Blitz quotidiano
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Tbilisi fra Cristo e Maometto, odia i russi ma senza i loro turisti…

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Tbilisi, Ge0rgia, una città a cavallo tra l’ortodossia cristiana più pura e l’influenza del potente vicino islamico, quella Turchia che nei secoli ha egemonizzato tutta l’area caucasica.
1.500.000 le persone che vivono in una deliziosa conca situata tra le montagne del Caucaso ed attraversata dal fiume Mtkvari, sulle cui sponde scorre la vita cittadina.
Un centro storico, la Old Tbilisi, ben conservato che testimonia un passato architettonicamente vivace ed influenzato nel corso del tempo dalla cultura ottomana, ebrea, curda, europea…
Una parte moderna che è invece il risultato di sperimentazioni spesso ardite e più o meno riuscite, tutte cose che in varia misura hanno interessato i paesi che si sono distaccati dall’URSS in una ansia di cambiamento che non sempre ha dato i frutti sperati.
La capitale si offre elegante in Agmanshebeli street e ampia nei Viali di Sa Rustaveli, dedicati al poeta nazionale.
Una volte giunti sulla collina di Narikala – ove è situata la antica fortezza che sovrasta il cuore della vecchia Tbilisi – si scorge la piazza Maiden, posta proprio di fronte il colle di Melkheti.
È da li che la città mostra l’incanto di una civiltà millenaria.
Porta di accesso al Caucaso, la Ge ha un piede in Europa ed uno in Asia.
Nonostante il Paese abbia dato i natali a Josip Stalin, restano poche le tracce del passato sovietico.
La Ge aderì controvoglia alla Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) succeduta alla dissoluzione dell’impero ed alla disdetta del Patto di Varsavia.
I rapporti con la nuova Russia sono sempre stati tesi, per poi aggravarsi con la crisi bellica generata dal tentativo di secessione dell’Ossezia e dell’Abkazia meridionale, culminata nel 2008 con un conflitto armato.
I Russi infatti favorirono decisamente i tentativi di insurrezione degli indipendentisti e tuttora, seppure in funzione peace-keeping, continuano ed essere presenti nelle regioni insorte e mai normalizzate.
I rapporti tra i due Paesi sembravano almeno essere più chiari dopo la “rivoluzione delle rose” del 2003, con la quale i movimenti nazionalisti intesero ristabilire la piena sovranità del Paese, liberandosi del Presidente Shevardnadze, già potente ministro degli esteri dell’URSS all’epoca della perestrojka, che aveva vinto le elezioni in maniera non proprio cristallina.
La NATO e la UE apprezzarono il cambiamento ed a George Bush, che si recò in Ge0rgia – primo capo di stato americano ad averlo fatto – è ancora dedicato il viale che dall’aeroporto arriva fin dentro la città.
Tutto questo è indicativo del sentimento anti-russo che alberga nell’animo del popolo Geno, anche se oggi in verità non sembrerebbe.
La Ge è infatti letteralmente invasa dal turismo russo.
Si fugge dalla glaciale Russia desiderosi di un clima più mite, della offerta di cure termali, di buona cucina e soprattutto di ottimi vini di cui i russi – e non solo loro – sono grandi estimatori.
Quasi che, attraverso abbondanti libagioni, possa finalmente realizzarsi la distensione tra il gigante Russo e la piccola Ge0rgia.