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Amore e fedeltà

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Codice Donna
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ROMA – Giorni fa è apparso sul quotidiano la Repubblica un bell’articolo di Massimo Recalcati “sull’arte erotica (e inaspettata ) della fedeltà”: un richiamo ad un esercizio puro dell’amore, sia esso rivolto ad un’opera d’arte o ad una persona; una critica al concetto di fedeltà così come considerata dal nostro legislatore “una forma arcaica del legame amoroso, al punto da volerla sopprimere negli articoli del codice civile che normano le unioni civili e quelle matrimoniali.”

L’autore esalta il comportamento fedele, il concetto della fedeltà, vista come “poesia ed ebbrezza, come forza che solleva, come incentivazione, potenziamento e non diminuzione del desiderio”. La nostra cultura vede la fedeltà come “una camicia di forza”. Parole belle, ma anche molto poetiche,  quindi astratte e purtroppo lontane dalla nostra vita quotidiana e dalla nostra cultura.

Il concetto di fedeltà, a mio avviso, è strettamente collegato a quello dell’amore e del rispetto, nel senso che un sentimento profondo di vero amore porta con sé inevitabilmente anche il desiderio di fedeltà. Come ho già avuto modo di dire in altre occasioni, la capacità di affrontare e vivere un legame stabile e duraturo non è solo una dote innata, ma fa anche parte di un nostro bagaglio culturale, è un modo di porsi nei confronti dell’altro che ci dovrebbe essere insegnato, sin da bambini.

Non credo che si nasca con la capacità di saper amare, anzi leghiamo a tale sentimento una serie di emozioni che con l’amore nulla hanno a che fare, basti pensare alla gelosia, al pos, all’egoismo, e, ahimè, alla violenza domestica, che purtroppo ancora oggi rende vittima una donna ogni due giorni.

Il pensiero di Massimo Recalcati va calato nella realtà quotidiana della famiglia media italiana – oberata da problemi materiali, difficoltà a gestire il ruolo genitoriale, la scuola, l’educazione, le amicizie dei figli – che spesso non ha le risorse sufficienti né materiali, né culturali. Ed ecco che il quotidiano prende il sopravvento portando con sé l’abitudine, la routine delle giornate che oscura inevitabilmente quella che l’Autore individua come concetto alto della fedeltà, che io non intenderei tanto come concetto della fedeltà in sé per sé, quanto come concetto dell’amore, che se ben interpretato e vissuto si porta dietro anche quello della fedeltà, nel senso aulico del termine così come espresso nel bell’articolo.

Riesce difficile coniugare le parole alte usate da Recalcati con il modello tipo di famiglia italiana, limitata, quanto ai contenuti delle relazioni, dalla mancanza di una cultura dell’amore, di un’educazione sull’amore, e dai problemi di un quotidiano che oggi riesce difficile da gestire e da affrontare, un quotidiano che sommerge, senza uno Stato sociale che sostiene.

La diffcoltà del nucleo nasce anche dal disagio che i singoli coniugi, i singoli genitori o i singoli partner portano con sé, come individui. Se non si è in equilibrio, se non si è “sani”, difficilmente si può contribuire positivamente alla crescita e alla realizzazione di giusti legami familiari.  Quindi tante famiglie ricorrono alla separazione legale, litigano sull’affidamento dei figli, sulla loro educazione, la crisi familiare diventa la norma.

Si ricorre alla terapia di coppia, che purtroppo non sempre risponde alla finalità che si vuole perseguire e così il giusto senso dell’amore e del rispetto cedono il passo a sentenze di separazione e di divorzio, che regolano giuridicamente i rapporti tra coniugi, tra genitori e tra genitori e figli. Le belle riflessioni di Massimo Recalcati dovrebbero essere il punto di arrivo di una cultura e di un’educazione sull’amore, solo così la fedeltà riacquisterà il suo giusto peso. avv. Simona Napolitani


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