Knox e Sollecito ed avendo anche le sue idee in merito, si adatta abilmente ai sospetti degli inquirenti e, contrariamente alle versioni precedenti, si ricorda (!)? della presenza della donna e del colloquio fra vittima e carnefice. Ha anche la furbizia di ridurre il contatto visivo e situazione con l’uomo armato del coltello. Sempre con astuzia prende distanza dal contesto del delitto a sfondo sessuale dicendo di avere lasciato la vittima vestita e la scena del crimine ordinata e intatta.

Il 15 maggio 2008 fornisce alcune precisazioni sul proprio abbigliamento.

Le dodici contraddizioni di Rudy Guede sono evidenti: il diavolo insegna a fre le pentole, non i coperchi!

Il 21 gennaio 2016 nell’intervista alla Leosini dichiara di avere fatto petting con Meredith e di averle infilato durante i preliminari il dito nella vagina (tanto che la Leosini sorridendo parla di “dito birichino”), di non avere realizzato l’atto sessuale perché erano entrambi sprovvisti di preservativo, di essere andato in bagno perché aveva mal di pancia e che mentre stava seduto sulla tazza ha sentito il campanello suonare e la voce di Amanda Knox. Che dopo una decina di minuti (calcolati dal tempo occorso per ascoltare due brani e mezzo) ha sentito un urlo lacerante e talmente forte da superare la barriera acustica della musica e delle cuffie, di essersi alzato lasciando la tazza del bagno sporca e di avere intravvisto solo per un momento l’aggressore maschile che descrive (!?) ma non riconosce (nemmeno in Sollecito). Dopodiché presta alcuni soccorsi a Meredith così lasciando altre tracce di sé sulla scena e poi fugge. Dichiara di essere sicuro al 101% che la ragazza vista fosse proprio Amanda Knox.

Ecco le dodici contraddizioni insanabili di Guede:

  1. Amanda Knox non avrebbe suonato il campanello perché aveva la chiave di casa.
  2. Per mesi Guede non ha parlato di Amanda, lo ha fatto solo dopo avere avuta la consapevolezza che gli inquirenti la sospettavano.
  3. Il suo adattamento sulla Knox è evidente: dalla certezza zero sale lentamente al 101%.
  4. Per forza di cose e per le leggi della natura deve avere notato e memorizzato il volto e le fattezze dell’uomo armato di coltello.
  5. Si contraddice descrivendo la scena di incontro e di contrasto con l’aggressore: da 5 minuti scende a 1 momento: l’adattamento delle sue versioni ai suoi interessi processuali è evidente.
  6. Ha tentato astutamente di adattarsi alle evidenze criminalistiche e della scena del crimine:
  1. quando ha capito che all’interno della vagina c’erano le sue cellule ha parlato del petting, però non sapeva che il medico legale ha evidenziato che la ragazza non era consenziente perché non autolubrificata naturalmente e rilassata;
  2. il fatto che la ragazza non fosse disponibile e pronta al coito e che le sue cosce e la vagina presentassero varie tumefazioni dimostrano che la versione di Guede sulla reciprocità e spontaneità del petting è falsa, quindi, che il contesto di omicidio a sfondo sessuale è molto forte;
  3. poiché le sue tracce sulla scena sono compatibili con azione omicidiaria ha mutato la c.d. “strategia determinatoria e formativa” delle sue tracce e di sangue sulla scena del crimine: quelle contestuali all’aggressione omicidiaria le ha fatte divenire “tentativi di soccorso”; in realtà le tracce sono di azione aggressiva.
  4. Ha tentato invano di annullare lo scenario del tentato stupro e del litigio in seguito ad aggressione sessuale respinta dalla vittima, producendo l’illogica alternativa “Meredith è stata trattata, composta e messa in posa dopo la mia fuga; la scena è stata alterata con intento di messinscena dopo la mia fuga”.
  1. Su Meredith non vi sono tracce che lei lo abbia toccato con intenti amorosi.
  2. Se avesse avuto un appuntamento amoroso con Meredith ci sarebbe andato munito di preservativo, così come se la stessa lo avesse atteso per questo, avrebbe potuto/dovuto procurasene uno anche lei.

Conclusioni

Di fatto Guede si è astutamente e subdolamente insinuato nel varco “Le due persone ignote esistono e io le ho viste, l’uomo non so chi sia perché mi è passato vicino solo per un momento e non ne ho notato le caratteristiche, la donna è sicuramente Amanda Knox”. In tal modo ha pensato di potere dividere processualmente e storicamente le posizioni della Knox e di Sollecito, mandando addirittura messagi silenti a entrambi del tipo “Amanda, io ti ho riconosciuta ed accusata” e “Raffaele, tu statti fuori (per ora) anche se non ti ho escluso completamente”. Ed è proprio per questa strategia sballata che i due legali storici lo hanno abbandonato. Strategia che non lo porterà a nulla, se non ad avere altri problemi giudiziari.

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  • Carmelo Lavorino, criminologo e autore dell'articolo pubblicato da Blitz in questa pagina
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